25 Febbraio 2024 – La certezza del suo amore


 

Raffaello – Trasfigurazione

 

Apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù (Mc.9,4)

 

Nel percorso che sta conducendo Gesù verso la Passione e la morte, la trasfigurazione rappresenta un momento importante di consolazione e di manifestazione. Consolazione per lui, che è sempre più solo e che nel frangente decisivo sarà abbandonato da tutti. Manifestazione per i discepoli, che sono invitati a riconoscere in lui il Figlio che compie le promesse di DioPadre e realizza il suo progetto di salvezza.

La prova terribile della morte in croce, però, comporterà anche la prova dei discepoli. Si, perché la croce rappresenta un momento di verità che pone fine a qualsiasi equivoco: i sogni di una gloria a poco prezzo, di un successo mondano, naufragheranno sulla collina del Calvario quando proprio lui, il Figlio, verrà inchiodato a una croce e sperimenterà una morte terribile.

Proprio allora, i discepoli dovranno ricordare che quel corpo martoriato lo hanno visto splendere dell’amore di Dio, irraggiare intorno a sé quella luce e quella gioia che hanno in Dio la loro sorgente inesauribile.

C’è per ognuno di noi, da qualche parte, un monte della trasfigurazione. E’ grazie a quello che lì vi avviene che possiamo fronteggiare i momenti oscuri della prova, quando ci pare essere abbandonati da tutti, condannati all’isolamento. In quei frangenti conterà solo la certezza di un amore che non ci abbandona, la fiducia risposta in lui, Gesù, che ce lo ha rivelato.

Ascoltarlo non significa solo accogliere la sua parola, ma viverla, immersi nel suo mistero di morte per partecipare con lui alla risurrezione!


 

La chiesa è chiusa per lavori di ristrutturazione.

Le SS. Messe e tutte le celebrazioni si svolgono presso l’Auditorium (Oratorio Parrocchiale – via Fratelli Cervi)

Orario SS. Messe:
Giorni feriali ore 18.30
Sabato e vigilia delle feste ore 19
Festivo ore 8.30, 10.30, 12, 17


Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, presso l’Auditorium,
Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

18 Febbraio 2024 – Nella tentazione


 

 

Nel deserto rimase 40 giorni, tentato da satana (Marco 1,13)

 

In questa prima domenica di Quaresima siamo messi di fronte a una verità della nostra esistenza cristiana: la tentazione fa parte della nostra vita, una prova continua a cui non è sottratto neppure Gesù.

La tentazione è legata alla debolezza del corpo e dell’anima, dell’intelligenza e della volontà. Quando ci confrontiamo con la sofferenza e il dolore, quando siamo aggrediti dalla malattia, e dallo sfinimento, è lì che siamo chiamati a reagire nella pazienza e nella speranza.
E’ legata a tanti bisogni che ci assalgono: bisogno di approvazione e di consenso, di stima e di riconoscenza, di onori e di appoggi.
Non è facile accettare la solitudine di certe prese di posizione, i rischi che comporta la fedeltà a Dio e all’umanità.

Qual è la risorsa segreta che permette a Gesù di vincere la tentazione, di attraversare vittorioso il tempo della prova? Non la sicurezza riposta in se stesso, ma la fiducia incrollabile nel Padre suo, nel suo amore, nella sua vicinanza. E’ questa Buona notizia, di un Dio che prende a cuore la nostra sorte, il faro che ci accompagna nell’oscurità di ogni tempesta.

 


 

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11 Febbraio 2024 – Lo voglio, sii purificato!


 

 

Lo voglio, sii purificato! (Marco 1,34)

 

Il lebbroso del brano evangelico non era solo un malato: il morbo che l’aveva colpito lo rendeva un impuro, e quindi lo sottraeva al suo villaggio, ma anche ai suoi affetti, al suo lavoro, e lo condannava a vivere in luoghi isolati.
Che cosa fa, dunque, Gesù? La compassione lo spinge a compiere dei gesti proibiti dalla legge ebraica: “tese la mano, lo toccò”. Ma perché questo contatto così rischioso? Perché incorrere nel pericolo del contagio? Per un motivo molto semplice: Gesù vuole entrare in relazione con questa creatura, vuole dimostrargli l’amore e la tenerezza di Dio verso di lui. Si può manifestare l’amore a “distanza di sicurezza? No, ecco perché Gesù lo tocca.

E’ attraverso questa “relazione” che gli viene tolta l’impurità e viene restituito a una nuova possibilità di “relazioni”.
Per Dio non esistono barriere di sorta: ecco perché Gesù fa crollare tutti i muri che separano, tutte le divisioni provocate dalla paura, dall’egoismo, dal pregiudizio, dalla cattiveria.

L’opera di Gesù consiste proprio nello smantellare tante barriere, affrontando disarmato qualsiasi situazione, qualsiasi dolore, qualsiasi fragilità. “Toccati” dal suo amore noi veniamo guariti e diventiamo capaci di nuovi rapporti dettati dalla fiducia, dall’ospitalità e dalla collaborazione.”Toccati” dalla sua misericordia non siamo più “impuri” e non avvertiamo il bisogno di difenderci da alcun “impuro”.

Disarmati, siamo resi capaci di andare incontro a ognuno e di riconoscere in lui non ciò che lo rende “diverso” da noi, ma ciò che lo rende “simile” a noi, il fatto di essere “figlio di Dio” e di avere il nostro stesso Padre che è nei cieli.

 


 

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4 Febbraio 2024 – Un gesto significativo


 

 

Guarì molti… e scacciò molti demòni (Marco 1,34)

 

Chi ha avuto la grazia di compiere un pellegrinaggio in Terra Santa e si è recato a Cafarnao ha potuto verificare , direi quasi toccare, il racconto di Marco: “Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea…” Pochi luoghi della Palestina riservano, come questo, la sorpresa di imbattersi negli edifici che sono stati testimoni degli avvenimenti narrati e riportati alla luce dagli scavi archeologici.
Potremo domandarci: perché riservare tanta importanza alle guarigioni del brano odierno? Perché ritrovare più volte, come in un ritornello, espressioni che evocano la liberazione dalle malattie e la lotta di Gesù contro i demoni? Perché in esse noi scopriamo chi è Gesù e che cosa ci offre, i tratti del suo amore.

“Egli si avvicinò”. Gesù vuole farsi “prossimo” di ognuno di noi, per raggiungere coloro che soffrono: Non si è accontentato di offrirci dei messaggi. Ha scelto la via più scomoda, ma anche la più concreta: farsi uomo, diventare uno di noi per poter “avvicinarsi” a noi, entrando dentro questa nostra storia. “prendendola per mano”.
Il testo ci mette davanti a un gesto pieno di forza perché Gesù letteralmente “afferra” quella mano. Un contatto che manifesta il suo potere e il suo amore, la lotta contro il male, qualsiasi male che deturpa e asservisce la nostra esistenza, ma anche la tenerezza, la compassione che Gesù prova per quelli che soffrono.

“La fece balzare”. Dalla posizione distesa su un giaciglio, simbolo della debolezza, della mancanza di forze, a quella di chi gode di energia e può affrontare con sicurezza le difficoltà e le incombenze quotidiane.

Come non vedere proprio in questo l’obiettivo della missione di Gesù? Donare a ognuno di noi la possibilità di vivere in modo nuovo e di metterci – proprio come la suocera di Pietro – al servizio degli altri.



 

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28 Gennaio 2024 – Una parabola autorevole


 

 

Taci! Esci da lui! (Marco 1,25)

 

Valanghe di parole si rovesciano su di noi ogni giorno sotto forme diverse: parole sotto forma di scrittura, parole accompagnate da immagini o da musiche…
Il loro peso specifico, però, si fa sempre più evanescente. Sono parole “leggere”, che scivolano via…parole di cui non rimane traccia e che volutamente domandano di essere dimenticate, perché presto sostituite da altre, dello stesso genere… Sono parole “interessate”, dettate da un vantaggio concreto che si propongono… Sono parole generate dai diversi conflitti che sorgono in mezzo a noi; parole gridate, parole che vorrebbero catturare l’attenzione, attirare consensi…

Diventa difficile districarsi in questa selva di parole. Ci rimane sempre l’amaro in bocca, perché spesso ci si accorge di essere stati ingannati, sfruttati, presi in giro.

Il Vangelo di oggi ci mette fortunatamente davanti a una Parola di calibro ben diverso: è la Parola di Gesù, una Parola autorevole, di cui si avverte il peso, l’efficacia, la forza. Non viene pronunciata solo per esprimere delle idee, per fornire dei commenti, per mostrare un’abilità. Non è la parola dei dotti, la parola astuta dei furbi.
E’ piuttosto, una Parola che va dritta alla persona: raggiunge l’intelligenza, scalda il cuore, ne cambia la vita. Ed è questo che la rende autentica, vera. Porta con sé un vigore, una energia, un dinamismo, capace di trasformare la realtà. Chi l’ascolta se ne accorge subito, coglie la differenza che la distingue e ne resta ammirato perché si accorge di trovarsi davanti a qualcosa di grande, di potente, che riesce a sbaragliare anche le forze del male.

E’ una Parola generata dall’amore: un amore smisurato, disinteressato, limpido. E’ proprio questo che costituisce la sua diversità: reca con sé l’amore di Dio, un amore che, se accolto, guarisce, trasfigura, fa vivere in modo nuovo.

E’ una Parola colma di luce: rischiara l’esistenza, ma senza abbagliare, indica la strada, ma senza costringere; illumina anche gli anfratti del cuore, ma senza ferire.

E’ una Parola creatrice: sottrae a tutto ciò che distrugge gli uomini, a quello che si oppone a Dio, a quanto intacca la possibilità di crescere e di raggiungere una pienezza.

Noi discepoli di Gesù non possiamo fare a meno di questa Parola: essa è il nostro cibo, la nostra risorsa, la sorgente di una saggezza sconosciuta.

 


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21 Gennaio 2024 – Convertitevi


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Venite dietro di me (Marco 1,17)

 

I gesti di Gesù entusiasmano: e come non farlo di fronte alla guarigione e alla misericordia che trasformano un’esistenza e la strappano al potere della malattia e del peccato? E tuttavia Gesù non sembra lanciare un appello per avere popolarità a buon mercato o per trovare spettatori convinti. No, quello che chiede è decisamente di più esige una conversione, un cambiamento profondo del cuore che non lascia le cose come erano prima.

Convertirsi significa volgersi, cuore e mente, verso di lui. Senza rimpianti e senza lamentele.
Disposti a perdere qualsiasi cosa pur di seguirlo. Perché c’è un aspetto doloroso, da non minimizzare: per andargli dietro è necessario sbarazzarsi dei bagagli ingombranti.
Solo se siamo liberi e leggeri possiamo metterci per i suoi sentieri. Il tutto equivale a una vera e propria scommessa. Ne vale veramente la pena? Certo! Perché quello che si riceve è decisamente al di là di ogni immaginazione: non è più questione di pesci, di barche, di reti, ma si tratta di salvare uomini e donne, di sottrarli al potere del male, per far loro gustare una vita nuova.

Questo accade, tuttavia, solo se si è disposti a lasciarsi alle spalle ogni appiglio. Altrimenti ci si condanna da soli ad una esistenza che non assapora né il nuovo né il vecchio. Ed è proprio questo che accade, per lo più, a quanti si accontentano di un cristianesimo “di cornice”, in cui sembra ci sia tutto (almeno dal punto di vista anagrafico) ma manca l’essenziale.
Manca la disponibilità a seguire Gesù, a mettersi per strade nuove e imprevedibili. Non è di tutti i giorni offrire salvezza, trasformare la vita delle persone.
Perché Gesù, è vero, mantiene sempre le sue promesse, anche se non assicura una vita tranquilla, priva di fatiche e di prove.

Nessuno può pretendere di avere beni da lui offerti, se non è pronto a prendere sul serio le sue parole.
“Convertitevi!” è l’appello vibrante a compiere il primo passo, decisivo, verso di lui; a credergli sul serio, tanto da mettere la nostra esistenza nelle sue mani.

14 Gennaio 2024 – Maestro, dove dimori?


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Ecco l’agnello di Dio! (Gv 1,36)

 

Il racconto di oggi non è solo la storia dell’incontro avvenuto tra Gesù e i primi discepoli. Il modo in cui l’evangelista Giovanni ce lo presenta fa chiaramente intendere che in quella esperienza ogni cristiano è invitato a ritrovarsi. E dunque si va ben oltre Andrea, l’altro discepolo, e il fratello di Andrea, Simone.
Si raggiunge l’itinerario della fede di ogni uomo e di ogni donna che si è messo a seguire Gesù.

Tutto comincia con la parola di Giovanni Battista, un’indicazione semplice e netta, estremamente chiara, una sorta di “dito puntato” su Gesù, per rivelarne l’identità: “Ecco l’agnello di Dio!”. Sì, anche all’inizio della nostra storia di credenti c’è un dito puntato, c’è qualcuno che ha assunto lo stesso ruolo del Battista e ci ha indicato in Gesù l’inviato di Dio. I nostri genitori, un prete, una suora, una catechista, un educatore che ha avuto un posto importante nella nostra vita.

Questo, però, non poteva bastare. I due, infatti, hanno dovuto mettersi in movimento, decidere di seguire Gesù, di andargli dietro. E dietro questo “camminare” c’è una realtà che sta alla base di ogni esperienza di fede. Credere comporta uno stacco, una direzione, un dinamismo: non si può restare lì dove si è, non si può fare i sedentari. Quella parola che ci ha raggiunto ci “mobilita”, ci induce a lasciarci condurre dal desiderio.

E’ l’atteggiamento di chi cerca, di chi non si può accontentare di quello che ha e di quello che è. Una decisione che non passa inosservata: Gesù se ne accorge e ai due pone una domanda: “che cosa cercate?”.
Che cosa vi muove? Perché mi seguite? La risposta non è precisa, è dettata non dal bisogno di cercare delle verità, ma di incontrare in modo autentico l’inviato di Dio.
Ed è per questo che i due affermano: “Dove dimori?”. Il loro non è un approccio alle idee, ma una adesione globale: alla persona e al suo progetto.
La risposta non può che essere sulla stessa lunghezza d’onda: “Venite e vedrete”. State con me, prendete tutto il tempo necessario per conoscermi, per entrare nel mistero.
E’ singolare che Gesù non manifesti la sua identità, non faccia proclamazioni, ma inviti a “stare con lui”.
Singolare pedagogia, che troppe volte la nostra catechesi, frettolosa e dogmatica, ha dimenticato.
Perché l’incontro avvenga ci vuole del tempo. L’importante non è “capire”, “comprendere”, ma “partecipare”, “stare insieme”.
Perché qui non si tratta di apprendere una lezione ma di incontrare colui che cambia il nostro nome perché cambia la nostra vita.

7 Gennaio 2024 – La missione comincia


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Vide squarciarsi i cieli e lo Spirito scendere verso di lui (Mc 1,10)

 

Gesù ha circa 30 anni e fino a quel momento non ha fatto parlare di sé. La sua è stata una esistenza del tutto normale in un villaggio della Galilea. Nazaret. E’ lì che l’hanno visto crescere e diventare un uomo. Senza sconti, senza passaggi miracolosi, senza far presentire nulla di strano.

Inserito nella vita di povera gente, che ben conosce la fatica di ogni giorno, le incertezze, la fame, le malattie. Partecipe delle vicende di un popolo, asservito dal potere dei romani, ma anche nutrito di Scritture sacre e della speranza che esse accendono nel cuore dei credenti.

Tra i cristiani di oggi, molti si domanderanno: perché ha atteso tanto? Non ci avremmo guadagnato tutti se avesse cominciato prima la sua predicazione, se avesse compiuto un numero maggiore di miracoli, se avesse lasciato il tempo di farsi conoscere meglio? Gesù, però, non è venuto per questo: si è fatto uomo per condividere in tutto e per tutto le nostre vicende.

Lui, Gesù, ha voluto “stare con noi”, conoscere la nostra esistenza, partecipare effettivamente alla nostra esperienza, dal di dentro. Ora è arrivato il momento.
Ed è al fiume Giordano che ha inizio la sua avventura “pubblica”. Proprio lì, dove si è riversato un popolo che è “in attesa”. Proprio lì dove c’è un profeta che è diventato un grido potente lanciato a tutti. Proprio lì dove c’è gente disposta a cambiare vita e lo dimostra attraverso il gesto del battesimo.

Anche Gesù si sottomette a quel rito, anche se in lui non c’è peccato, nulla di cui pentirsi e purificarsi. Ma proprio per quella gente è venuto e vuole condividere anche questo.
Viene così il momento della “manifestazione”. Nella preghiera – in questo come in tanti momenti fondamentali della sua esistenza – Gesù accoglie il dono: è lo Spirito che discende su di lui, è la voce del Padre che lo rincuora.

Ora può partire, ora può cominciare a diffondere la Buona notizia: in fondo questa è la volontà del Padre, è il suo disegno di salvezza.
Ed è per questo che lo Spirito lo conduce con la sua forza e la sua tenerezza.

31 Dicembre 2023 – I primi passi di una famiglia


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Andre Mantegna, Presentazione al tempio

 

Portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore (Lc 2,22)

 

Nel brano evangelico di Luca, sono passati 40 giorni dalla nascita di Gesù, in un alloggio di fortuna, a Betlemme. Giuseppe gli ha dato il nome che Dio aveva scelto per lui: l’ha chiamato Gesù perché attraverso di lui ciascuno potrà ricevere salvezza e grazia.

Ora Maria e Giuseppe con il loro piccolo si recano al tempio di Gerusalemme. Si tratta di un gesto tradizionale, prescritto dalla Legge di Mosè. E tuttavia il rito che compiono fa capire già con quale atteggiamento quest’uomo e questa donna guardano al loro bambino. Non è una loro proprietà, come invece è sancito dal diritto romano. Su di lui essi non hanno un potere assoluto e tantomeno quello di accoglierlo o rifiutarlo. Ogni figlio è un dono di Dio. Un dono da accogliere con gioia e gratitudine, un dono affidato alle cure di un padre e di una madre, un dono di Dio perché solo a lui appartiene la nostra esistenza. Gesù è in modo del tutto particolare un dono: il dono di Dio all’umanità. Non realizzerà i loro sogni e le loro attese, dunque, ma il progetto di Dio. A loro spetta solo il compito di crescerlo e di prepararlo alla vita, non lasciandogli mancare nulla di quelle che è indispensabile.
Quello che accade nel Tempio aiuta Maria e Giuseppe ad andare oltre al rito previsto: lì, nella casa di Dio, il Messia incontra infatti il suo popolo, coloro che l’attendono con tutto il cuore. Lì viene riconosciuto dal vecchio Simeone come un dono per tutti i popoli: la salvezza, la luce offerta ad ogni uomo.

E tuttavia in quell’incontro di gioia non manca una zona oscura, che pur deve essere menzionata.
Questo dono di grazia verrà rifiutato e c’è dunque un percorso drammatico che metterà alla prova Gesù stesso, ma anche quelli che gli vogliono bene. Compiuto il rito la famiglia torna al suo paese, si immerge nel tessuto quotidiano di un villaggio: la missione di Maria e Giuseppe si compie nello scorrere dei giorni mentre Gesù cresce in sapienza e grazia.

In loro, nei loro atteggiamenti e nel loro impegno, nella loro gratitudine e nel loro amore ogni papà e ogni mamma sono invitati a riconoscersi per fare della loro famiglia un frammento di Nazaret, per affrontare con la stessa fiducia le prove e le gioie.


Il Signore sia davanti a te per guidarti
Il Signore sia accano a te per proteggerti nel cammino,
Il Signore sia dietro di te per custodirti nel male,
Il Signore sia dentro di te per consolarti,
Il Signore ti benedica, ti protegga nel suo amore,
Ti sorrida e ti doni la pace.
Con la forza della Sua presenza
tu sia costruttore di una nuova umanità.

AUGURI DI BUON ANNO!

24 Dicembre 2023 – Natale


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Un avvenimento paradossale

 

Sembra proprio che Luca lo faccia apposta. Il Vangelo parte dal cuore dell’impero di Roma, dove Ottaviano che è Cesare (la guida) e Augusto (il divino) esercita la sua autorità.
Nell’iscrizione del 9 d.C. ritrovata a Priene, in Asia Minore, si dice che il giorno della sua nascita, il 23 settembre, “è stato per il mondo l’inizio dei lieti annunci (letteralmente: vangeli) ricevuti grazie a lui”.
Il censimento “di tutta la terra” è, con ogni evidenza, un atto di autorità, una dimostrazione di potere: chi comanda conta i suoi sudditi e lo fa per una ragione concreta, determinare le tasse che potrà raccogliere da quanti si sono sottomessi.
Giuseppe, assieme alla moglie Maria, incinta e ormai prossima al parto, è uno dei tanti obbligati a obbedire al decreto e a dare il suo nome nel paese di origine. Per questo affronta i disagi del viaggio, resi ancor maggiori dal fatto che proprio lì, a Betlemme, Maria dà alla luce il suo primogenito, Gesù, molto probabilmente nella stalla attigua a una casa. Per questo la culla del neonato è una mangiatoia.
E’ possibile immaginare una distanza maggiore tra quella esistente tra i palazzi del potere e il luogo del parto? Eppure, sembra avvertirci l’evangelista Luca, non dobbiamo fermarci alle apparenze. Al momento in cui egli redige il suo Vangelo le cose appaiono già ben diversamente. La famiglia di Ottaviano, la gens Iulia, non è più alla guida dell’impero. E’ finita miseramente e molti dei suoi membri hanno conosciuto una morte tragica.
Stranamente, invece, sta crescendo il numero di coloro che Credono che proprio quel bambino sia il Salvatore, il Cristo, il Signore. E che il vero Vangelo, la Buona novella destinata a tutti sia proprio la sua nascita, avvenuta quel giorno a Betlemme.
A distanza di 2000 anni, l’imperatore è relegato nei libri di storia, mentre Gesù continua a essere considerato da molti colui che, solo, può strappare al potere del male e della morte, l’unico a cui si può affidare la propria vita, per realizzarla in pienezza, per l’eternità.
Natale è tutto qui: è questo paradosso che continua ad attirare l’attenzione delle persone, perché risponde alla loro attese più profonde, alle loro speranze.
Dio che ci visita e condivide la nostra fragilità umana.
Dio che ci viene incontro, ma nella povertà.
Dio che viene a donarci il suo amore: gratuito, disinteressato, senza secondi fini.
Venite avanti: nel suo cuore c’è posto per tutti!

Signore, Dio onnipotente, che ci avvolgi della nuova luce del tuo verbo fatto uomo, fa che risplenda nelle nostre opere il mistero della fede che rifulge nel nostro spirito.

Auguri a tutti di Buon Natale!
Don Paolo e Don Francesco