Una morale decisamente nuova

(Mt 5, 1-37)

Nel vangelo di Matteo il testo che segue la proclamazione delle beatitudini, ci mostra le conseguenze di quel “manifesto”. Viene così alla luce una morale che non aggiunge qualche regola in più a quelle già esistenti, ma orienta a uno spirito radicalmente nuovo. Non è la morale della prescrizione, ma del cuore, e questo inteso alla maniera semita, come il luogo centrale da cui provengono le scelte, le decisioni, gli atteggiamenti, i comportamenti di una persona.

È una zona in cui ci avventuriamo prendendo come sicura bussola la Parola di Gesù. Non è una morale facile, che addirittura abolisce “la Legge o i Profeti”. Quello che viene proposto è decisamente più impegnativo ed esigente. Con queste parole, infatti, siamo condotti a esplorare zone oscure della nostra esperienza umana.

Così Gesù non si limita a proibire l’omicidio, ma attira l’attenzione su tutto ciò che fa morire una persona, anche senza ricorrere alle armi. Basta pensare alla calunnia che ferisce il buon nome di un individuo, alle accuse reiterate che colpiscono là dove uno è più fragile, ai sospetti e ai pregiudizi che tarpano le ali a una convivenza pacifica, alla gelosia che avvelena qualsiasi possibilità di contatto sereno.

Così Gesù non si limita a stigmatizzare l’adulterio, ma accende i fari su tutto ciò che lo precede e in qualche modo lo favorisce.
Tutti i tentativi di seduzione che passano attraverso gli sguardi e i contatti, tutto quello che viene compiuto con lo scopo di preparare e consumare il tradimento. E, a questo proposito, chiede ai discepoli di essere determinati. Non nel condannare gli altri, ma nell’estirpare ogni radice di male che ha attecchito in loro.

Così Gesù non dà per buona la legge che offriva ad un ebreo la possibilità del divorzio, ma considera quest’ultimo un adulterio che contravviene al progetto di Dio.

Anche per quanto riguarda i giuramenti, che spesso chiamano in causa Dio e le realtà più sacre, Gesù esorta i suoi seguaci non solo ad astenersene, ma a renderli inutili. Come? Con un linguaggio franco e schietto, veritiero e privo di pieghe oscure, un linguaggio che, proprio per questo, non ha bisogno di essere avvalorato dal ricorso a formule particolari. Perché la chiarezza del parlare è sinonimo di verità e di autenticità, e la sua mitezza testimonia la bontà che guida il cuore dell’uomo.

(Roberto Laurita)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

Senza ostentazione né timidezza

(Mt 5, 13-16)

Viviamo in un epoca in cui la malattia dell’esibizionismo si diffonde a macchia d’olio. Tutto viene esposto, dato in pasto al pubblico. Anche gli aspetti più intimi e profondi dell’esistenza umana, quelli che dovrebbero essere custoditi con rispetto e senso del pudore. Così la beneficenza, degnamente pubblicizzata, entra a far parte delle strategie di marketing . Fare del bene, sì, ma senza perdere di vista il guadagno che viene da un’immagine buona della propria azienda.

Anche la comunità dei cristiani deve entrare in questa logica per sopravvivere? Deve rilanciare la propria immagine per avere un futuro e per svolgere la sua missione? Il desiderio di efficacia per ottenere risultati maggiori nel minor tempo possibile non ci farà perdere di vista la fecondità del Vangelo?

Il Vangelo di oggi sembra darci un orientamento molto chiaro riguardo alla testimonianza cristiana. Gesù chiede ai discepoli di essere sale della terra e luce del mondo. Non chiede loro di viaggiare compatti per attirare gli sguardi, né di dotarsi della stessa divisa per farsi riconoscere a distanza e fornire un’immagine forte della propria consistenza. Il sale svolge la sua funzione quando accetta di sciogliersi, di scomparire pur di farsi “sentire”. Così dovrebbe essere per i cristiani: dispersi nelle più diverse attività, nei tanti campi della società, ma capaci di far avvertire il “gusto” di Gesù, con il loro stile, con le loro scelte, con i loro gesti.

Gesù domanda ai suoi di essere luce, cioè di non esitare a tracciare strade di libertà, a costo di ferirsi le mani, di pagare un prezzo alto pur di far trionfare la giustizia, di aprire alla speranza, come un servizio mite e fedele al progetto di Dio. Perché vengano riconosciute non le loro capacità, i loro meriti, ma perché piuttosto venga lodato Dio. E’ solo grazie al suo amore che gli uomini e le donne possono costruire spazi di accoglienza, di fraternità, di condivisione e di gloria.

(Roberto Laurita)


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Beati!

(Mt 5, 1-11)

Il Vangelo di oggi ci obbliga a registrare lo stridente contrasto che esiste tra la Parola di Gesù – le Beatitudini – e quello che pensa abitualmente la gente.

La gente dice: “Beati i ricchi, perché si possono permettere tutto e, quando si ammalano, ricorrono alle persone più competenti e alle cure più sofisticate…”

La gente afferma: “Beati quelli che se la godono, perché tutto sembra andar bene: la salute, il successo, le relazioni…”

La gente crede: “Se si vuol riuscire non bisogna essere troppo buoni: chi ha sbagliato deve pagare e non gli si devono fare sconti. Se non si vuole essere imbrogliati bisogna imparare a pensare male…”

La gente pensa: “Quanti si mettono a difendere i deboli, gli sfruttati, gli oppressi, se vengono poi colpiti, fatti fuori, eliminati, in fondo se la sono andata a cercare. E anche per quanto riguarda la fede, non si deve fare i martiri, è meglio adattarsi alla legge del più forte…”

Le Beatitudini – ahimè – mostrano come Gesù non la pensi al modo della “gente”. Egli sottolinea un particolare che non si può ignorare: Dio, il Padre, la pensa come lui e, soprattutto, prende le parti di tutti coloro che, all’apparenza, più che “beati” sembrano “sfortunati”.

Perché Dio non è neutrale: Dio si schiera e non ha dubbi in proposito. Lo ha dimostrato quando ha preso nelle sue mani la sorte di Israele, schiavo in Egitto, liberandolo dai soprusi del faraone e spianandogli la strada verso la libertà.

Ed è questa, in fondo, la ragione delle Beatitudini. Coloro che oggi paiono sfortunati, dei poveri illusi, in realtà sono i veri vincitori. Hanno investito la loro esistenza, le loro risorse, sulla Parola di Gesù e sono sicuri di non essersi sbagliati.

Gli altri, alla fine, si accorgeranno, purtroppo, di aver sbagliato tutto.

(Roberto Laurita)


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Quando Dio agisce

Quando Dio agisce

(Mt 4, 12-23)

Quando Dio agisce le cose cambiano veramente perché egli si limita ad “aggiustare”, a sistemare, ma fa apparire il nuovo, l’inatteso anche dove le condizioni sembrano meno favorevoli.
La Galilea era una regione della Palestina che aveva avuto da sempre una storia disgraziata: luogo di scontri, di battaglie, di spargimenti di sangue, ma anche un luogo di passaggio di eserciti arroganti, pronti alla conquista, e di gente umiliata e vinta, sulla strada della deportazione.
Anche all’epoca di Gesù il passato continuava ad avere il suo peso.
La presenza straniera pagana, continuava ad essere un insulto per coloro che anelavano all’indipendenza, ma anche per tutti quelli che ritenevano che quella terra, Dio l’aveva data a Israele.

Gesù comincia la sua missione proprio dalla Galilea che, tra l’altro, è la sua terra. Abbandona Nazaret e va ad abitare a Cafarnao, piccolo centro sulle rive del lago di Tiberiade, all’incrocio delle strade carovaniere.
E’ lì che ce lo presenta l’evangelista Matteo. E ci tiene a dire subito che la sua presenza e la sua azione proprio in questa regione costituiscono il compimento di una parola profetica: in questo luogo segnato dall’oscurità per la sua storia travagliata, lui, Gesù, è la luce che squarcia le tenebre.

Poi passa a descrivere la sua missione che viene sintetizzata in un annuncio, accompagnato da gesti di guarigione e di liberazione: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.

Dio visita il suo popolo, Dio “ora” è presente e agisce. Prende nelle sue mani la sorte dell’umanità. Offre a ognuno la possibilità di veder cambiata la sua vita. Nulla può fermare il suo amore.
Non c’è situazione difficile, drammatica, considerata senza via d’uscita, che egli non possa risanare, riportando la gioia e la pace. Chiede una sola cosa: che ci si fidi di lui, che la nostra vita sia rivolta decisamente verso di lui, che la sua Parola diventi ul nostro punto di riferimento sicuro.

E’ un messaggio semplice, tutto sommato, ma che domanda un’adesione radicale.
Ed è quello che oggi viene chiesto a ognuno di noi.
Il Vangelo, in effetti, ci mette davanti ad un immagine viva di ciò che significa credere: essere disposti anche a lasciare tutto, pur di seguire Gesù.

(Roberto Laurita)


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Il Battista, un testimone autentico

Il Battista, un testimone autentico

(Giovanni 1,29-34)

Giovanni, il Battista, sa di aver ricevuto una missione a termine: preparare la strada all’Inviato di Dio, al suo Messia. A questo obiettivo ha consacrato tutte le sue energie. Non ha perso tempo a cercare abiti eleganti e comodi o a prepararsi cibi gustosi. Tutto ciò che è effimero e appariscente non ha sfiorato la sua esistenza. La sua voce ha raggiunto tutti quelli che credono alle promesse di Dio e sono disposti a riconoscere ciò che li tiene lontani da Lui.

Se ha avuto un certo successo, questo non gli ha dato senz’altro alla testa, non gli ha fatto perdere di vista l’importanza della sua missione e nel contempo anche i limiti che la caratterizzano. La sua parola forte e chiara non ha fatto sconti a nessuno: ognuno è stato messo davanti alle sue inadempienze e alle sue infedeltà. A tutti ha chiesto di compiere un gesto significativo: far battezzare nell’acqua del fiume Giordano. Per chiedere di essere lavati dalle proprie colpe, per potere accogliere degnamente Colui che sta per arrivare, per avviarsi risolutamente verso una vita nuova.

Il Battista non ha chiesto cose impossibili, atti eroici al di sopra delle proprie forze, ma piuttosto di rientrare nei binari dell’Alleanza con Dio, binari tracciati dai comandamenti.

Ora il Messia, l’Atteso, è arrivato. A Giovanni non resta che riconoscerlo davanti ai presenti perché i loro occhi si volgano verso di Lui, perché il loro cuore prenda la decisione di seguire Gesù. Senza tacere la distanza che separa lui, il profeta, da Gesù. Il fatto di averlo preceduto non gli dà titolo per dichiararsi più grande. E’ stato solo il messaggio che annuncia l’Atteso, colui che prepara la strada a chi è molto più importante di lui. C’è una differenza che riguarda chiaramente la loro azione. Giovanni Battista battezza nell’acqua perché si manifesti il desiderio dell’uomo di incontrare Dio. Gesù battezza “nello Spirito Santo”, cioè trasforma l’esistenza di una persona, la introduce in un mondo nuovo, il regno di Dio. E tutto dipende dalla loro diversa identità.

Giovanni è solo un testimone, ed è intervenuto perché Gesù “fosse manifestato a Israele”. Gesù è l’Agnello di Dio: il giusto che muore per peccatori, il servo fedele che va incontro alla sofferenza e anche alla morte. Su di Lui lo Spirito Santo ha posto la sua dimora: a guidarlo sarà sempre lo Spirito. Egli è il Figlio di Dio: nessuno più di lui conosce Dio e può rivelarne il volto.

(Roberto Laurita)


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La mia vita, racconto di Dio

La mia vita, racconto di Dio

(Mt 3,13-17)

E fu annoverato tra i peccatori (Is 53,12): così si presenta Gesù, nel modo più inatteso, in fila davanti al Battista, con i peccatori. E’ davvero il Dio-con-noi che s’immerge, in me, nel mio limite, nella mia solitudine, nella mia fragilità. Colui che non aveva conosciuto peccato Dio lo trattò da peccato in nostro favore (2 Cor 5,21) e lui potrà portare su di se il mio e il peccato di tutti perché non ha nessun peccato proprio. E’ davvero il Dio-con-noi che va così dentro nell’umanità e così lontano, perché nessuno si senta così peccatore e così lontano da non poter essere raggiunto.

Il brano del Vangelo di Matteo è come una miniatura del Vangelo e ne racconta alcune delle verità più alte. Racconta i simboli della Trinità: una voce, un figlio, una colomba; racconta Gesù: il figlio che si fa fratello, che s’immerge solidale nel fiume dell’umanità; racconta l’uomo: un fratello che diventa figlio.

E parla di me, con quelle parole dal cielo: tu sei il figlio mio, l’amato. Sono io il figlio amato, ognuno è il figlio preferito da Dio, Dio preferisce ciascuno. A ognuno ripete: tu porti tutto il mio amore, tu sei mio figlio. Le stesse parole pronunciate su di noi nel giorno del nostro battesimo, quando fummo immersi in Dio.

Ma io continuo a essere figlio solo se vivo ancora di quella sorgente. Dio è davvero la sorgente delle mie parole, delle mie scelte, dei miei giudizi? Se è così, la mia esistenza diventa racconto di Dio; ogni vicenda si fa cristologica, ogni vita parla di Dio: ognuno è un Cristo incipiente, un figlio incompiuto. E ci prende una nostalgia, o un sogno, o una strana passione, comunque un desiderio caldo di fare qualcosa che assomigli a quel: passò beneficando (At 10,38), di cui parla Pietro. E’ la sintesi ultima, consolante della vicenda di Cristo e di ogni nostra esistenza: esistere per Dio, per guarire la vita, per guarire il male di vivere. Desiderio di fare qualcosa che assomigli a ciò che dice Isaia del servo di Jhwh, un miracolo di parole consolanti: non griderà, non spezzerà, non spegnerà (Is 42,2). La vita fragile non è condannata; l’uomo non è spezzato; è invece il cielo, dice Matteo che si spezza, che si apre.
Dio non castiga la fiamma debole, ma la fa diventare luminosa e forte; non condanna la fragilità, ma l’ipocrisia dei pii e dei potenti. Perché l’uomo non coincide con i suoi peccati né la vita con le sue fratture. Il male non è mai rivelatore dell’uomo. Qualcuno vi si è immerso, l’ha portato via, e ora sento solo l’eco di una voce che mi dice: figlio. L’eco di un cielo che si apre. E nessuno lo richiuderà mai più.

(Ermes Ronchi)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
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Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 


Celebrazione del Battesimo

Le prossime celebrazioni del Battesimo saranno domenica 12 aprile e domenica 14 giugno 2026, durante la Messa delle 10.30.

I genitori che desiderano battezzare il proprio bambino si mettano in contatto con il parroco (Don Paolo: 3473002895)

E il Verbo si fece carne

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi

(Gv 1,1-18)

Oggi, il Vangelo di Giovanni ci viene presentato sotto una forma poetica e sembra offrirci non solamente un’introduzione, ma pure una sintesi di tutti gli elementi presenti in questo libro. Possiede un ritmo che lo rende solenne, con parallelismi, somiglianze e ripetizioni ricercate, mentre le grandi idee segnano, diremmo, una specie di diversi e grandi cerchi.

Il punto culminante dell’esposizione lo si trova precisamente nel centro, con un’affermazione che s’incastra perfettamente in questo tempo di Natale: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).

L’autore ci dice che Dio assunse la condizione umana e stette tra noi. In questi giorni Lo troviamo nel seno di una famiglia: per adesso in Betlemme, e, più avanti, con gli altri, in Egitto, e poi a Nazaret.
Dio ha voluto che Suo Figlio condivida la Sua vita con la nostra e –perciò- che passi attraverso tutte le tappe dell’esistenza: nel seno materno, nella nascita e nella Sua crescita costante (appena nato, bambino, adolescente e, per sempre, Gesù, il Salvatore).

E continua: «abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (ibidem).
Anche nei primi momenti l’hanno cantato gli angeli: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli», «e pace in terra» (cf. Lc 2,14). E, adesso, nel fatto di trovarsi avvolto nei panni dai suoi genitori: nei pannolini preparati dalla Madre, nell’amoroso ingegno del padre – buono ed abile- che Gli ha preparato un posto così accogliente come ha potuto, e nelle manifestazioni di affetto dei pastori che vanno ad adorarlo, e gli fanno moine e Gli portano regali.

Ecco, come questo frammento del Vangelo ci offre la parola di Dio –che è tutta la Sua sapienza–. Di questa ci fa partecipi, ci offre la Vita in Dio, in una crescita senza limiti, ed anche la Luce che ci fa vedere tutte le cose del mondo nel loro giusto valore, dal punto di vista di Dio, con “visione soprannaturale”, con affettuosa riconoscenza verso Chi si è dato a tutti gli uomini e a tutte le donne del mondo, fin da quando apparve su questa terra come un bambino.


Orario SS. Messe:

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Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
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Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
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Preparazione al matrimonio

Sabato 10 gennaio, alle ore 20 (con cena) presso l’Oratorio, inizia il Percorso in preparazione al Sacramento del Matrimonio.

Le coppie interessate si mettano in contatto con il parroco.


Celebrazione del Battesimo

Domenica 11 gennaio 2026 (Festa del battesimo di Gesù) verrà celebrato il Battesimo per tre bambini della nostra comunità.

La celebrazione successiva sarà domenica 12 aprile, durante la Messa delle 10.30.

I genitori che desiderano battezzare il proprio bambino si mettano in contatto con il parroco (Don Paolo: 3473002895)

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Quadro con la Sacra Famiglia della nostra chiesa

Una famiglia senza problemi?

(Mt 2,13-15.19-23)

Per crescere e diventare un uomo, Gesù aveva bisogno di una famiglia.
Oggi la liturgia ce la presenta come un “modello”, ma non perché esente da difficoltà. Al contrario: i momenti drammatici non sono mancati, così come la fatica di comprendere un figlio come Gesù, un figlio straordinario il cui futuro permane nascosto a Maria e a Giuseppe.

Una cosa, tuttavia, risulta chiara: al centro di questa famiglia c’è lui, Gesù. Le scelte dei genitori sono orientate dalla difesa della sua incolumità, dall’intenzione di assicurargli una crescita serena, perché possa svolgere un giorno la sua missione, quella che Dio stesso gli ha affidato.

Ecco perché questa famiglia ci sembra straordinariamente vicina alle angustie e alle paure, ai desideri e ai sogni di tante famiglie di ogni parte del mondo che affrontano rischi e disagi pur di assicurare un futuro diverso ai loro figli. Un avvenire in cui guadagnarsi pane e dignità attraverso il lavoro. Un avvenire sottratto all’incubo della guerra e della persecuzione.

La famiglia di Nazaret affronta le vicissitudini e i problemi lasciandosi guidare dalla parola di Dio. Si tratta di messaggi che raggiungono Giuseppe in sogno e che spesso lo convincono a compiere cambiamenti repentini: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre…”

In questo andare e venire dall’Egitto non c’è solo il dramma della fuga dal pericolo incombente. C’è la storia di un popolo, Israele, che Dio strappa dalle mani del faraone e fa entrare in una Terra promessa. E’ l’esodo che Gesù farà compiere a tutta l’umanità, liberandola dal potere del male per una vita nuova.

Anche le nostre famiglie appartengono a una storia più grande, in cui sono immerse. E non si tratta solamente di storia di uomini, con il suo carico di sudore, di lacrime, di sangue. E’ storia di Dio con gli uomini, perché, facendosi uomo, Gesù ha piantato una volta per tutte la sua tenda in questo mondo. Oggi allora avvertiamo come non sia il caso a condurci. Generare e far venire alla luce, crescere ed educare, preparare all’esistenza e sorreggere nella scelta della propria strada, far sentire sempre la propria simpatia e il proprio incoraggiamento non sono operazioni destinate ad essere dimenticate, ma parte viva e preziosa di questa storia a cui apparteniamo.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

“La famiglia è luogo di santità evangelica, realizzata nelle condizioni più ordinarie…

È luogo del discernimento, dove ci si educa
a riconoscere il disegno di Dio sulla propria vita
e ad abbracciarlo con fiducia.”

(Papa Francesco)

 

 


Orario SS. Messe:

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Preparazione al matrimonio

Sabato 10 gennaio, alle ore 20 (con cena) presso l’Oratorio, inizia il Percorso in preparazione al Sacramento del Matrimonio.

Le coppie interessate si mettano in contatto con il parroco.


Celebrazione del Battesimo

La prossima celebrazione del Battesimo sarà Domenica 11 gennaio 2026 (Festa del battesimo di Gesù).

I genitori che desiderano battezzare il proprio bambino si mettano in contatto con il parroco (Don Paolo: 3473002895)

Quarta domenica di Avvento

Fatti, non parole
(Mt 1,18-24)


“Fatti, non parole” si addice in modo perfetto a Giuseppe, il padre legale di Gesù. Il bambino che è stato generato in Maria “viene dallo Spirito Santo”. Poche parole che non offrono molte spiegazioni, ma invitano ad accogliere l’azione di Dio.
A Giuseppe viene domandato un ruolo attivo dentro questo mistero: onorare il compito di uno sposo e di un padre legale. Così per tutti egli sarà lo sposo di Maria e Gesù “il figlio del falegname”. A Giuseppe competeranno le fatiche e gli oneri di ogni padre ebreo, ma dovrà rinunciare a scegliere lui il nome di quel figlio e anche a decidere per lui un futuro.
Sì, perché il nome e la missione di Gesù competono a Dio. In tutto questo Giuseppe si rivela come l’autentico uomo di fede, che si guarda dal far coincidere la sua volontà con quella di Dio.

Cosa ne sarà di questo piccolo uomo, nato in mezzo al trambusto del censimento, cresciuto con gli altri bambini del villaggio, educato secondo le tradizioni dei padri, all’apparenza simile a tutti gli altri, ma con una missione del tutto straordinaria e decisiva per la storia dell’umanità?
Senza poter conoscere in che modo avrebbe svolto il suo compito… Il ruolo di Giuseppe non è stato facile, ma egli l’ha svolto come solo un uomo di fede sa fare.

E questo è anche il nostro compito, oggi. Viviamo in un’epoca che offre tante somiglianze con quella di Gesù. La volontà e i capricci dei potenti non mancano di mettere in pericolo la vita di tanta povera gente e spesso di costringerla ad esodi drammatici. Le perturbazioni economiche e finanziare destano talvolta apprensione, se non addirittura paura. Qui, in questo tempo e in questo luogo noi siamo chiamati ad essere discepoli del Signore, nella fiducia e nella speranza, contando più sui fatti che sulle parole.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

Non aver paura di cambiare i tuoi piani

quando Dio ti chiede di accogliere un mistero

più grande della tua logica

 

 


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Preparazione al matrimonio

Sabato 10 gennaio, alle ore 20 (con cena) presso l’Oratorio, inizia il Percorso in preparazione al Sacramento del Matrimonio.

Le coppie interessate si mettano in contatto con il parroco.


Celebrazione del Battesimo

La prossima celebrazione del Battesimo sarà Domenica 11 gennaio 2026 (Festa del battesimo di Gesù).

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Terza domenica di Avvento

La gioia di essere salvati
(Mt 11,2-11)


Questa è la domenica della gioia. Ma di quale gioia si parla? La gioia è quella di chi sa accogliere un Dio che ci visita e mantiene le promesse, ma a modo suo.

Così ognuno di noi deve affrontare la fatica di cambiar innanzitutto la sua immagine di Dio.
Il Dio potente e forte, che sbaraglia i nemici, deve lasciare il posto al Dio mite e misericordioso, che offre amore.
Il Dio padrone, che chiede solo di essere obbedito, si presenta come il Dio servo, che accetta di soffrire per amore.

Viene rimessa in discussione la nostra fede, il nostro modo di considerare Dio, il mondo degli altri.
Anche Giovanni il Battista ha dovuto accettare Gesù come il Messia del tutto inedito: non l’uomo forte e deciso, ma mite e misericordioso.

Saremo capaci anche noi, come suggerisce l’apostolo Giacomo nella seconda lettura, di mostrare la pazienza dell’agricoltore che rispetta il ciclo delle stagioni, sicuro che il seme buono produrrà un frutto insperato? Il contrario di questo atteggiamento è la fretta: fretta di veder compiersi le promesse del Signore, mentre ci sono tempi e modi che ignoriamo; fretta di risolvere una volta per tutte il mistero dell’identità di Gesù, mentre egli continua a rivelarsi un po’ alla volta; fretta di separare “buoni” e “cattivi” per fare chiarezza, ma a costo di spegnere il lucignolo fumigante e di spezzare la canna incrinata…

La costanza assume i connotati della perseveranza: il regno di Dio, il mondo nuovo, non cresce attraverso fuochi di paglia o entusiasmi passeggeri. Si tratta di continuare a credere e sperare, nonostante tutto. Anche quando l’arroganza dei potenti di turno sembra smentire il futuro di Dio, anche quando le prove della vita quotidiana rischiano di provocare uno sguardo rassegnato.
La costanza si manifesta attraverso una “carità operosa”, che non sprofonda nelle lamentele inutili. E’ invece feconda di bene, di decisioni che fanno fiorire la compassione, la solidarietà, il servizio, in uno spirito di autentica fraternità verso il prossimo.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

Beato chi lascia che Dio sia Dio,

senza ingabbiarlo nelle proprie aspettative

 

 


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Preparazione al matrimonio

Sabato 10 gennaio, alle ore 20 (con cena) presso l’Oratorio, inizia il Percorso in preparazione al Sacramento del Matrimonio.

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Celebrazione del Battesimo

La prossima celebrazione del Battesimo sarà Domenica 11 gennaio 2026 (Festa del battesimo di Gesù).

I genitori che desiderano battezzare il proprio bambino si mettano in contatto con il parroco (Don Paolo: 3473002895)