In evidenza: 14 Dicembre 2025
Messaggio del Vescovo per l’Avvento 2025
Camminare non stanca
Passi verso la speranza per non rassegnarsi
Camminare non stanca
Si comprende allora l’espressione del Salmo 84: “Cresce lungo il cammino il suo vigore”. Sembrerebbe vero il contrario, perché procedere a piedi con lo zaino in spalla, sotto il sole o la pioggia, implica un notevole dispendio di energie e, quindi, non può che fiaccare.
Evidentemente il salmista ha presente un’energia e una stanchezza diverse, che hanno solo parzialmente a che fare con la fisiologia; riguardano infatti la sfera della motivazione, che è capace di attivare ogni genere di risorse e di contribuire al raggiungimento di risultati a volte sorprendenti, oltre ogni aspettativa.
La motivazione non diminuisce all’atto del partire, né decresce con il progredire del cammino; anzi, quanto più ci si avvicina alla meta, tanto più le energie interiori si attivano per conseguire lo scopo. Leggendo i diari dei pellegrini di ieri e di oggi scopriamo che più si va avanti, più il camminare diventa leggero, mentre ci si conforma progressivamente, in tutti gli aspetti della propria esistenza, alle esigenze dell’andare. Tant’è vero che, dopo la conclusione del percorso, qualcuno vive una sorta di crisi, tornando a casa, nel dover abbandonare uno stile di vita talmente unificato e “orientato”.
San Giovanni della Croce rileva che, quando c’è una forte motivazione (l’amore) che muove al cammino, la stanchezza scompare, per la persona e per chi procede con lui, sovrastata dall’energia interiore connessa alla ricerca operosa di cose buone, vere e belle.
Cos’è che stanca?
La stanchezza veramente pericolosa non riguarda il fisico, ma lo spirito. Si tratta di una paralisi interiore che sottrae le energie e toglie la gioia di vivere. Per dirla con una metafora piuttosto attuale, è una sorta di pandemia, che si trasmette da persona a persona, da comunità a comunità, e che può contagiare chiunque.
Si manifesta con i sintomi del disincanto, della passività, dell’amarezza, della mormorazione, dell’individualismo, del cinismo… Si alimenta di quella “globalizzazione dell’impotenza” di cui ha parlato Papa Leone in un suo recente videomessaggio: «La globalizzazione dell’indifferenza, che Papa Francesco denunciò proprio a partire da Lampedusa, sembra oggi essersi mutata in una globalizzazione dell’impotenza». Siccome i problemi sono tanto più grandi di noi, appare inutile qualsiasi tentativo di risolverli. Si traduce nella decisione di occuparsi convintamente solo della propria decorosa sopravvivenza e della felicità personale, unico obiettivo che valga la pena perseguire e rispetto al quale sia possibile ottenere esiti che ripaghino dell’impegno profuso. Chi è contagiato da questo genere di stanchezza rimane immobile, inchiodato ai propri alibi e determinato a non muovere nemmeno un passo verso quei bei desideri e ideali che in fondo condivide, ma ai quali considera follia dedicare tempo e risorse.
Questa stanchezza interiore, che può cogliere anche nel corso del cammino, non consente alla speranza di dare forma all’esistenza. Si vive da di-sperati, aspirando a una vita tranquilla e agiata, ma drammaticamente rassegnata, e per questo priva di entusiasmo e di autentica gioia. Papa Francesco parlava di divanear – starsene sdraiati sul divano – e di balconear – assistere da spettatori a ciò che accade attorno a noi.
Avviarsi, per vivere la speranza
Mettersi in cammino, dunque, è l’unica possibilità che ci è data per essere uomini e donne di speranza: muovere passi, anche piccoli, ma antitetici alla rassegnazione, apre il cuore e la vita al rinnovamento, lo fa entrare concretamente nella quotidianità e – se anche non ottiene subito risultati – produce cambiamenti significativi e a volte sorprendenti.
Una società più giusta, ordinata e pacifica è senz’altro un obiettivo lontano, ma le persone e le comunità che si impegnano in tale direzione, anche con gesti apparentemente insignificanti, generano rinnovamento al proprio interno e attorno a sé. Hanno abbandonato le vecchie logiche dell’egoismo e dell’indifferenza, e ne è scaturita una realtà nuova, piccolo segno e concreto anticipo del mondo nuovo che si desidera. Insieme alla fatica del cambiamento, sperimentano la gioia di una trasformazione che riempie di amore le relazioni.
Una Chiesa più sinodale e più missionaria non è facile da realizzare, ma chi ci sta provando vede sorgere esperienze nuove, in cui si rende presente la gioia del Vangelo e chi è lontano si sente attirato da ciò che vede accadere. Si è dovuto decidere di lasciare qualcosa e di cambiare qualcos’altro, magari con fatica e qualche discussione, ma progressivamente si constata che ne valeva la pena. Bisogna però smettere di lamentarsi, brontolare, criticare… senza entrare nelle logiche faticose e rischiose del cambiamento; è invece necessario darsi da fare per intuire le giuste direzioni e decidere di intraprendere fiduciosamente i primi passi. Energia e gioia cresceranno senz’altro lungo il cammino.
(Terza parte – continua)
Puoi scaricare QUI la lettera completa.

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