In evidenza: 22 Febbraio 2026

Lettera dell’Arcivescovo per la Pasqua 2026

Camminare nella speranza
per non smarrire la strada
e perdersi di coraggio

I Magi, avvertiti in sogno di non tornare da Erode,
per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
(Mt 2, 12)
Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete!”
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo.
(Is 35, 3-4. 8. 10)

Sperare è vedere che questo mondo diventa il mondo di Dio:
il mondo in cui Dio, gli esseri umani e tutte le creature
passeggiano di nuovo insieme,
nella città-giardino, la Gerusalemme nuova.
(Leone XIV, Udienza, 20 dicembre 2025)


Caro fratello, cara sorella,

è appena terminato il Giubileo dedicato alla speranza. Spesso dopo un evento bello e importante sorge una domanda: come continuare? Questo vale anche per l’Anno Santo che ci è stato donato, come ricorda Papa Leone: “Pellegrini di speranza”, non è uno slogan che tra un mese passerà! È un programma di vita: “pellegrini di speranza” vuol dire gente che cammina e che attende, non però con le mani in mano, ma partecipando (Leone XIV, Udienza, 6 dicembre 2025).
È bello continuare ad essere, insieme, pellegrini di speranza! La fedeltà di Dio ci stupirà ancora. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora. (Leone XIV, Omelia, 6 gennaio 2026).

Pensare al cammino

L’espressione “mind your step” – che si trova a volte nei luoghi in cui c’è qualche problema a transitare – invita a prestare attenzione a dove si mettono i piedi, per evitare di cadere (o di sbagliare strada, aggiungo). Chiunque si metta in cammino, infatti, deve fare i conti con la presenza di ostacoli e bivi: superficialità e distrazioni non sono ammesse, soprattutto se non ci si accontenta di vagabondare senza meta, ma si vuole seguire una precisa direzione. Camminare nella speranza dopo il Giubileo, in particolare, non è scontato e richiede attenzione. Esiste infatti il rischio di ritornare al tran-tran della vita quotidiana precedente all’evento, rendendolo così una bella “parentesi”, fonte di ricordi piacevoli, ma di fatto irrilevante nel concreto dell’esistenza personale e comunitaria. Se vogliamo accogliere l’invito di Papa Leone a continuare il pellegrinaggio della speranza, abbiamo bisogno di trovare un percorso che lo renda praticabile. L’itinerario pasquale, centro del nostro Anno liturgico, è l’occasione propizia per compiere questa operazione, che ha un duplice volto, quello della conversione e quello dell’entusiasmo: una “conversione pasquale”, caratterizzata cioè non solo dalla decisione di cambiare, ma anche dalla gioia e dall’entusiasmo nel farlo.

Il ritorno dei Magi

Ci viene in soccorso la vicenda dei Magi, narrata nel Vangelo di Matteo, che è stato proclamato proprio nella celebrazione di chiusura dell’Anno Santo. Essi, al termine del loro lungo viaggio con la guida della stella, vivono la grandissima gioia dell’incontro con il Re dei re; poi però, dopo averlo adorato e avergli presentato i doni estratti dai loro scrigni, giunge per loro il tempo di tornare a casa. L’evangelista sintetizza questo passaggio con poche parole, che rivelano una dinamica molto interessante per la domanda che ci siamo posti: come continuare il cammino? È evidente, infatti, come accade alle tante persone che vivono l’incontro con Gesù nei racconti evangelici, che la loro vita non potrà essere più la stessa, perché quell’avvenimento trasformerà per sempre la loro esistenza. La letteratura apocrifa e leggendaria ha tentato di colmare il vuoto lasciato dal racconto di Matteo: una tradizione narra che divennero vescovi in Persia e furono sepolti insieme in una grande tomba (da cui l’imperatrice Elena avrebbe fatto trasportare le loro reliquie a Costantinopoli); altri racconti li vedono seguire San Tommaso in India, predicando il Vangelo e subendo il martirio; una leggenda più tarda li colloca addirittura in Giappone, dove avrebbero concluso i loro giorni come missionari. Noi ci fermiamo al racconto di Matteo, cogliendo tre elementi di rilievo per la questione da cui siamo partiti:
– c’è un avvertimento che giunge in sogno;
– si decide di non passare da Erode;
– si torna a casa per una strada diversa da quella percorsa all’andata.
Questi passaggi delineano il percorso di “conversione pasquale” dei Magi, nato dall’incontro gioioso con Cristo, “apparso nel mondo come luce che splende nelle tenebre” (MR p. 458). A tale itinerario anche noi vogliamo ispirarci, per proseguire il pellegrinaggio di speranza del Giubileo.
(1° parte – continua)

 

 


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