In evidenza: 8 Marzo 2026
Lettera dell’Arcivescovo per la Pasqua 2026

Camminare nella speranza
per non smarrire la strada
e perdersi di coraggio
I Magi, avvertiti in sogno di non tornare da Erode,
per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
(Mt 2, 12)
Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete!”
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo.
(Is 35, 3-4. 8. 10)
Sperare è vedere che questo mondo diventa il mondo di Dio:
il mondo in cui Dio, gli esseri umani e tutte le creature
passeggiano di nuovo insieme,
nella città-giardino, la Gerusalemme nuova.
(Leone XIV, Udienza, 20 dicembre 2025)
L’ultimo Concilio ecumenico non è stato ancora interamente compreso, vissuto e applicato. Siamo in cammino, e una tappa fondamentale di questo cammino è quella che stiamo vivendo con il Sinodo e che ci chiede di uscire dalla logica del “si è sempre fatto così”, dall’applicazione dei soliti vecchi schemi, dal riduzionismo che finisce per voler inquadrare sempre tutto in ciò che è già risaputo e praticato. […] Non si comprenderebbe il Concilio e nemmeno l’attuale percorso sinodale, se non si mettesse al centro di tutto l’evangelizzazione. […] La grande assise ecumenica è stata ispirata dall’esigenza di testimoniare e annunciare con parole nuove l’avvenimento della morte e resurrezione di Gesù e la sua presenza tra noi. C’era un mondo che si allontanava dal cristianesimo e manifestava, più che avversione, indifferenza. Il Concilio nasce da questa spinta, da questa domanda: come parlare di Gesù agli uomini e alle donne di oggi?
Da allora abbiamo percorso un lungo tratto di strada, che non è stato privo di difficoltà e di delusioni. Anche oggi rischiamo di cadere nella tentazione dello sconforto e del pessimismo, quando fissiamo il nostro sguardo sui mali che affliggono il mondo invece che guardare al mondo con gli occhi di Gesù, cioè considerandolo un campo di messe, dove seminare con pazienza e con speranza. (Francesco, Prefazione al libro “Giovanni XXIII. Il Vaticano II un Concilio per il mondo” di Ettore Malnati e Marco Roncalli)
Il progetto del Concilio Vaticano II è il sogno da cui farci guidare per il futuro della Chiesa e della sua missione nel mondo. Riprendiamolo in mano, sostenuti dal magistero, per orientare le scelte di conversione e di impegno che ogni cammino di speranza esige. Rileggiamo soprattutto le quattro grandi Costituzioni, domandandoci, personalmente e nelle nostre comunità, quanto rimane ancora da fare per rendere concrete quelle parole e quegli orientamenti.
Guardarsi da Erode
La prima indicazione contenuta nel sogno dei Magi riguarda la persona di Erode, apparso estremamente sollecito nei loro riguardi nel corso dell’in-contro avvenuto a Gerusalemme e che si era fatto promettere dai Magi informazioni sul conto del bambino, in modo da poterlo a sua volta adorare. Il prosieguo della narrazione evangelica mostrerà le vere intenzioni del re, ma i Magi ora non possono saperlo, né ci sono ragioni per dubitare della rettitudine di chi si è mostrato tanto disponibile. Si può pertanto immaginare un certo sconcerto nell’accogliere l’indicazione della voce interiore. Tuttavia sarà la loro obbedienza al sogno, insieme a quella di Giuseppe, che impedirà a Erode di portare a termine il proposito di eliminare il Messia. Nel nostro mondo, caratterizzato da una comunicazione ipertrofica e spesso ingannevole, il discernimento, cioè la capacità di riconoscere il bene e il male e di fare le scelte giuste, appare sempre più una competenza essenziale. Molte sono le persone, le organizzazioni e le proposte che si ammantano di bellezza e bontà solo apparenti, mentre nascondono fini e metodi inconfessabili. L’avvento dell’intelligenza artificiale sta dando – laddove viene usata senza scrupoli – un ulteriore e preoccupante apporto a tale dinamica. La velocità della comunicazione e la scarsa propensione all’approfondimento e alla verifica ci rendono estremamente vulnerabili, come mostrano purtroppo i ricorrenti episodi di fake-news, truffe, disinformazione e “neolingua” di orwelliana memoria.
Facciamo molte cose senza stare troppo a pensarci, guidati non dalla coscienza e dalla ragione, ma dal pensiero dominante o dalle mode, magari risolvendo eventuali dubbi dicendo a noi stessi: che male c’è? Riconoscere ciò che non è autentico e decidere di evitarlo, per individuare e seguire la strada buona, è quindi una condizione necessaria per non permettere a “false speranze” di orientare il nostro cammino.
(3ª parte – continua)






