22 Maggio 2022 – V Domenica di Pasqua

Lo Spirito Santo che il Padre manderà… Lui vi insegnerà ogni cosa (Gv 14,26)

Nel Vangelo di questa domenica Gesù dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Si, accade proprio questo. Dio “abita” la nostra esistenza in modo stabile e con la Sua presenza conferisce pienezza ad ogni nostro frammento di vita. Non c’è esperienza: di dolore o di gioia, di fallimento o di successo, di condivisione o di isolamento, a cui Egli sia estraneo. La nostra vita, allora, non è più il luogo dove ci gestiamo da soli. Questa presenza cambia tutto.
La nostra storia individuale diventa proprio per questo “un luogo di pace”. Certo, questa pace non deve essere scambiata con la placida tranquillità di chi si sottrae ai conflitti della storia, per salvaguardare la sua incolumità. Tutt’altro! Questa pace resiste anche in mezzo alle lotte e alle persecuzioni, ai contrasti e ai rifiuti. Non una pace costruita sulla fuga dagli impegni pratici e concreti, ma la pace di chi avverte di poter godere in ogni istante della presenza di Dio nella sua vita, perché riconosce l’azione costante e imprevedibile dello Spirito Santo nella storia.
E’ lui il nostro “avvocato”, il “consolatore”, colui che ci fa ricordare la parola di Gesù, ci insegna a leggerla e a metterla in pratica. Non c’è angolo della terra in cui non si possa essere raggiunti dal suo soffio divita. Egli ci ammaestra nel segreto del cuore, ci suggerisce scelte coraggiose, ispirate all’esempio di Gesù, ci sottrae alle seduzioni e agli idoli accattivanti di ogni tempo, salvaguardando la nostra libertà.
Per tutte queste ragioni non c’è alcun motivo di turbamento, di paura, di scoraggiamento. Qualunque cosa avvenga Egli è accanto a noi.


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15 Maggio 2022 – IV Domenica di Pasqua

OPERAZIONE “CIELI NUOVI – TERRA NUOVA”

Acqua, aria, terra sono inquinate: la desertificazione che avanza, lo strappo nella stratosfera, le piogge acide cominciano ad impensierire gli scienziati. L’opinione pubblica comincia a reagire perché capisce che è in gioco la sopravvivenza del pianeta e della stessa umanità. Da questo allarme ambientalista a quello etico il passo è obbligato.
Anche qui c’è tanto da cambiare. La terra rischia di desertificarsi anche nel panorama dei rapporti umani; inaridita dall’egoismo, dal sospetto, dall’odio, rischia di spegnersi per asfissia d’amore. Ricordi la paura del nucleare dopo Chernobyl che oggi è ritornata a causa della guerra in Ucraina? Non ti sembra che in campo etico-sociale la liberalizzazione dell’uso di stupefacenti, la pratica dell’eutanasia, le manipolazioni genetiche, ecc. assomiglino tanto a bombe atomiche dal terrificante potenziale distruttivo? E, senza ricorrere a questi esempi “enormi” pensa a come sono inquinati i rapporti tra le persone nei contatti di ogni giorno: i poveri e gli inabili sono lasciati a se stessi, gli anziani sono accantonati come merce inutile, negli ospedali gli ammalati sono trattati con poca umanità, padri e figli non dialogano…
Sì, c’è tanto da cambiare, se vogliamo una terra nuova, una vita più vivibile.
Per fortuna qualche spiraglio comincia ad aprirsi. C’è la realtà del volontariato, del mondo che prega insieme per la pace…
E c’è di bello che anche tu, nel piccolo angolo di mondo in cui vivi, puoi essere protagonista di questa operazione “Cieli nuovi-terra nuova”.
Il nome l’ho preso dall’Apocalisse di San Giovanni. E’ lì che egli ci parla del mondo nuovo, senza più lacrime e affanni, senza fame né sete, qualcosa di bello, ridente e gioioso, come “una sposa adorna per il suo sposo”. Questo linguaggio richiama l’idea della festa, dell’amore, della vita che si perpetua. Un mondo proprio come piace a te, in cui non solo cielo e terra torneranno puliti e lucenti, ma il cuore stesso dell’uomo sarà fatto innocente.

8 Maggio 2022 – III Domenica di Pasqua

Le mie pecore ascoltano la mia voce (Gv. 10,27)


Chi è il cristiano?

Se ne sentono tante al proposito: credenti non praticanti, praticanti non credenti, cultori del fai-da-te, affezionati al supermarket del sacro e delle devozioni, ricercatori assidui del miracoloso, appassionati dell’esoterico. Tutti si dichiarano cristiani.
Il Vangelo di oggi sembra fatto apposta per andare al cuore della domanda: chi è veramente il cristiano? Gesù si presenta come il buon pastore, i suoi seguaci come le pecore.
“Ascoltare”: verbo così difficile da praticare, con il prossimo ma anche con Dio. Sono in tanti ad affermare di “parlare con Dio” nei più diversi momenti della loro giornata (ma particolarmente nel bisogno). Quanto ad ascoltare la “voce di Gesù” le cose vanno ben diversamente. E invece Gesù comincia proprio da lì, dall’ascolto. Il cristiano è uno che “ascolta la sua voce”.
“Conoscere”: si tratta di una conoscenza che nasce da una relazione d’amore. Non è il “Dio ti vede” che generava paura, piuttosto lo sguardo pieno di benevolenza che Gesù offre a ciascuno di noi.
“Seguire”: verbo di movimento, che implica distacco dalla situazione in cui ci si trova per andare dietro a Gesù fidandosi di lui. L’esatto contrario di chi ha bisogno di “idoli” per sentirsi tranquillo. Non si tratta di portarsi dietro un qualche amuleto nell’illusione di far viaggiare Dio con noi. E’ proprio il contrario: noi seguiamo Gesù, il Figlio di Dio, anche quando la sua strada passa per sentieri impervi.
Ascoltare, conoscere, seguire: tre verbi di relazione, ma non di una relazione qualsiasi. Questa relazione cambia la vita. Ecco chi sono i cristiani.

1 Maggio 2022 – II Domenica di Pasqua

Mi ami tu? (Gv 21,15)


In riva al lago di Genesaret si svolge uno strano esame. Esaminatore: Gesù Cristo risorto. Esaminando: Pietro, il pescatore. Posto messo a concorso: pastore della Chiesa universale. Tema del colloquio: “Mi ami tu?”.
Per vincere questo originale concorso a cattedra (nientemeno che la cattedra di Pietro) non sono richieste conoscenze specifiche, diplomi. Basta un’unica competenza: l’amore; è così importante che il Signore ripete per tre volte la sua domanda sempre identica: E sempre identica è la risposta: Signore, tu sai che ti amo. Bene, promosso! “Pasci i miei agnelli”.
Anche l’incarico è dato con una variante originale, nello stile del Signore, che ci sorprende sempre perché è l’opposto delle nostre regole di vita. Per tre volte il neo eletto si sente dire che suo compito è pascere il gregge, servire la comunità. Se ancora non lo aveva capito, Pietro è costretto a capirlo bene ora, di fronte all’insistenza del Signore: l’autorità è servizio.
Il pastore deve prendere sulle sue spalle pesi e responsabilità per dare spazio, vita e nutrimento al gregge. E questo fino al dono totale di sé. Così aveva fatto il Maestro e così farà Pietro. Amore, umiltà, servizio infaticabile, dono di sé: ecco le caratteristiche del buon pastore, del manager evangelico.
Certo, nella vita pratica, per svolgere funzioni dirigenziali, ma per guidare un gruppo, una famiglia, sono necessarie tante altre competenze, Ma l’amore non deve mancare almeno come cordialità, fiducia, rispetto, interesse umano. Pensa alla valenza sociale di questa proposta che oggi troviamo nel vangelo.

24 Aprile 2022 – Domenica in Albis

Caravaggio – Incredulità di S. Tommaso

Nostro fratello Tommaso (Gv 20,19-29)


Tommaso era un tipo di buon senso. Per lui quando uno è morto, è morto. Inutili le assicurazioni degli altri discepoli, il loro racconto minuzioso dei fatti: “Abbiamo visto il Signore!”. Avevano persino mangiato con lui.
Otto giorni dopo la prima visita, Gesù ritorna. Stessa sceneggiatura: i discepoli radunati, le porte chiuse, “Pace a voi”! E’ come se Gesù dicesse: “Pace a te, Tommaso”. Infatti sembra che sia tornato solo per l’incredulo, che aveva bisogno di vedere con i suoi occhi, di toccare con le sue mani.
Tommaso non è un interlocutore passivo: discute, contesta. Per questo, forse, ci è simpatico; è portavoce della nostra razionalità, dei nostri dubbi. Ma piaceva sicuramente anche a Gesù, perchè Dio non vuole davanti a se dei robot, ma uomini vivi. L’apostolo diffida, eppure il suo cuore è aperto alla fede. Dopo l’invito di Gesù (“Tocca, guarda…”) Tommaso non ha più indugi: si prostra e adora. E’ lui che pronuncia per primo quelle grandi parole: “Mio Signore e mio Dio!” La prima volta che il Signore torna tra i suoi è per la Chiesa: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Ricevete lo Spirito…A chi rimetterete i peccati…”
La seconda volta torna per Tommaso…e per te. Per te che fatichi a credere nell’invisibile e vorresti saperne di più. Per te che stenti a riconoscere il Signore nel pane, nel vino della messa e in tutti gli avvenimenti della tua vita. Per te che non sei arrivato in tempo agli altri appuntamenti con Dio e credi di essere solo. Per te che sei smarrito, deluso, e hai perso il gusto di fare progetti. E anche per chi, non avendo visto, ha creduto. Per chi apre le porte al Signore che viene e lo riconosce con gioia. A tutti il Risorto ripete: “Pace a voi!”.

17 Aprile 2022 – Pasqua – Resurrezione del Signore

Tintoretto, Resurrezione

Non è qui, è risuscitato

 

Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea e avevano assistito alla sua crocifissione, non potevano fare a meno di manifestare verso Gesù tutto il loro affetto, la loro venerazione, la loro gratitudine.
Per questo, prima che cominciasse il sabato (con l’obbligo del riposo) si erano messe al lavoro e avevano preparato gli oli aromatici con cui avrebbero unto il corpo di Gesù. E, alle prime luci dell’alba della domenica, si erano recate al sepolcro per realizzare quello che si erano prefissate.
Erano del tutto ignare di ciò che era accaduto. Andavano ad una tomba, per compiere un gesto pietoso, pieno di amore. Andavano ad ungere un corpo inanimato, privo di vita, straziato dalle sofferenze della passione, martoriato dall’agonia. Andavano col cuore triste, e ormai rassegnato. Tutto era irreparabilmente finito. Quella grossa pietra, posta a sigillo del sepolcro, era la parola “fine” su un sogno che era stato bello! Ma la vicenda di Gesù non è affatto conclusa. Ancora una volta Dio ha deciso di sorprendere gli uomini. Quella che sembrava una sconfitta, un bruciante insuccesso, ora apparirà chiaramente come una vittoria sul male, sulla morte, sulla cattiveria che paralizza e blocca la storia. Una vittoria resa possibile dall’amore. Davanti al sepolcro aperto e vuoto le donne non sanno cosa pensare. Per questo sono raggiunte da un messaggio che interpreta i fatti: “Non cercate fra i morti colui che è vivo: è risuscitato!” Per questo le si invita a ricordare quelle parole pronunciate da Gesù sulla sua morte e risurrezione.
La novità è troppo grande per essere taciuta. Così le donne diventano le prime messaggere della risurrezione. Pasqua, non dimentichiamolo, è un nuovo inizio.
Anche noi siamo invitati a cercare, ascoltare e incontrare il Signore risorto.

I vostri preti augurano a tutti una Santa Pasqua.
Il Cristo Risorto doni a ciascuno la sua gioia e la sua pace

10 Aprile 2022 – Domenica delle palme

Giotto – Ingresso a Gerusalemme

Tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio (Luca19,37)


Tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio (Luca19,37)
Con la domenica della Palme si ricorda l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, qui venne accolto dalla folla che lo acclama come re, agitando fronde e rami presi dai campi.
Il racconto è presente in tutti i vangeli, seppur con alcune varianti. Infatti fra Matteo, Marco, Luca e Giovanni, soltanto quest’ultimo menziona esplicitamente le palme.
In occasione di questa ricorrenza inizia la Settimana Santa, durante la quale si rievocano gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo e vengono celebrate la sua Passione, Morte e Resurrezione.
La Domenica delle Palme celebrata dai Cattolici, Protestanti e Ortodossi, cade durante la Quaresima e termina con la celebrazione dell’ora nona del giovedì santo, giorno in cui, con la celebrazione vespertina, si da inizio al Sacro Triduo Pasquale.

3 Aprile 2022 – Va’ e d’ora in poi non peccare più

Cristo e l’adultera (A. Cifrondi, sec. XVII)

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo! (Gv.8,9)


No, non è decisamente questo l’esito che si attendevano gli scribi e i farisei che avevano condotto a Gesù la donna sorpresa in flagrante adulterio. C’è un modo troppo sbrigativo di difendere la verità. Di brandirla per arrivare ad un giudizio sommario. Gesù dimostra di chiamare le cose per nome, di non sminuire quello che la donna ha commesso, di non giustificarlo. Nello stesso tempo, però, non esita a portare alla luce anche dell’altro. “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Diventa allora troppo rischioso per gli accusatori andare fino in fondo nel loro progetto: c’è il pericolo di essere smascherati, e quindi abbandonano il campo.
Il male, il peccato, vanno dichiarati e portati allo scoperto, tuttavia non significa ridurre la persona al suo peccato e far avanzare attorno a lei un cerchio di morte che si chiude con una sentenza senza appello. Ecco perché Gesù fa cadere le pietre di mano a quelli che volevano procedere con troppa fretta.
Lui, l’unico innocente, spalanca davanti all’adultera un futuro diverso: “Neanch’io ti condanno, và e d’ora in poi non peccare più”. E’ la via aperta da una misericordia che risana e guarisce, mettendo nella condizione di adottare un nuovo stile di vita. E’ la strada resa possibile dalla fiducia: una fiducia che accompagna la peccatrice e le dona di essere una creatura nuova, secondo il cuore di Dio. E’ lo stesso amore che viene usato per ognuno di noi, un amore che ci sottrae al nostro peccato e ci offre la grazia di vivere in modo diverso.

27 Marzo 2022 – Un Padre incompreso

Rembreandt – Ritorno del figlio prodigo

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita (Luca 15,32)


Il Padre della parabola evangelica è, decisamente, un padre incompreso dai suoi figli. Incompreso dal minore che esige anzitempo la sua parte di eredità. Incompreso dal maggiore che, rimasto in casa, lo considera un “padrone da servire”.
Quali sono i motivi di questa incomprensione? L’amore del padre, un amore eccessivo. Un amore che rispetta la libertà dei figli a costo di dover soffrire per la loro lontananza. Un amore che non smette di attendere il ritorno. Un amore che non fa pensare agli sbagli del passato, ma reintegra nella dignità precedente. Sì, questo amore è proprio fuori dal comune. Una realtà consolante, per chi, in preda alla vergogna, non riesce neppure a immaginare l’accoglienza che gli verrà riservata, e si trova al centro di un’attenzione e di una tenerezza che sconcertano.
Gesù vuole rivelarci il “vero” Dio che rispetta la nostra libertà. Un Dio che ci attende e che ci corre incontro quando torniamo. Un Dio disposto a dimenticare le offese ricevute. Un Dio che si rallegra perché temeva per la nostra “morte”. Un Dio per il quale conta più il futuro che il passato, e quindi non permette che rimaniamo prigionieri dei nostri sbagli. E tutto questo è un motivo valido per fidarsi di Lui e per mettere la nostra vita nelle Sue mani.

20 Marzo 2022 – Una questione urgente

Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna (Luca 13,6)


Nel brano evangelico, a Gesù viene riferito un episodio: la strage comandata da Pilato nel luogo sacro del tempio e uno di cui Gesù stesso è a conoscenza (il crollo della torre di Siloe). Basterebbe scorrere i nostri quotidiani per trovarvi qualcosa di analogo. Quel che sorprende è il modo in cui Gesù li affronta. Egli sposta l’attenzione dai protagonisti o dalle vittime degli episodi di attualità, ai suoi ascoltatori e chiede a questi ultimi di non rimandare ulteriormente il tempo della loro conversione.
La priorità dunque non spetta all’analisi dell’accaduto o alla determinazione delle responsabilità. La priorità tocca a noi, in prima persona: quale cambiamento di mente e di cuore, di atteggiamenti e di parole ci viene richiesto subito? Quali frutti dobbiamo portare, prima che sia troppo tardi? Il rischio che corriamo è chiaro: i nostri toni scandalizzati, le nostre reazioni determinate nascondono la nostra allergia a sollevare il coperchio delle nostre scelte e dei nostri comportamenti abituali.
La cattiveria di alcuni non ci esonera dal considerare la nostra stoltezza personale, la nostra mancata vigilanza che le permette di attecchire e di proliferare. Dal “quadro” offerto dall’attualità noi siamo invitati così a passare allo “specchio”, per esaminare noi stessi e decidere quali cambiamenti urgenti sono necessari nella nostra vita.