Chi crede in me, anche se muore, vivrà

Giotto – Resurrezione di Lazzaro
(Gv 11,1-45)
Non è facile predicare ai funerali, coloro che vivono il lutto avrebbero bisogno di un annuncio sobrio, ma solido, dell’autentica speranza cristiana. Non siamo abituati a riflettere sulla morte. Essa si impone con la sua presenza, con la sua capacità terribile di interrompere una relazione d’amore o di amicizia, di mostrarci in modo talvolta brutale tutta la nostra fragilità.
Il racconto evangelico di oggi ci pone con chiarezza davanti al mistero della morte e ci aiuta a decifrarlo. Lazzaro, richiamato in vita dopo quattro giorni, diventa per ognuno un “segno”: la sua storia incrina il potere della morte e apre una prospettiva nuova.
È possibile evitare la morte? No. Questo non vuol dire, però, che la morte rappresenti la fine di tutto, che sia essa a pronunciare l’ultima parola sulla nostra esistenza. Il dolore e la sofferenza che essa provoca sono innegabili. Gesù non si vergogna di manifestare esplicitamente i suoi sentimenti, anche se non hanno nulla da spartire con la disperazione. Si commuove profondamente, scoppia in pianto, ma non cede ad alcuna espressione scomposta.
E proprio davanti alla tomba di Lazzaro emerge la sua forza profonda, decisa a contrastare la morte. La ravvisiamo nei tre imperativi che attirano la nostra attenzione.
Il primo è rivolto ad alcuni dei presenti: “Togliete la pietra!” Se questa costituiva il simbolo di una separazione totale dal mondo dei vivi, essa deve essere tolta. Deve apparire a tutti che il Signore solleva ogni pietra che sigilla un’esistenza dentro un sepolcro.
Il secondo imperativo è rivolto al morto, che viene chiamato per nome: “Lazzaro, vieni fuori!” Ma come fa un morto, con le sue forze, a uscire dalla tomba? Ed ecco perché il comando è preceduto da un rendimento di grazie, rivolto al Padre: è solo da lui, il Signore della vita, che può venire la possibilità di sconfiggere la morte.
Il terzo imperativo è rivolto di nuovo ai presenti: “Liberatelo e lasciatelo andare”. E’un invito rivolto a tutti i discepoli a non “trattenere” qualcuno che ci ha lasciato, aggrappandosi ai ricordi e alle tante tracce seminate un po’ dovunque.
Se la nostra esistenza trova in Dio il suo compimento, bisogna lasciare che ognuno raggiunga, anche con il nostro consenso, il traguardo dell’eternità.
(Roberto Laurita)
Orario SS. Messe:
- Giorni feriali ore 18.30
- Sabato e vigilia delle feste ore 19
- Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium
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Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica
In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco 347 8804368

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