In evidenza: 1 Marzo 2026
Lettera dell’Arcivescovo per la Pasqua 2026

Camminare nella speranza
per non smarrire la strada
e perdersi di coraggio
I Magi, avvertiti in sogno di non tornare da Erode,
per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
(Mt 2, 12)
Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete!”
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo.
(Is 35, 3-4. 8. 10)
Sperare è vedere che questo mondo diventa il mondo di Dio:
il mondo in cui Dio, gli esseri umani e tutte le creature
passeggiano di nuovo insieme,
nella città-giardino, la Gerusalemme nuova.
(Leone XIV, Udienza, 20 dicembre 2025)
La guida interiore dei sogni
Il viaggio di andata dei Magi si era avvalso della guida luminosa di una stella, apparsa nel lontano oriente e decifrata nel suo significato grazie alla loro competenza astrologica. Nell’ultimo tratto di strada, c’era stato bisogno di rivolgersi a Erode per essere condotti dalle antiche profezie bibliche alla cittadina di Betlemme. Ora tutto questo finisce, per lasciare il posto a una voce che parla nell’intimo; quella stessa che, secondo Matteo, guida costantemente Giuseppe a fare le scelte giuste per la sicurezza di Gesù e di Maria. È la voce di un sogno, mandato da Dio. Lasciarsi condurre dai sogni potrebbe sembrare avventato o infantile, soprattutto se paragonato alle procedure decisionali che vengono comunemente adottate nei più diversi campi della vita economica, politica e sociale: a contare sono i fatti, i numeri, le previsioni statistiche… Tutte cose assai razionali e assai diverse dai sogni. Le persone realistiche e disincantate diffidano dei sognatori e disprezzano gli idealisti, ritenendoli inutili o pericolosi. Nella lunga storia dell’umanità e della Chiesa, tuttavia, sono stati proprio gli idealisti e i sognatori a produrre spesso i progressi più significativi in molti ambiti dell’esistenza personale e collettiva: i santi, gli inventori, i rivoluzionari, gli esploratori… hanno accolto e coltivato qualche ideale, apparso a molti come un’utopia o una follia, ma che, una volta realizzato, ha trasformato la realtà. Il sogno ha certamente bisogno, per tradursi in azione, di ragionamenti, progetti e calcoli; questi, però, non basterebbero da soli a generare processi significativi o di cambiamento: servono idealismo e passione; serve un orizzonte di speranza, senza il quale il rischio e la fatica del nuovo potrebbero apparire ingiustificati o assurdi.
Non rinunciamo ai grandi sogni. Non accontentiamoci del dovuto. Il Signore non vuole che restringiamo gli orizzonti, non ci vuole parcheggiati ai lati della vita, ma in corsa verso traguardi alti, con gioia e con audacia. Non siamo fatti per sognare le vacanze o il fine settimana, ma per realizzare i sogni di Dio in questo mondo. Egli ci ha reso capaci di sognare per abbracciare la bellezza della vita (Francesco, Omelia, 22 novembre 2020).
Viviamo in una società e una Chiesa che non sono privi di risorse; eppure si avvertono una sfiducia, una stanchezza e una rassegnazione per certi versi sorprendenti. Infatti in altre epoche della nostra storia, assai più critiche e misere, abbiamo conosciuto ben altro entusiasmo e ben altra intraprendenza, capaci di generare importanti cambiamenti. Camminare nella speranza, quindi, implica anche per noi recuperare la dimensione del sogno, abbandonando un realismo che non ci fa cogliere le sconfinate possibilità di bene che sono a portata di mano: il regno di Dio è vicino! (Mc 1, 15).
Il grande sogno della Chiesa
Il Concilio Vaticano II rappresenta il grande sogno della Chiesa di oggi, capace all’epoca di raccogliere e portare a sintesi i fermenti di rinnovamento dei movimenti biblici, liturgici, teologici e pastorali che animavano da decenni il popolo di Dio. Un progetto che è ancora da portare a compimento, per varie ragioni.
Il Concilio […] arrivato al popolo, è stato quello dei media, non quello dei Padri. E mentre il Concilio dei Padri si realizzava all’interno della fede […], il Concilio dei giornalisti non si è realizzato, naturalmente, all’interno della fede, ma all’interno delle categorie dei media di oggi […]: per i media, il Concilio era una lotta politica, una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa. […] Sappiamo come questo Concilio dei media fosse accessibile a tutti. Quindi, questo era quello dominante, più efficiente, e ha creato tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata… e il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale. Ma la forza reale del Concilio era presente e, man mano, si realizza sempre più e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma, vero rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come questo Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale. Ed è nostro compito […] lavorare perché il vero Concilio, con la forza dello Spirito Santo, si realizzi, e sia realmente rinnovata la Chiesa. (Benedetto XVI, Discorso al clero di Roma, 14 febbraio 2013).
(2ª parte – continua)


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