Una relazione che trasforma

 

Io do loro la vita eterna (Gv 10,28)

 

Pochi versetti, quelli che ci riserva il Vangelo di questa domenica. A campeggiare è l’immagine del “buon Pastore”.

Essa serve a far emergere ciò che risulta decisivo nella vita di un cristiano. Ce lo fanno rilevare quei tre verbi che delineano una relazione profonda che interviene tra Gesù e i discepoli.

È lui, Gesù, a prendere l’iniziativa, lui che rivolge a ogni pecora la sua voce. Gesù non si limita a trasmettere degli insegnamenti: egli ci fa intendere la sua voce. Anche questa, però, potrebbe venire sommersa dal frastuono che ci circonda, da tanti altri segnali e da tante altre voci che rischiano di coprirla. “Ascoltare” non è dunque un’operazione automatica.
Implica attenzione, desiderio, attesa. Richiede l’atteggiamento di chi è disposto ad accogliere la voce che lo raggiunge.

È proprio a questo punto che fa capolino il verbo “conoscere”: il buon Pastore che ha chiamato con la sua voce, ora fa nascere un rapporto profondo tra lui e ognuno di noi. Non è chiamata in causa solo la ragione, ma tutto l’essere: mente e cuore, volontà e corpo.

Entriamo così nel campo dell’amore, un amore smisurato, contrassegnato da un dono straordinario: “io do loro la vita eterna”. Non un’esistenza qualsiasi, ma una pienezza che sgorga dalla partecipazione alla vita stessa di Dio. Quando accade questo incontro, la persona viene radicalmente trasformata nel profondo. Prove, difficoltà, addirittura persecuzioni non mancheranno, ma il discepolo ha la certezza che nulla e nessuno riuscirà a “strapparlo” dalla mano del Padre.

Poteva esserci un Vangelo più bello di questo per parlare della “vocazione”?

Si prova cosa vuol dire essere “conosciuti” nel profondo, cioè amati e accolti, nonostante le proprie debolezze. Perché il requisito per seguire Gesù non è una particolare competenza o alcune risorse che si possiedono, ma la disponibilità a lasciarsi amare e a rispondere all’amore con l’amore. Con la semplicità di chi si affida a Colui che ha aperto la strada e sa che in qualsiasi frangente può contare sempre sul suo amore e sulla sua misericordia.


Habemus Papam

Il nuovo Papa, che ha assunto il nome Leone XIV, è il cardinale Robert Francis Prevost, 69 anni, originario di Chicago, eletto l’8 maggio al quarto scrutinio del conclave,  diventando il 267º successore di Pietro e il primo Papa nato negli Stati Uniti .

 

Nato il 14 settembre 1955 a Chicago da una famiglia di origini francesi, italiane e spagnole, Robert Prevost è cresciuto in un ambiente multiculturale. Dopo aver conseguito una laurea in matematica e una in filosofia alla Villanova University, ha intrapreso la vita religiosa nell’Ordine di Sant’Agostino, prendendo i voti nel 1981 e venendo ordinato sacerdote nel 1982.
Nel 1982 ha anche conseguito il Master of Divinity presso la Catholic Theological Union di Chicago.
In Italia, presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, ha studiato diritto canonico ottenendo il dottorato magna cum laude.

La sua vocazione missionaria lo ha portato in Perù, dove ha servito come parroco, docente e amministratore in diverse comunità, affrontando anche periodi di instabilità politica e sociale . Nel 2015 è stato nominato vescovo di Chiclayo, incarico che ha ricoperto fino al 2023.

La stima di Papa Francesco nei confronti di Prevost è stata evidente: nel 2023 lo ha chiamato a Roma per guidare il Dicastero per i Vescovi e la Pontificia Commissione per l’America Latina, affidandogli ruoli chiave nella selezione dell’episcopato mondiale. Nello stesso anno, è stato creato cardinale.

Nonostante non fosse tra i favoriti, Prevost è emerso come candidato di consenso grazie alla sua esperienza pastorale, alla discrezione e alla capacità di mediazione. Durante il conclave, ha ottenuto un ampio sostegno, culminato nella sua elezione al quarto scrutinio.

Il significato del nome “Leone”
Lo spiega il Papa stesso, nell’incontro del 10 maggio con i Cardinali:
Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro.

Nel suo primo discorso dalla Loggia delle Benedizioni, Papa Leone XIV ha invocato la pace e la riconciliazione, sottolineando l’importanza di una Chiesa che ascolta e accoglie. Ha espresso gratitudine per l’eredità di Papa Francesco e ha promesso di proseguire nel cammino di rinnovamento spirituale e pastorale.


 

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