4 Settembre 2022 – Amare di più

 

Gesù voltandosi vede molti che lo seguono: è necessario chiarire bene che cosa comporti andare con lui: non facili entusiasmi, ma adesioni maturate, libere e consapevoli.
Quindi propone tre scelte radicali da fare.

La prima: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”.
Parole che possono sembrare dure, eccessive, quasi un invito a rinunciare ai propri sentimenti. In realtà la proposta di Gesù non è amare meno, ma amare di più, mettere Lui al primo posto in modo che anche le atre relazioni siano illuminate dal Suo amore. Gesù chiede un nuovo modo di vivere le relazioni umane: la felicità di questa vita sta tutta nel dare e nel ricevere amore. Gesù non ruba amore, non sottrae affetti ma aggiunge un ‘di più’ che ci fa intuire quanto grande deve essere il cuore e l’amore di ogni discepolo.
Gesù ci dà la garanzia che se stiamo con Lui i nostri affetti e il nostro amore saranno custoditi più vivi, più luminosi e per sempre.

La seconda: “Chi non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”. La croce per noi è la metafora delle difficoltà di ogni giorno, dei problemi, della malattia, delle prove e della inevitabile sofferenza. Della fatica del vivere.
Invece, nel Vangelo, la croce è la sintesi della storia di Gesù. La croce è amare senza misura. La croce è un amore che non si arrende. Che si spende fino alla fine, che è per sempre. Gesù ci ricorda: “Ama altrimenti non vivi. Soffri altrimenti non ami”.

La terza: “Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. La rinuncia che Gesù chiede non è un sacrificio ma un atto di libertà. Ci chiede di liberarci dall’ansia dell’accumulare, dalla illusione di credere che avere è necessario per essere.

Tutti dobbiamo fare un esame di coscienza su quali sono le nostre ricchezze che ci impediscono di avvicinare Gesù nella strada della vita. Si tratta di ricchezze che derivano dalla nostra cultura. La prima ricchezza è il benessere. La cultura del benessere che ci fa poco coraggiosi, ci fa pigri, ci fa anche egoisti. A volte il benessere ci anestetizza, perché in fin dei conti stiamo bene nel benessere. Anche di fronte alla scelta di avere un figlio, ci si lascia spesso condizionare dal benessere. (Il Papa ha immaginato un dialogo tra una coppia di sposi): «No, no, più di un figlio, no! Perché non possiamo fare le vacanze, non possiamo andare qua, non possiamo comprare la casa; no! Va bene seguire il Signore, ma fino a un certo punto…. È questo che fa il benessere! Ma questo ci getta giù, ci spoglia di quel coraggio forte per andare vicino a Gesù. Eppure questa è la prima ricchezza della nostra cultura d’oggi. La cultura del benessere. (Papa Francesco).

Un amore del genere non è frutto di profonde meditazioni, né di continui atti di volontà. È un dono, una grazia che Dio ci dà per poterlo amare con un amore assoluto e incondizionato, che diventa eterno dopo la morte. Quando rispondiamo con tutto il nostro essere a Dio che si dà a noi, potremo amare le persone e le cose come Dio le ama, ma prima dobbiamo fare questo passo: spogliarci radicalmente di noi stessi.

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