Ciò che i cristiani offrono nelle prove delle epidemie

Vi invitiamo a leggere questo articolo di don Mauro Leonardi, pubblicato sul quotidiano Avvenire del 7 gennaio 2022 del quale riportiamo alcuni passaggi:

Nei primi secoli dopo Cristo l’impero romano fu colpito da due terribili epidemie.

In quella situazione, secondo molti studiosi, il cristianesimo si diffuse grandemente. La ragione principale è che le virtù della carità e dell’amore divennero concrete norme di solidarietà quotidiana. I discepoli di Cristo non soltanto davano più facilmente un senso ultraterreno a quanto accadeva mentre la religione pagana registrava solo la propria sconfitta: avveniva anche che i cristiani fossero più preparati ad affrontare la calamità all’interno della comunità civile.”

Nell’attule situazione di epidemia da corona virus “dai cinque continenti arrivano ogni giorno notizie che raccontano l’impegno della Chiesa nel mondo al tempo della pandemia.

Esse ci parlano di tanti religiosi, religiose, laici e laiche – il conciliare «popolo di Dio» – impegnati al fianco di coloro che soffrono, con un approccio ‘globale’, che aiutano tutto l’uomo a guarire mediante una sintonia di interventi e di scelte (come quella vaccinale) che non esclude il contributo indispensabile della preghiera.

Purtroppo resta ancora una speranza “vedere il segno della fede, della speranza e della carità cristiane raccontato anche dai media”.



Vedi tutte le Foto dei presepi che hanno partecipato al concorso “Un presepe in ogni casa”

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