In evidenza: 22 Marzo 2026

Lettera dell’Arcivescovo per la Pasqua 2026

Camminare nella speranza
per non smarrire la strada
e perdersi di coraggio


L’inganno di una velocità senza meta

I mezzi a nostra disposizione, in ogni campo dell’esistenza, sono sempre più efficienti e veloci: l’informazione, i trasporti, le comunicazioni, la produzione… conoscono ritmi impensabili solo qualche anno fa. Questo ci dà l’illusione di avere in pugno la vita, di essere all’altezza delle sfide dell’esistenza. Se però manca un fine, una meta che dia senso al frenetico movimento di ogni cosa, essere più veloci fa assomigliare le persone a schegge impazzite, piuttosto che a viaggiatori ben attrezzati. L’incessante evoluzione degli strumenti si accompagna troppo spesso allo smarrimento della direzione; non appena ci si ferma (Covid docet), molte cose rivelano la propria inconsistenza e cresce il senso di vuoto, l’impressione di correre – sì – ma verso un baratro.

L’inganno di una libertà senza responsabilità

Le tecnologie e il benessere hanno aumentato le possibilità di scelta di ciascuno, instillando la convinzione che la libertà individuale debba conoscere sempre meno limitazioni. Evitare impegni, scelte cogenti, responsabilità, legami… appare necessario per preservare la propria libertà dagli inevitabili condizionamenti che essi comportano. Anche le regole, in ogni ambito del vivere comune, vengono percepite con sempre maggiore insofferenza. Tuttavia una libertà che non si spende in decisioni serie, rimane sterile: non produce nulla, non cambia nulla, non costruisce nulla. Preserva solo se stessa, lasciando apparentemente intatte le proprie potenzialità. Ma il tempo passa e le occasioni di bene e di vita perdute non tornano più.

L’inganno del guadagno senza fatica

Il fatturato del gioco legale nel nostro Paese ha superato i 157 miliardi di Euro all’anno (cf. CGIL, Libro nero dell’azzardo), di cui oltre 90 legati al gioco on-line. Il fenomeno è più rilevante nelle zone povere, evidentemente connesso ad aspettative di riscatto economico che si rivelano illusorie: a guadagnare sempre e comunque, infatti, è il “banco”. Il fenomeno macroscopico del gioco è rivelativo di una mentalità orientata al guadagno facile, senza troppo impegno e fatica. Progressivamente, il lavoro perde valore, come accade all’economia reale rispetto alla finanza.
La filosofia del “tutto-e-subito”, chiude il cuore alla speranza, che esige e fonda l’impegno, per sostituirla con la fortuna, che deresponsabilizza e, alla fine, lascia con un pugno di mosche in mano.

L’inganno di un potere senza regole

“Mentre l’uomo tanto largamente estende la sua potenza, non sempre riesce però a porla a suo servizio. […] Mai il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze, possibilità e potenza economica; e tuttavia una grande parte degli abitanti del globo è ancora tormentata dalla fame e dalla miseria” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 4). Ritenere che l’efficacia degli strumenti sia sufficiente ad assicurare la bontà dei risultati è un’illusione contraddetta da molteplici fatti, come l’aumento delle disuguaglianze e lo scatenarsi delle guerre. In assenza di regole morali e di finalità positive, si finisce col ricercare il proprio interesse, molto spesso a scapito di quello altrui. “Il relativismo, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio io” (Benedetto XVI, Discorso alla Diocesi di Roma, 6 giugno 2005).

L’inganno dell’eterna giovinezza

Senza arrivare al livello del milionario americano Bryan Johnson, che investe circa due milioni di dollari all’anno per contrastare il proprio invecchia-mento e tentare di vincere la morte, in tutto il mondo si spendono cifre sempre più ingenti in farmaci e trattamenti anti-age di ogni genere. Il progressivo aumento della vita media e i progressi della medicina sembrano annunciare la sconfitta della sofferenza e della morte. Così, quando tali eventi accadono – perché non può essere altrimenti – si cerca in qualche modo di esorcizzarli, di rimuoverli dalla vista e dalla coscienza, invece di lasciarli illuminare dalla speranza pasquale. Però, nel profondo del cuore, lo smarrimento che ne deriva dà luogo a paure e ansie che offuscano la gioia di vivere. Anche tra gli adolescenti e i giovani l’assenza di risposte dinanzi alle grandi domande poste dalla limitatezza dell’esistenza, lungi dal produr-re spensierata allegrezza, dà luogo a un diffuso pessimismo (cf. IARD, Adolescenti followers, 2026).

(5ª parte – continua)

 

 


0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *