In evidenza: 12 Aprile 2026
Gruppo del cucito
Il gruppo del cucito dell’associazione La Finestra ringrazia tutti i collaboratori e tutte le persone che hanno apprezzato i lavori eseguiti dal gruppo.
Durante l’ultima vendita è stata ricavata la somma di 590 €.
Il gruppo del cucito si ritrova il mercoledì dalle 16 alle 18 nei locali dell’oratorio. Chi è interessato è il benvenuto.
Ringraziamenti
In memoria di Franco Belcari offerti 205 euro per i nuovi alberi dell’Oratorio.
La Caritas ringrazia per le offerte ricevute in memoria di Ermete Gazzotti, 50 euro, e da amiche e clienti di una parrucchiera, 180 euro, in occasione della S. Pasqua.
In evidenza: 29 Marzo 2026
SANTO TRIDUO PASQUALE
Messa nella Cena del Signore
Giovedì 2 aprile alle ore 18.30
Con questa Messa, che celebra l’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio, nell’ultima Cena, ha inizio il Triduo Pasquale. La Celebrazione inizia con l’accoglienza degli Olii Santi consacrati dal Vescovo nella Messa Crismale, e la Parola di Dio che si proclama in questo giorno, ci aiuta a verificare “come” si celebra l’Eucarestia, alla luce del comando di Gesù “Così fate anche voi: lavatevi i piedi l’uno l’altro”. E’ per questo che durante la celebrazione si svolge il rito della Lavanda dei piedi.
Dalle ore 21 alle 24: Preghiera davanti all’altare della Reposizione
Venerdì nella Passione del Signore – 3 aprile
- Preghiera comunitaria delle lodi alle ore 8.30
- Alle ore 15 Preghiera dell’Ora Media in ricordo dell’ora della morte di Gesù
- Azione Liturgica della Passione del Signore alle ore 18.30
In questo giorno non c’è la Celebrazione dell’Eucaristia.
Questa antichissima tradizione non è nata per dare l’idea del vuoto, ma per farci assaporare la pienezza del sacrificio unico di Cristo. Nota essenziale di questo giorno è l’austerità. L’azione liturgica inizia con il silenzio, e le varie parti in cui si scandisce (Liturgia della Parola, grande preghiera di intercessione, Adorazione e bacio della Croce, Santa Comunione), sono sempre arricchite da questi silenzi contemplativi e meditativi, affinché si possa comprendere e gustare quanto la Parola e i gesti liturgici ci dicono.
N.B. Oggi è astinenza dalla carne e digiuno per donare il frutto delle nostre rinunce ai più bisognosi
Sabato Santo – 4 aprile
- Preghiera comunitaria delle lodi alle ore 8.30
In questo giorno la Chiesa sosta in silenzio presso l’altare della reposizione, meditando la Passione e Morte del Signore astenendosi dal celebrare l’Eucarestia fino alla Veglia, quando l’attesa lascia il posto alla gioia pasquale.
Pasqua di Risurrezione
- Solenne Veglia Pasquale alle ore 22
Con la Veglia Pasquale di sabato 4 aprile, ha inizio il Giorno di Pasqua. La gioia della Resurrezione si protrae per 50 giorni fino a Pentecoste. Per antichissima tradizione, questa è “la notte di veglia in onore del Signore”. Il fuoco, il cero e le candele in mano ai partecipanti, sono i primi simboli che incontriamo in questa notte e che riconducono al calore e alla luce, che sono segni di vita. La Parola proclamata questa notte, ci guida a gustare la storia della salvezza che si è concretizzata in noi nel passaggio attraverso l’acqua del Battesimo. La mensa dell’Eucarestia diventa veramente la gioia di assaporare la festa che il Signore prepara per i suoi servi fedeli e vigilanti. Una gioia incontenibile si diffonde da questa notte in tutta la Chiesa e si comunica da ogni credente a ciascun uomo: Cristo è risorto!
Domenica di Pasqua – 5 aprile
“Questo è il giorno fatto dal Signore, Alleluia”

Giotto – Resurrezione di Cristo
Orario SS. Messe:
– In chiesa: alle 8.30 – 10.30 – 12
– Presso la chiesina del Palazzaccio: alle ore 10
– In Auditorium: alle ore 18
(Al termine di tutte le SS. Messe saranno benedette le uova pasquali)
In evidenza: 22 Marzo 2026
Lettera dell’Arcivescovo per la Pasqua 2026

Camminare nella speranza
per non smarrire la strada
e perdersi di coraggio
L’inganno di una velocità senza meta
I mezzi a nostra disposizione, in ogni campo dell’esistenza, sono sempre più efficienti e veloci: l’informazione, i trasporti, le comunicazioni, la produzione… conoscono ritmi impensabili solo qualche anno fa. Questo ci dà l’illusione di avere in pugno la vita, di essere all’altezza delle sfide dell’esistenza. Se però manca un fine, una meta che dia senso al frenetico movimento di ogni cosa, essere più veloci fa assomigliare le persone a schegge impazzite, piuttosto che a viaggiatori ben attrezzati. L’incessante evoluzione degli strumenti si accompagna troppo spesso allo smarrimento della direzione; non appena ci si ferma (Covid docet), molte cose rivelano la propria inconsistenza e cresce il senso di vuoto, l’impressione di correre – sì – ma verso un baratro.
L’inganno di una libertà senza responsabilità
Le tecnologie e il benessere hanno aumentato le possibilità di scelta di ciascuno, instillando la convinzione che la libertà individuale debba conoscere sempre meno limitazioni. Evitare impegni, scelte cogenti, responsabilità, legami… appare necessario per preservare la propria libertà dagli inevitabili condizionamenti che essi comportano. Anche le regole, in ogni ambito del vivere comune, vengono percepite con sempre maggiore insofferenza. Tuttavia una libertà che non si spende in decisioni serie, rimane sterile: non produce nulla, non cambia nulla, non costruisce nulla. Preserva solo se stessa, lasciando apparentemente intatte le proprie potenzialità. Ma il tempo passa e le occasioni di bene e di vita perdute non tornano più.
L’inganno del guadagno senza fatica
Il fatturato del gioco legale nel nostro Paese ha superato i 157 miliardi di Euro all’anno (cf. CGIL, Libro nero dell’azzardo), di cui oltre 90 legati al gioco on-line. Il fenomeno è più rilevante nelle zone povere, evidentemente connesso ad aspettative di riscatto economico che si rivelano illusorie: a guadagnare sempre e comunque, infatti, è il “banco”. Il fenomeno macroscopico del gioco è rivelativo di una mentalità orientata al guadagno facile, senza troppo impegno e fatica. Progressivamente, il lavoro perde valore, come accade all’economia reale rispetto alla finanza.
La filosofia del “tutto-e-subito”, chiude il cuore alla speranza, che esige e fonda l’impegno, per sostituirla con la fortuna, che deresponsabilizza e, alla fine, lascia con un pugno di mosche in mano.
L’inganno di un potere senza regole
“Mentre l’uomo tanto largamente estende la sua potenza, non sempre riesce però a porla a suo servizio. […] Mai il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze, possibilità e potenza economica; e tuttavia una grande parte degli abitanti del globo è ancora tormentata dalla fame e dalla miseria” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 4). Ritenere che l’efficacia degli strumenti sia sufficiente ad assicurare la bontà dei risultati è un’illusione contraddetta da molteplici fatti, come l’aumento delle disuguaglianze e lo scatenarsi delle guerre. In assenza di regole morali e di finalità positive, si finisce col ricercare il proprio interesse, molto spesso a scapito di quello altrui. “Il relativismo, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio io” (Benedetto XVI, Discorso alla Diocesi di Roma, 6 giugno 2005).
L’inganno dell’eterna giovinezza
Senza arrivare al livello del milionario americano Bryan Johnson, che investe circa due milioni di dollari all’anno per contrastare il proprio invecchia-mento e tentare di vincere la morte, in tutto il mondo si spendono cifre sempre più ingenti in farmaci e trattamenti anti-age di ogni genere. Il progressivo aumento della vita media e i progressi della medicina sembrano annunciare la sconfitta della sofferenza e della morte. Così, quando tali eventi accadono – perché non può essere altrimenti – si cerca in qualche modo di esorcizzarli, di rimuoverli dalla vista e dalla coscienza, invece di lasciarli illuminare dalla speranza pasquale. Però, nel profondo del cuore, lo smarrimento che ne deriva dà luogo a paure e ansie che offuscano la gioia di vivere. Anche tra gli adolescenti e i giovani l’assenza di risposte dinanzi alle grandi domande poste dalla limitatezza dell’esistenza, lungi dal produr-re spensierata allegrezza, dà luogo a un diffuso pessimismo (cf. IARD, Adolescenti followers, 2026).
(5ª parte – continua)

In evidenza: 15 Marzo 2026
Lettera dell’Arcivescovo per la Pasqua 2026

Camminare nella speranza
per non smarrire la strada
e perdersi di coraggio
Il discernimento comporta una fatica. […] Noi non ci troviamo davanti, già impacchettata, la vita che dobbiamo vivere. Dobbiamo deciderla continuamente, secondo le realtà che vengono. Dio ci invita a valutare e a scegliere: ci ha creato liberi e vuole che esercitiamo la nostra libertà. […] Il discernimento è faticoso ma indispensabile per vivere. Richiede che io mi conosca, che sappia cosa è bene per me qui e ora. Richiede soprattutto un rapporto filiale con Dio. […] Dio non impone mai il suo volere, perché vuole essere amato e non temuto. Dio ci vuole figli non schiavi: figli liberi. E l’amore si può vivere solo nella libertà. Per imparare a vivere si deve imparare ad amare, e per questo è necessario discernere: cosa posso fare adesso, davanti a questa alternativa? Che sia un segnale di più amore, di più maturità nell’amore. Chiediamo che lo Spirito Santo ci guidi! Invochiamolo ogni giorno, specialmente quando dobbiamo fare delle scelte (Francesco, Catechesi, 31 agosto 2022).
Lo Spirito fa scoprire gli inganni del maligno, quindi siamo chiamati a discernere continuamente se ci sta conducendo lo Spirito oppure il maligno o comunque il nostro interesse. (Leone XIV, Meditazione ai seminaristi in occasione del loro giubileo, 24 giugno 2025).
Resistere alle lusinghe del mondo
“Rinunciate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato?” (MR p. 186), ci verrà chiesto nella Veglia pasquale, al termine del cammino di conversione della Quaresima. Tale domanda individua il discernimento e il rifiuto del male come dimensioni fondamentali del processo di conversione. Ma quali potrebbero essere, oggi, i principali inganni da riconoscere e da evitare? Tra i tanti, riflettiamo su sette di essi.
L’inganno dell’indifferenza
L’indifferenza è una sorta di “anestesia spirituale”, che spegne il desiderio, indebolisce la speranza e rende la fede un’aggiunta opzionale alla vita. Ci si illude che farsi i fatti propri sia il modo più efficace di stare al mondo, senza accorgersi che così facendo si impoveriscono le relazioni, si prepara il ter-reno al conflitto, si instillano diffidenza e paura dell’altro. Pensare di poter essere felici disinteressandosi degli altri è un grande inganno: infatti “la globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti innominati, responsabili senza nome e senza volto” (Francesco, Omelia, Lampedusa, 8 luglio 2013) e ci consegna a quella solitudine che è la grande epidemia della. società di oggi. Ogni forma di comunità, sia civile che ecclesiale, ne risulta svuotata.
L’inganno di una felicità dipendente dalle cose
La riduzione della felicità al possesso e al consumo è una grande illusione, poiché fa pensare che bisogni interiori possano essere soddisfatti da beni materiali. Il circuito produttivo-commerciale ha bisogno di generare continuamente insoddisfazione, per sostenere l’impulso a procurarsi cose e a consumare esperienze. Da una parte, ciò comporta l’investimento di tempo, denaro, energie… per qualcosa di radicalmente insufficiente; dall’altra implica l’esaltazione di chi è produttivo, sano, bello, vincente… a scapito della fragilità, della sofferenza e del limite, che pure appartengono all’esistenza di ciascuno. Dimenticarsi che la vita è sempre e comunque preziosa, chiude la porta alla speranza evangelica e la sostituisce con “speranze” di breve durata e di scarsa consistenza.
(4ª parte – continua)














