Tutti missionari

(Mt 28,16-20)

L’Ascensione non segna l’allontanamento di Gesù dai suoi. Non ha il sapore di un congedo e tanto meno di un abbandono. Anzi. Il Vangelo di Matteo si era aperto con il richiamo all’Emmanuele, il “Dio con noi”, nome con il quale il Messia era stato annunciato dai profeti (1,22-23).

Ora si conclude con la promessa solenne del Risorto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Gesù, dunque, assicura una presenza diversa, ma non minore; più profonda, non superficiale; più estesa nel tempo e nello spazio, non più ridotta.

E’ questo il senso della festa di oggi che mette in luce allo stesso tempo una novità e un compimento e consente uno sguardo nuovo su tutta la realtà.

Una novità che è, in fondo, la novità della Pasqua perché è rappresentata dal Crocifisso risorto, dallo sconfitto che, grazie all’azione di Dio, diviene il vero vincitore.

Da qui nasce una presenza nuova perché il Signore Gesù offre il suo amore a tutti coloro che desiderano accoglierlo ed esserne trasformati. Vivendo al modo di Dio, il suo raggio di azione si estende a tutta l’umanità. Non solo: questo potere viene comunicato ai suoi perché possano realizzare la missione loro affidata. Esercitarlo significa entrare nella logica della Pasqua che è logica di sacrificio, di umiliazione, di sofferenza feconda. Un compimento perché nell’Ascensione si rivela il piano di Dio che si è realizzato. Un piano inaudito perché mette il Figlio nelle mani degli uomini, disarmato e indifeso, un piano in cui dalla morte per amore sgorga la vita, in cui si rivela l’autentica gloria di Dio che è la forza dell’amore.

Questo disegno che passa attraverso la croce e giunge alla risurrezione trova il suo compimento nell’Ascensione che fa un tutt’uno con il Mistero pasquale.
È il Crocifisso risorto che trasmette ai suoi il suo potere di amore perché possano affrontare i pericoli e i rischi della missione. Uno sguardo nuovo su tutta la realtà è, di fatto, quello prodotto da questo compimento che è l’Ascensione. Uno sguardo nuovo sul Cristo di Nazaret, il Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza, entra nella gloria di Dio.

Uno sguardo nuovo, dunque, anche su di noi, con le nostre fragilità e i nostri limiti, anche noi destinati ad essere glorificati, a trovare in Dio la nostra piena realizzazione. Uno sguardo nuovo sulla storia e sul creato, perché anch’essi, partecipi della Pasqua di Cristo, sono destinati, con il loro carico di lacrime e di sangue, a essere trasfigurati dalla risurrezione.

(Roberto Laurita)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368


Preghiera del S. Rosario

Nel mese di maggio, nei giorni feriali, in chiesa alle ore 18, prima della S. Messa, viene recitata la preghiera del Santo Rosario.
Il “Maggetto” viene fatto anche, dal lunedì al venerdì: alle 17 nella Chiesina del Palazzaccio, alle ore 17.30 all’Oratorio e, alle ore 21, nella chiesina di Corte Lenzi, in Via Cavalletti.

 

Una vita da risorti

(Gv 14, 15-21)

È quella che Gesù prospetta ai suoi in uno dei suoi discorsi di addio, nel contesto dell’ultima cena. Le sue parole ci aiutano a mettere a fuoco l’esistenza cristiana, a scoprirne il fondamento e l’anima profonda. Per farlo Gesù mette insieme due realtà che, nel sentire comune, appaiono contrastanti, se non addirittura opposte: amore e comandamenti. Qui, però, ad essere chiamati in causa sono i due grandi comandamenti dell’amore…Ecco perché la contrapposizione viene, per così dire, smussata, ridotta. Si tratta piuttosto di dare un criterio di oggettività al nostro rapporto con Cristo, perché non si riduca a una esperienza squisitamente soggettiva e quindi sottomessa al rischio di derive sentimentalistiche.

Che cosa ci dà la certezza del nostro amore autentico per Cristo? Il fatto che lo amiamo nella concretezza della vita quotidiana, con la testa e con la volontà, non solo con il cuore; che nella nostra relazione con lui ci giochiamo le nostre risorse, le nostre energie, le nostre capacità. E che ci impegniamo a trattare gli altri come fratelli e sorelle.

Ma cosa ha a che fare con tutto questo lo Spirito Santo che il Padre invierà ai discepoli come sostegno, consolatore, difensore? Non basta la nostra determinazione, il nostro coraggio, la nostra buona volontà? Amare come Gesù ci ha insegnato non è un’impresa facile, non può essere onorata solo con i nostri sforzi. Ecco perché abbiamo bisogno della presenza, dell’azione dello Spirito Santo.
E’ Spirito della verità perché apre progressivamente le nostre menti e i nostri cuori alla parola di Gesù. Solo così possiamo discernere la strada da percorrere per essere fedeli al Maestro.
E’ Spirito “Paraclito”, perché sostiene nella vita di ogni giorno e particolarmente nel momento della prova.

Conoscere lo Spirito non vuol dire semplicemente sapere che c’è, ma entrare in comunione profonda con lui, grazie alle opere dell’amore. Se adottiamo lo stile di Gesù ci apriamo alla sua azione, ci lasciamo condurre dalla sua luce, ci facciamo sostenere dalla fiducia che egli infonde nei nostri cuori.

Lo Spirito consente a tutti quelli che vogliono amare di vivere fin da quaggiù al modo dei risorti.

(Roberto Laurita)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

Non sia turbato il vostro cuore

(Gv 14, 1-12)

Siamo nel contesto dell’ultima cena e Gesù sa bene quello che attende i discepoli. E’un momento drammatico e solenne quello che egli sta vivendo assieme a loro. I gesti che ha compiuto dovrebbero fornire loro una chiave di lettura, ma non si faranno sopraffare, travolgere dagli avvenimenti? Non rimarranno disorientati, sconvolti, quando assisteranno alla sua cattura, alla sua condanna, alla sua morte in croce?
Ecco perché, prima che tutto accada, li invita ad aver fede in lui, anche se le apparenze giocheranno tutte a suo sfavore. Certo, le sue parole assumono tutt’altro senso quando vengono ascoltate dopo la risurrezione, come facciamo noi oggi. In effetti la Passione e morte di Gesù non rappresentano un incidente di percorso, da dimenticare dopo la risurrezione. Al contrario, esse costituiscono un tutt’uno con essa: il Risorto è colui che è stato crocifisso; colui che è nella gloria di Dio è lo stesso che è stato umiliato, insultato, percosso, inchiodato a un patibolo.

Questo non lo possiamo dimenticare. Appare così un altro significato, forse meno evidente, che acquistano le sue parole.

Egli è la via, ma non una strada larga, comoda, in discesa. Gli ultimi suoi passi si sono rivolti verso la collina del Golgota, con le spalle sanguinanti, gravate dal legno del patibolo. E’ quella la via per la quale dobbiamo inoltrarci anche noi? Certo! Ed è l’unica che conduce alla risurrezione. L’accesso alla pienezza dell’eternità è possibile attraverso questo percorso. L’esistenza del discepolo è partecipazione concreta alla Pasqua del suo Signore, cioè al passaggio dalla morte alla vita.

Egli è verità, su Dio, su noi stessi, sugli altri, sul mondo in cui viviamo. Non coincide con le idee che si fanno gli uomini e le donne di ogni tempo. E’ infinitamente più consolante, ma anche più scomoda. E, soprattutto, è autentica. Il volto di Dio che ci presenta Gesù è quello di un padre, non di un padrone, e ci chiede di entrare in alleanza con noi, di essere amato con tutto quello che siamo e che abbiamo.

Egli è la vita. Non una vita qualsiasi, ma che ha i connotati di quella di Dio, una vita che non è mai possesso egoistico, ma dono, offerta, a costo di conoscere la sofferenza e addirittura la morte. Una vita che ci raggiunge, paradossalmente, proprio attraverso la morte di Gesù. Questa vita è amore e l’amore è più forte di tutto. Solo l’amore può cambiare la storia.

(Roberto Laurita)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

Una relazione unica

Ravenna, Mausoleo di Galla Placidia, Buon pastore (mosaico prima metà del V secolo)

(Gv 10,1-10)

Entrare in contatto con una persona, avviare e sostenere una relazione non è facile, né spontaneo. Anzi, in certi casi, si rivela addirittura faticoso. Perché? Perché significa offrire il proprio tempo: la relazione implica durata. Ci vuole tempo per ascoltare, per parlare, per cogliere i sentimenti, per decifrare le attese e rispondervi. E la fretta è nemica di tutto questo. La relazione, inoltre, esige pazienza: l’altro domanda di essere accolto così com’è, nei diversi aspetti della sua personalità.

Il Vangelo di oggi ci offre, attraverso una similitudine, il rapporto di Gesù con noi, con ognuno di noi. E appare chiaramente proprio dai verbi presenti in questo testo.

Chiamare: è una comunicazione diretta quella che si istaura tra Gesù ed ognuno di noi, una comunicazione personale perchè ciascuno si sente identificato col suo nome.

Condurre e camminare davanti: è Gesù a prendere l’iniziativa, lo dice chiaramente la posizione e l’atteggiamento che assume. Egli provoca un dinamismo che smuove e porta fuori dal recinto.

Seguire e conoscere la sua voce: la risposta delle pecore. Il primo verbo evoca il loro movimento dietro al pastore, il secondo designa la ragione per cui si mettono dietro di lui.

Essere discepoli significa, in fondo fare l’esperienza evocata da questi verbi, entrare in una relazione impostata sulla fiducia, sulla reciproca conoscenza, sulla docilità.
Gesù in effetti dimostra di essere capace di entrare in relazione con le persone più diverse. Lo fa con i malati che recano il peso della sofferenza; lo fa con i pubblicani e in genere con i peccatori; lo fa con le persone dotte come Nicodemo; lo fa con gli stranieri come la samaritana; non esita a esporsi in prima persona, come quando gli chiedono di giudicare un’adultera; anche sulla croce non esita a rispondere all’invocazione rivoltagli “dal buon ladrone”, offrendogli una possibilità inaspettata: “oggi stesso sarai con me in paradiso”.

Ecco chi è Gesù: qualcuno che ha uno sguardo limpido perché ha un cuore buono e per questo è pronto a offrire a tutti il suo amore.

(Roberto Laurita)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

Perché andare a messa?

(Lc 24, 13-35)

Ormai lo sanno tutti: la forbice che esiste tra quanti sono battezzati e quanti partecipano alla Messa domenicale è destinata ad allargarsi sempre più.
Lo si vede fin dai percorsi di iniziazione ai sacramenti. Se i genitori si sottopongono (più o meno volentieri) al pedaggio dell’ora di catechismo, la presenza all’Eucarestia della domenica appare loro come un sacrificio eccessivo e inutile.

Come considerare questa allergia alla messa della domenica? Ci troviamo davanti a un sintomo o a una malattia? Il racconto di Emmaus costituisce una buona guida per guardare in faccia la realtà.

“È un abitudine, dicono, e aspettano di sentirne l’esigenza”.
È l’atteggiamento di chi si illude che le cose belle siano solo quelle spontanee. Bisogna riconoscere che gioca, a questo proposito, anche una certa pigrizia o l’influenza degli altri e, certo, si tratta di una scelta anche un po’ costosa. Oggi, per di più, è decisamente controcorrente.
“Non è sufficiente pregare nel segreto del cuore?”. “Le messe (poi) sembrano tutte uguali” e hanno un aspetto “insignificante” e “incolore”. È l’esperienza comprensibile di chi non sa mettersi in ascolto e preferisce qualche furtivo gesto rituale.

Ma allora perché andare a messa? Oggi più che mai vale la pena ricordare che la fede cristiana non si esaurisce in un rapporto privato tra la persona e Dio.
E’ invece un invito a unirci nell’amore con tutti i fratelli e le sorelle, per far crescere il popolo di Dio, la Chiesa. Del resto, è Gesù stesso a volere che i suoi discepoli formino una comunità visibile, riunita nel suo nome.
La messa della domenica non è l’unico impegno di fede e di amore dei cristiani; resta però l’appuntamento necessario per far crescere la fede e costruire la comunità.

Il racconto di Emmaus continua a provocarci, soprattutto in questi tempi di individualismo, in cui ognuno cerca un cristianesimo à la carte. Ci mette davanti a un Gesù che decide lui i tempi e i modi in cui intervenire. Guarda caso, è la sera della domenica quando si accosta ai due che tornano a Emmaus.
Ci mostra quanto sia importante per la nostra fede che Gesù ci spieghi le Scritture per ridestare e rendere ardenti i nostri cuori. Ci segnala che l’hanno riconosciuto veramente quando ha spezzato il pane, un gesto a cui ha affidato il dono della sua presenza. E, infine, ci fa capire come i due, che si erano allontanati, tornano a Gerusalemme per ricevere e offrire una testimonianza importante.

(Roberto Laurita)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Caravaggio – Incredulità di S. Tommaso

(Gv 20,19-31)

Le Beatitudini non figurano solo nel Vangelo di Matteo o di Luca, ma anche in quello di Giovanni. E questa è pronunciata addirittura dal Signore risorto. Come ogni beatitudine però, enuncia qualcosa che va decisamente contro corrente.

Sì, perché noi invidiamo quelli che hanno potuto vedere e, a nostro avviso, credere senza aver visto non è una fortuna, ma una fatica in più. Gesù non è di questo parere e la vicenda di Tommaso lo dimostra.

Il racconto non esita a presentare l’incredulità di un apostolo, ma in fondo Giovanni ha come riunito in lui i dubbi e le perplessità che gli altri evangelisti attribuiscono a tutto il gruppo dei discepoli. Quasi a dire che la fede – la nostra, come quella degli apostoli – deve necessariamente passare di lì.

Già il fatto che un apostolo dubiti, si faccia delle domande, la dice lunga e dovrebbe aprirci gli occhi su una realtà che talvolta ignoriamo. La fede è un’esperienza personale, forse la più personale che esista, ma nello stesso tempo per restare in vita ha bisogno della fede dei fratelli e delle sorelle che ci stanno accanto. Il rapporto con Cristo non si può vivere “in solitaria”, ha bisogno di essere rincuorato e sostenuto.

La gioia e i dubbi. Assistiamo a un contrasto tra la gioia dei discepoli e i dubbi di Tommaso. Il suo bisogno di vedere, in fondo, non è da considerare così “strano”.

Che cosa fa, infatti, Gesù appena apparso nel Cenacolo? “Mostrò loro le mani e il fianco”. Per dire che è proprio lui, il Crocifisso che mette sotto i loro occhi i segni inequivocabili del supplizio. Ed è quello che farà anche con Tommaso. E in questo possiamo scorgere la compassione di Gesù verso il discepolo: ha troppo sofferto per poter credere immediatamente!
Nello stesso tempo Gesù sa bene che questa esperienza è negata ai discepoli che verranno, ma proprio in questo sta la loro beatitudine, di fidarsi di lui senza “vedere” e “toccare”.

Quando la fede arriva, in effetti, questo bisogno viene meno. Il Vangelo non ci dice esplicitamente se poi Tommaso abbia toccato. Ci riferisce, invece, la sua professione di fede. Sembra che vedere e ascoltare gli sia bastato per affidarsi a Gesù, per riconoscerlo come il suo Signore e il suo Dio. Un esito non scontato, un traguardo che nasconde anche una ripartenza, l’ingresso in una logica nuova, abbracciata con la propria esistenza. È la logica della mitezza e della compassione che continua a offrire amore, anche quando arriva il rifiuto, l’insulto.

È la logica della Pasqua.

(Roberto Laurita)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

Pasqua: un percorso che inizia

Sì, il percorso della fede pasquale parte da un sepolcro, da un luogo di morte, per approdare alla vita, una vita diversa, non semplicemente aggiustata o accomodata.
Parte dal buio della notte per raggiungere una luce che non si spegne.
Parte della scoperta imbarazzante di un sepolcro vuoto per arrivare all’incontro con il Vivente.
Credere al Risorto non è immediato e spontaneo. Non è facile cercare la salma di un defunto sulla quale dare corso al proprio dolore, e poi incontrarlo vivo, dopo l’esperienza terribile della sua passione e morte. Ma questo è l’itinerario pasquale che ci sta davanti. Non possiamo fermarci a un sepolcro: quel sepolcro, del resto, è spalancato e ora è del tutto inutile perché è vuoto, privo del corpo di Gesù. In realtà, il Cristo vivo è molto più scomodo di un Cristo morto. Bisogna cercarlo lungo le strade del mondo, là dove lui ci dà appuntamento. La relazione con Lui, con una persona viva, implica continuità nel tempo, richiede ascolto e una nostra risposta.

Emerge così una prima domanda: siamo sicuri di trattare Gesù come il vivente e non come un morto, il cui ricordo permane, anche se col tempo si fa più sbiadito e incerto?

Non possiamo rinunciare a comprendere. La Passione e morte di Gesù continuano a provocare scandalo. Non è ammissibile che il Figlio di Dio sia stato inchiodato a una croce, come uno schiavo. La sua risurrezione non cancella il passaggio doloroso della sua Passione e Morte. Per credere nel Risorto abbiamo bisogno di comprendere e lo possiamo fare solo attraverso le Scritture. E’ lì che ci è dato di entrare nel piano d’amore di Dio. E’ lì che ci viene rivelato il volto autentico di Dio. L’incontro con il Risorto risulta decisivo. Esso avviene nei luoghi più diversi. Non solo nel Cenacolo, la stanza densa di ricordi dove avvenne l’ultima cena e dove ci sarà la Pentecoste, ma anche lungo la strada che porta a Emmaus o sulla riva del lago di Tiberiade. Per Paolo sarà sulla via di Damasco per altri e soprattutto per noi, attraverso dei testimoni della fede. La nostra fede dipende chiaramente da questo incontro attraverso la Parola e i sacramenti, nei poveri in cui ci imbattiamo.

Non si tratta di esperienze eccezionali, ma recano il sigillo dell’autenticità. Ci cambiano la vita, ci trasformano l’esistenza. L’azione dello Spirito Santo. In tutto questo possiamo riconoscere l’opera dello Spirito Santo. Nascosta, misteriosa, ma efficace. Come una pioggia che rende feconda la nostra terra riarsa. Come un fuoco che accende il nostro cuore quando è freddo. Come una luce che squarcia le tenebre che talvolta scendono dentro di noi e attorno a noi. E’ la gioia che provano tutti i cristiani a Pasqua. Il Crocifisso è risorto e vivo. E si fa loro incontro come ha fatto con le donne al sepolcro. Non li sottrae alla fatica di un percorso di fede, ma li rallegra con la sua presenza, portando luce e pace nella loro esistenza.

(Roberto Laurita)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

Domenica delle Palme 2026

Giotto – Ingresso a Gerusalemme (Cappella degli Scrovegni)

Mentre Egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada (Luca 19,36)

Con la domenica della Palme si ricorda l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme: qui venne accolto dalla folla che lo acclama come re, agitando fronde e rami presi dai campi.

Il racconto è presente in tutti i vangeli, seppur con alcune varianti. Infatti fra Matteo, Marco, Luca e Giovanni, soltanto quest’ultimo menziona esplicitamente le palme.

In occasione di questa ricorrenza inizia la Settimana Santa, durante la quale si rievocano gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo e vengono celebrate la sua Passione, Morte e Resurrezione.

La Domenica delle Palme celebrata dai Cattolici, Protestanti e Ortodossi, cade durante la Quaresima e termina con la celebrazione dell’ora nona del giovedì santo, giorno in cui, con la celebrazione vespertina, si da inizio al Sacro Triduo Pasquale.


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

Chi crede in me, anche se muore, vivrà

Giotto – Resurrezione di Lazzaro

(Gv 11,1-45)

Non è facile predicare ai funerali, coloro che vivono il lutto avrebbero bisogno di un annuncio sobrio, ma solido, dell’autentica speranza cristiana. Non siamo abituati a riflettere sulla morte. Essa si impone con la sua presenza, con la sua capacità terribile di interrompere una relazione d’amore o di amicizia, di mostrarci in modo talvolta brutale tutta la nostra fragilità.

Il racconto evangelico di oggi ci pone con chiarezza davanti al mistero della morte e ci aiuta a decifrarlo. Lazzaro, richiamato in vita dopo quattro giorni, diventa per ognuno un “segno”: la sua storia incrina il potere della morte e apre una prospettiva nuova.
È possibile evitare la morte? No. Questo non vuol dire, però, che la morte rappresenti la fine di tutto, che sia essa a pronunciare l’ultima parola sulla nostra esistenza. Il dolore e la sofferenza che essa provoca sono innegabili. Gesù non si vergogna di manifestare esplicitamente i suoi sentimenti, anche se non hanno nulla da spartire con la disperazione. Si commuove profondamente, scoppia in pianto, ma non cede ad alcuna espressione scomposta.

E proprio davanti alla tomba di Lazzaro emerge la sua forza profonda, decisa a contrastare la morte. La ravvisiamo nei tre imperativi che attirano la nostra attenzione.

Il primo è rivolto ad alcuni dei presenti: “Togliete la pietra!” Se questa costituiva il simbolo di una separazione totale dal mondo dei vivi, essa deve essere tolta. Deve apparire a tutti che il Signore solleva ogni pietra che sigilla un’esistenza dentro un sepolcro.

Il secondo imperativo è rivolto al morto, che viene chiamato per nome: “Lazzaro, vieni fuori!” Ma come fa un morto, con le sue forze, a uscire dalla tomba? Ed ecco perché il comando è preceduto da un rendimento di grazie, rivolto al Padre: è solo da lui, il Signore della vita, che può venire la possibilità di sconfiggere la morte.

Il terzo imperativo è rivolto di nuovo ai presenti: “Liberatelo e lasciatelo andare”. E’un invito rivolto a tutti i discepoli a non “trattenere” qualcuno che ci ha lasciato, aggrappandosi ai ricordi e alle tante tracce seminate un po’ dovunque.

Se la nostra esistenza trova in Dio il suo compimento, bisogna lasciare che ognuno raggiunga, anche con il nostro consenso, il traguardo dell’eternità.

(Roberto Laurita)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

La luce della fede

El Greco – Guarigione del cieco

(Gv 4,5-42)

Il racconto del Vangelo di Giovanni non intende narrarci solo la guarigione “nella carne” di un cieco nato. Intende prenderci per mano perché, assieme al cieco, noi giungiamo ad avere gli occhi della fede.
All’inizio per il cieco chi lo ha guarito è semplicemente “l’uomo che si chiama Gesù”, uno sconosciuto se non fosse per quel nome gli si è impresso nella memoria. Non sa chi sia, ma può raccontare quello che gli ha fatto.
Nel guarirlo Gesù ha violato le leggi del sabato e quindi attira su di sé le critiche dei farisei, osservatori scrupolosi delle regole. Per loro uno che non osserva il sabato non può che essere “un peccatore”, ma il cieco ha un’opinione ben diversa: “E’ un profeta!”

I genitori, però, non se la sentono di affermare il falso: “Questo è nostro figlio ed è nato cieco”. Si fermano lì perché non hanno il coraggio di andare oltre: è pericoloso fare affermazioni su Gesù. I farisei hanno minacciato ritorsioni.
A questo punto vogliono che il cieco affermi quanto desiderano sentirsi dire: “Quest’uomo è un peccatore”. Il cieco, però, va in tutt’altra direzione: Gesù viene da Dio. Non si tratta di una dichiarazione qualsiasi e lo cacciano dalla comunità civile e religiosa.

E ora avviene il secondo incontro con Gesù. La prima volta non ci vedeva. Ora però gli viene offerta un’altra possibilità: quella di vederci con gli occhi della fede. E qui non basta essere stato guarito. Si tratta di affidarsi a Qualcuno più grande di noi, che solo può strapparci alle tenebre che invadono il cuore e oscurano la nostra vita. Ora si può giungere a quella luce che viene donata solo a quelli che riconoscono la propria cecità. Ora può riconoscere l’inviato di Dio e abbandonarsi a lui.
Il cieco risanato è ancora una volta disarmante nella sua schiettezza: “Credo, Signore!”. Credo in te, perché sei tu che mi hai aperto gli occhi. Credo in te perché solo tu vieni veramente da Dio

(Roberto Laurita)


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368