In evidenza: 28 Dicembre 2025

 

Messaggio del Vescovo per l’Avvento 2025

Camminare non stanca

Passi verso la speranza per non rassegnarsi

(Ultima parte)

 

Quattro verbi per camminare

La Parola delle quattro domeniche del tempo di Avvento ci consegna quattro verbi che ci aiutano a capire come metterci in movimento verso la speranza, indicando altrettanti atteggiamenti.

1. Vegliare, senza lasciarsi distrarre

L’esortazione di Gesù alla vigilanza prende di mira la clamorosa “distrazione” dei contemporanei di Noè: tutti assorbiti dal proprio tran tran, non si rendono conto di ciò che sta per accadere. Anche a noi capita di trovarci in una cronica condizione di distrazione: presi dalle incombenze e dalle abitudini, diamo tutto per scontato e non ci facciamo più domande, convinti che le cose debbano andare per forza in un certo modo. Del resto siamo incoraggiati a rimanere alla superficie, ad essere cioè superficiali, perché ci vengono propinati a dosi massicce anestetici per la ragione e per la coscienza; basti pensare che il valore del settore entertainment è calcolato in 50 miliardi di Euro all’anno per l’Italia e in 3.500 miliardi di Dollari a livello globale: un massiccio sforzo diretto a evitare che la gente – soprattutto i giovani – abbia tempo e voglia di pensare.
Il primo dei passi che l’Avvento ci propone è quello di “uscire dal tunnel del divertimento” e della distrazione, per assumere un atteggiamento di vigilanza: informarsi, chiedersi il perché delle cose che accadono, interessarsi e parlare delle problematiche che riguardano la vita della propria comunità, del Paese o del mondo… Il rinnovamento non può fare a meno della consapevolezza, poiché se non ci rende conto di ciò che accade, non si può nemmeno desiderare di cambiarlo.
Certo, fasi domande e cercare risposte è più impegnativo che accontentarsi di “quello che passa il convento”; vegliare è più faticoso che riposare beatamente.

2. Prepararsi, ascoltando la Parola che fa verità

Giovanni Battista impegna tutto se stesso nel preparare la strada al Messia che sta per venire e invita tutti a fare altrettanto, mediante delle parole e con uno stile di vita che esortano alla conversione: bisogna cambiare modo di pensare e di agire per accogliere colui che viene “in Spirito Santo e fuoco”. Solo le persone sinceramente disposte al cambiamento potranno ascoltare Gesù, mentre gli altri – quelli tenacemente attaccati alle proprie idee e preoccupati soprattutto di difendere le proprie posizioni – lo rifiuteranno fino a metterlo in croce.
Il secondo passo che l’Avvento ci invita a fare è quello di aprirci al cambiamento, preparando il terreno alla novità del Vangelo e della persona di Gesù: ciò richiede il coraggio di riconoscere le proprie idee sbagliate, i propri vizi e le proprie false sicurezze, insieme al desiderio di accogliere la vita nuova che Dio ci offre in Cristo. Questa disponibilità alla conversione è necessaria per intraprendere il cammino di rinnovamento. L’ascolto della Parola è indispensabile per compiere tali operazioni, poiché attraverso di esso si può riconoscere la propria condizione e intuire le prospettive inedite che ci mette dinanzi il Signore.

3. Testimoniare, riconoscendo i segni della novità di Dio

Giovanni Battista – imprigionato da Erode – viene riconosciuto da Gesù come “più che un profeta”, “il più grande dei nati di donna” poiché egli è un coraggioso testimone della verità. D’altra parte, egli è a sua volta invitato a riconoscere i segni operati da Gesù, come conferma della identità messianica.
Anche per noi si pone la questione di scorgere i segni della novità di Dio già presenti intorno a noi. Spesso, infatti, lo scoraggiamento e la rassegnazione si fanno strada per la percezione dell’inesorabile prevalere del male: ci raggiungono continue notizie e immagini di guerra, di violenza, di malaffare, di maleducazione… Eppure il mondo è pieno di persone e di comunità che operano il bene, che si preoccupano degli altri, che cercano di essere buone e giuste; le loro storie però non vengono raccontate, perché non fanno notizia.
Il terzo dei passi che questo Avvento ci propone è quello di andare a cercare fatti e volti di speranza, convinti che ce ne siano tanti e che in essi il “Figlio dell’uomo” si renda presente e agisca. Non li troveremo certamente nelle chiacchiere da bar, nei social o nei mezzi di informazione scandalistici; cerchiamoli invece nei media ecclesiali, nella memoria degli anziani, nei racconti entusiasmanti dei giovani che hanno fatto qualche bella esperienza, nelle vite dei “santi della porta accanto”.

4. Fidarsi, provando ad attuare il nuovo

Giuseppe di Nazareth, promesso sposo di una ragazza in un oscuro villaggio di Galilea, riceve in sogno un annuncio del tutto inaspettato e sorprendente: accogliere come proprio figlio il Messia, generato in Maria dallo Spirito Santo. Aveva evidentemente altri progetti, ma si apre alla volontà del Signore e decide di mettersi a disposizione del disegno di Dio, accettando il rischio di acconsentire a una chiamata dai contorni incerti.
L’ultimo passo che l’Avvento suggerisce è quello di decidere di fidarsi di Dio, anche quando ciò che ci sta dinanzi dovesse apparire una “missione impossibile”. Il Vangelo è denso di questo genere risposte, cariche di speranza al pari dell’obbedienza di Giuseppe: il “sì” di Maria, la sequela dei dodici, la confidenza dei bambini, la fiducia dei peccatori, l’invocazione dei malati, la preghiera del buon ladrone… tutti costoro mettono in gioco la propria esistenza legandola a quella di Gesù. Senza fiducia non c’è rinnovamento, perché cambiare significa lasciarsi indietro qualcosa di certo per andare verso una meta che non si possiede, ma si spera. Chi si fida ci prova: supera le esitazioni e si lancia ad attuare gli ideali e le promesse che il Signore gli pone innanzi. Comincia a farlo, vincendo l’inerzia e muovendo i primi, decisivi passi.

+ Paolo Giulietti

(Ultima parte)

Puoi scaricare QUI la lettera completa.


 


 

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