Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Quadro con la Sacra Famiglia della nostra chiesa

Una famiglia senza problemi?

(Mt 2,13-15.19-23)

Per crescere e diventare un uomo, Gesù aveva bisogno di una famiglia.
Oggi la liturgia ce la presenta come un “modello”, ma non perché esente da difficoltà. Al contrario: i momenti drammatici non sono mancati, così come la fatica di comprendere un figlio come Gesù, un figlio straordinario il cui futuro permane nascosto a Maria e a Giuseppe.

Una cosa, tuttavia, risulta chiara: al centro di questa famiglia c’è lui, Gesù. Le scelte dei genitori sono orientate dalla difesa della sua incolumità, dall’intenzione di assicurargli una crescita serena, perché possa svolgere un giorno la sua missione, quella che Dio stesso gli ha affidato.

Ecco perché questa famiglia ci sembra straordinariamente vicina alle angustie e alle paure, ai desideri e ai sogni di tante famiglie di ogni parte del mondo che affrontano rischi e disagi pur di assicurare un futuro diverso ai loro figli. Un avvenire in cui guadagnarsi pane e dignità attraverso il lavoro. Un avvenire sottratto all’incubo della guerra e della persecuzione.

La famiglia di Nazaret affronta le vicissitudini e i problemi lasciandosi guidare dalla parola di Dio. Si tratta di messaggi che raggiungono Giuseppe in sogno e che spesso lo convincono a compiere cambiamenti repentini: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre…”

In questo andare e venire dall’Egitto non c’è solo il dramma della fuga dal pericolo incombente. C’è la storia di un popolo, Israele, che Dio strappa dalle mani del faraone e fa entrare in una Terra promessa. E’ l’esodo che Gesù farà compiere a tutta l’umanità, liberandola dal potere del male per una vita nuova.

Anche le nostre famiglie appartengono a una storia più grande, in cui sono immerse. E non si tratta solamente di storia di uomini, con il suo carico di sudore, di lacrime, di sangue. E’ storia di Dio con gli uomini, perché, facendosi uomo, Gesù ha piantato una volta per tutte la sua tenda in questo mondo. Oggi allora avvertiamo come non sia il caso a condurci. Generare e far venire alla luce, crescere ed educare, preparare all’esistenza e sorreggere nella scelta della propria strada, far sentire sempre la propria simpatia e il proprio incoraggiamento non sono operazioni destinate ad essere dimenticate, ma parte viva e preziosa di questa storia a cui apparteniamo.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

“La famiglia è luogo di santità evangelica, realizzata nelle condizioni più ordinarie…

È luogo del discernimento, dove ci si educa
a riconoscere il disegno di Dio sulla propria vita
e ad abbracciarlo con fiducia.”

(Papa Francesco)

 

 


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368



Preparazione al matrimonio

Sabato 10 gennaio, alle ore 20 (con cena) presso l’Oratorio, inizia il Percorso in preparazione al Sacramento del Matrimonio.

Le coppie interessate si mettano in contatto con il parroco.


Celebrazione del Battesimo

La prossima celebrazione del Battesimo sarà Domenica 11 gennaio 2026 (Festa del battesimo di Gesù).

I genitori che desiderano battezzare il proprio bambino si mettano in contatto con il parroco (Don Paolo: 3473002895)

Quarta domenica di Avvento

Fatti, non parole
(Mt 1,18-24)


“Fatti, non parole” si addice in modo perfetto a Giuseppe, il padre legale di Gesù. Il bambino che è stato generato in Maria “viene dallo Spirito Santo”. Poche parole che non offrono molte spiegazioni, ma invitano ad accogliere l’azione di Dio.
A Giuseppe viene domandato un ruolo attivo dentro questo mistero: onorare il compito di uno sposo e di un padre legale. Così per tutti egli sarà lo sposo di Maria e Gesù “il figlio del falegname”. A Giuseppe competeranno le fatiche e gli oneri di ogni padre ebreo, ma dovrà rinunciare a scegliere lui il nome di quel figlio e anche a decidere per lui un futuro.
Sì, perché il nome e la missione di Gesù competono a Dio. In tutto questo Giuseppe si rivela come l’autentico uomo di fede, che si guarda dal far coincidere la sua volontà con quella di Dio.

Cosa ne sarà di questo piccolo uomo, nato in mezzo al trambusto del censimento, cresciuto con gli altri bambini del villaggio, educato secondo le tradizioni dei padri, all’apparenza simile a tutti gli altri, ma con una missione del tutto straordinaria e decisiva per la storia dell’umanità?
Senza poter conoscere in che modo avrebbe svolto il suo compito… Il ruolo di Giuseppe non è stato facile, ma egli l’ha svolto come solo un uomo di fede sa fare.

E questo è anche il nostro compito, oggi. Viviamo in un’epoca che offre tante somiglianze con quella di Gesù. La volontà e i capricci dei potenti non mancano di mettere in pericolo la vita di tanta povera gente e spesso di costringerla ad esodi drammatici. Le perturbazioni economiche e finanziare destano talvolta apprensione, se non addirittura paura. Qui, in questo tempo e in questo luogo noi siamo chiamati ad essere discepoli del Signore, nella fiducia e nella speranza, contando più sui fatti che sulle parole.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

Non aver paura di cambiare i tuoi piani

quando Dio ti chiede di accogliere un mistero

più grande della tua logica

 

 


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368


Preparazione al matrimonio

Sabato 10 gennaio, alle ore 20 (con cena) presso l’Oratorio, inizia il Percorso in preparazione al Sacramento del Matrimonio.

Le coppie interessate si mettano in contatto con il parroco.


Celebrazione del Battesimo

La prossima celebrazione del Battesimo sarà Domenica 11 gennaio 2026 (Festa del battesimo di Gesù).

I genitori che desiderano battezzare il proprio bambino si mettano in contatto con il parroco (Don Paolo: 3473002895)

Terza domenica di Avvento

La gioia di essere salvati
(Mt 11,2-11)


Questa è la domenica della gioia. Ma di quale gioia si parla? La gioia è quella di chi sa accogliere un Dio che ci visita e mantiene le promesse, ma a modo suo.

Così ognuno di noi deve affrontare la fatica di cambiar innanzitutto la sua immagine di Dio.
Il Dio potente e forte, che sbaraglia i nemici, deve lasciare il posto al Dio mite e misericordioso, che offre amore.
Il Dio padrone, che chiede solo di essere obbedito, si presenta come il Dio servo, che accetta di soffrire per amore.

Viene rimessa in discussione la nostra fede, il nostro modo di considerare Dio, il mondo degli altri.
Anche Giovanni il Battista ha dovuto accettare Gesù come il Messia del tutto inedito: non l’uomo forte e deciso, ma mite e misericordioso.

Saremo capaci anche noi, come suggerisce l’apostolo Giacomo nella seconda lettura, di mostrare la pazienza dell’agricoltore che rispetta il ciclo delle stagioni, sicuro che il seme buono produrrà un frutto insperato? Il contrario di questo atteggiamento è la fretta: fretta di veder compiersi le promesse del Signore, mentre ci sono tempi e modi che ignoriamo; fretta di risolvere una volta per tutte il mistero dell’identità di Gesù, mentre egli continua a rivelarsi un po’ alla volta; fretta di separare “buoni” e “cattivi” per fare chiarezza, ma a costo di spegnere il lucignolo fumigante e di spezzare la canna incrinata…

La costanza assume i connotati della perseveranza: il regno di Dio, il mondo nuovo, non cresce attraverso fuochi di paglia o entusiasmi passeggeri. Si tratta di continuare a credere e sperare, nonostante tutto. Anche quando l’arroganza dei potenti di turno sembra smentire il futuro di Dio, anche quando le prove della vita quotidiana rischiano di provocare uno sguardo rassegnato.
La costanza si manifesta attraverso una “carità operosa”, che non sprofonda nelle lamentele inutili. E’ invece feconda di bene, di decisioni che fanno fiorire la compassione, la solidarietà, il servizio, in uno spirito di autentica fraternità verso il prossimo.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

Beato chi lascia che Dio sia Dio,

senza ingabbiarlo nelle proprie aspettative

 

 


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368


Preparazione al matrimonio

Sabato 10 gennaio, alle ore 20 (con cena) presso l’Oratorio, inizia il Percorso in preparazione al Sacramento del Matrimonio.

Le coppie interessate si mettano in contatto con il parroco.


Celebrazione del Battesimo

La prossima celebrazione del Battesimo sarà Domenica 11 gennaio 2026 (Festa del battesimo di Gesù).

I genitori che desiderano battezzare il proprio bambino si mettano in contatto con il parroco (Don Paolo: 3473002895)

Seconda domenica di Avvento

Il messaggio decisivo affidato al Battista
(Mt 3,1-12)

Giovanni non si limita a trasmettere una notizia, ma è coinvolto nel profondo, con la sua stessa persona.
Concentra tutto se stesso nella missione ricevuta e non concede nulla a ciò che va al di là del minimo indispensabile per rispondere ai bisogni primari.
Giovanni riconosce i limiti della sua missione. “Chi viene dopo di me è più forte di me. Io non sono degno di portargli i sandali”. Riconosce che solo il Messia “battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

Nella seconda tappa di questo Avvento, dunque, siamo invitati a prendere sul serio le parole del Battista. La conversione non è restauro di facciata, né comporta solamente un’aggiunta alle nostre devozioni.
Quando Dio entra in azione fa cose veramente nuove. Accoglierlo significa far posto all’inaudito, a un assetto totalmente diverso da quello attuale nella nostra vita.
Si tratta di rinunciare a tante immagini che ci portiamo dentro e che rischiano di essere smentite clamorosamente da Dio.

Proprio in Gesù Dio ha mostrato di far leva sull’amore, non sull’esibizione della forza; di inaugurare il Regno della croce; di cambiare la storia attraverso un Servo, non un padrone, e di trasformare il mondo attraverso l’offerta che il figlio ha fatto di se stesso, della propria vita.

Se vogliamo collaborare al progetto di Dio siamo invitati a percorrere la stessa strada di Gesù: percorso in cui gli sconfitti e i perdenti poi risulteranno i veri vincitori.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

La conversione non è un atto esteriore,

ma un’opera di Dio che trasforma il cuore.

(Don Oreste Benzi)

 

 


Orario SS. Messe:

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  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
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Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368


 

Tenetevi pronti

Prima domenica di Avvento

Tenetevi pronti (Mt 24,37-44)

 

“Tenersi pronti” vuol dire non cadere in un’opaca normalità, al punto che “non ci si accorge di nulla”. E si continua a fare come sempre, mentre quel che occorre è un rigurgito di energia e di coraggio, la determinazione necessaria a un cambiamento di strada e di mentalità.

Tenersi pronti, sì, ma da dove cominciare? Da noi stessi per uscire da una colpevole sonnolenza, per identificare quelle “opere delle tenebre”, come le chiama l’apostolo Paolo, che attecchiscono nella nostra esistenza e finiscono per risultare scontate, mentre sono in contrasto con il Vangelo. Per indossare le “armi della luce” (Rm 13,11-14).

L’onestà che ci pone costantemente sotto lo sguardo di Dio per piacere a lui e non si chiede se potremmo essere scoperti e sanzionati, ma piuttosto se sia giusto a no quel che facciamo.
La limpidezza che in fondo è purezza di corpo e di spirito, di pensieri e di cuore e che talora esige fortezza per resistere alle tentazioni, per non mettere in pericolo qualcosa di grande come la fedeltà, qualcosa di prezioso come il rispetto dell’altro, mai ridotto a strumento di piacere.
La magnanimità, che assume il volto della compassione, della misericordia, dell’ascolto e del dialogo. Perché non si insinui nei nostri gesti e nelle nostre parole il veleno della gelosia e della voglia insana di ferire.

Ma tenersi pronti significa anche alzare gli occhi per leggere con uno sguardo fiducioso, colmo di speranza, le vicende di quest’epoca. E per affrontare, con mitezza e decisione, le prove della vita. Come un’atleta che si prepara costantemente alla gara, come un musicista pronto a far vibrare il suo strumento per trasmettere al pubblico sensazioni profonde e personali.
Il regno di Dio, quel mondo nuovo che Gesù ha inaugurato con la sua passione, morte e resurrezione, richiede ad ogni discepolo di mettersi in gioco con tutte le sue energie, il suo spirito di discernimento, la sua fantasia.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

Ogni giorno è un dono:

vigilare significa riconoscerne il valore

e accoglierlo con amore

 

 


Orario SS. Messe:

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Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
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Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368


 

Strano re, strano regno

 

Oggi con me sarai nel Paradiso (Lc 23,35-43)

 

C’è una frase che ritorna, insistente come un ritornello: Re dei giudei.
I capi che assistono all’esecuzione di Gesù la pronunciano con tono di scherno: come può proclamarsi salvatore degli altri colui che non riesce neppure a sottrarsi a una morte terribile e dolorosa?
Anche i soldati, costretti a dar compimento agli ordini ricevuti, pronunciano questo titolo solo per farsi beffe di colui che è inchiodato al legno della croce e lo sfidano a liberarsi dei chiodi che lo fissano al patibolo.
Ed è addirittura uno dei due condannati che insulta Gesù dal profondo del suo dolore e dalla certezza di una morte ormai vicina.

La scritta, poi, che è stata appesa al di sopra della sua testa, è un segno del disprezzo che Pilato, il procuratore, prova per Gesù e per il popolo a cui appartiene.

In effetti la scena che si presenta ai nostri occhi non ha nulla di regale. Nulla che evochi, seppure da lontano, il potere, la forza, la ricchezza di un re. Colui che sta per morire appare piuttosto uno sconfitto, un perdente, schiacciato inesorabilmente, trattato con la crudeltà riservata agli schiavi, ai dominati che osano ribellarsi.
Eppure Gesù Crocifisso non si arrende, continua ad amare, fino all’ultimo. Fino a fare di un malfattore, giustamente condannato, il primo cittadino del paradiso.

E’ vero: è strano questo re. Strano il suo modo di vivere, di parlare, di agire, strano, per un re, il suo modo di morire. Ma l’amore di cui dà prova, risulterà vittorioso. Strano anche questo regno a cui credono i poveri, i miti, i perseguitati, coloro che hanno uno sguardo così puro da sembrare ingenuo. Ma questo è l’unico regno destinato a reggere per sempre, sulle macerie e sulla polvere degli altri.

C’è bisogno enorme di una festa come questa, come quella di oggi, per richiamare i cristiani alla realtà.
Credono a un re che muore sulla croce, non che fa morire i suoi avversari.
Credono a un re che non si fa difendere dalla polizia, non esorta i suoi a dare la vita pur di salvarlo, ma offre la sua, fino in fondo.
Credono in un re che sembra schiacciato dal peso di un fallimento senza precedenti e invece esercita il suo potere proprio dalla croce. Il potere del dono, non della rapina. Il potere dell’amore, non della violenza. Il potere della misericordia e della compassione, non di giudicare e condannare.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

Non possiamo vivere meglio

che nel cercare di diventare migliori

(Socrate)

 

 


Orario SS. Messe:

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  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
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Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
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Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368


 

Con la vostra perseveranza

 

Vi saranno fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo (Lc 21,5-19)

 

Qualcuno, forse, l’immagina come un percorso trionfale. Il Regno di Dio avanzerebbe come un rullo compressore, eliminando tutti gli ostacoli e attestandosi su tutta la faccia della terra. Di successo in successo, di vittoria in vittoria.
Ebbene, costui resterà deluso ascoltando il Vangelo di questa domenica: Gesù annuncia ai suoi discepoli persecuzioni, tradimenti che si verificheranno nelle loro stesse famiglie e una valanga di odio che si rovescerà su di loro.
Qualcuno vuole pensare a tutti i costi in modo ottimistico: progresso, benessere, pacificazione. Una progressiva eliminazione dei conflitti, una cancellazione degli attriti, una soluzione di tutti i contrasti ancora aperti. Ma Gesù sembra tratteggiare un quadro a tinte fosche: sollevazioni, guerre, terremoti, pestilenze, “fatti terrificanti e segni grandi nel cielo”.

Ma perché tutti questi discorsi, questi annunci così foschi? Per metterci paura? Per tenerci all’erta e fare in modo che viviamo in stato di allarme continuo, pronti alla difesa?
No, Gesù non vuole che i suoi discepoli coltivino ingenuamente sogni di successo e di gloria e che quindi si trovino smarriti di fronte alle persecuzioni e alle prove che arriveranno. Gesù ci vuole realisti, con gli occhi bene aperti sulla storia, pronti a decifrare quanto vi sta accadendo.

Il suo è un invito alla fiducia, alla serenità, al discernimento, alla perseveranza. Alla fiducia e alla serenità perché il Signore non abbandonerà mai i suoi discepoli, che troveranno in lui sempre un sostegno e una forza imprevisti.

Al discernimento, perché il discepolo non deve essere un ingenuo, pronto a credere a tutti quelli che dichiarano di parlare nel nome di Gesù.

Essere semplici, ma non facili prede di coloro che vogliono ingannarci. Perseveranti, cioè fedeli nel tempo e, quindi, con una fede solida, adulta e responsabile.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

La fede ci dà la forza di cambiare ciò che possiamo

e di accettare ciò che non possiamo

 

 


Orario SS. Messe:

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Un nuovo tempio e un nuovo culto

 

Cecco del Caravaggio, Cacciata dei mercanti dal tempio

Fece un frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio (Gv 2,13-22)

 

Quel giorno, Gesù, sulla spianata del Tempio, non ha esitato a mostrarsi violento: ti sei fatto una frusta di cordicelle e con quella hai cacciato i mercanti con i loro animali, hai gettato a terra i denari dei cambiavalute e hai rovesciato i loro banchi.
Saremmo tentati di credere che anche tu, una volta tanto, hai perso la pazienza, come accade così spesso anche a noi, e ti sei lasciato trascinare dall’ira.

Ma se leggiamo attentamente il racconto ci accorgiamo che a muoverti non è la rabbia, ma l’amore. Sì, il tuo gesto è dettato dall’amore, un amore smisurato per il Padre, per ciò che offre agli uomini, per il rapporto che vuole instaurare con loro.
Ecco perché non puoi tollerare che qualcuno, a fin di lucro, infanghi il suo volto, coltivi degli equivoci, permetta di credere che Dio è in vendita e lo si può comprare con un sacrificio o con un’offerta.

Quel giorno, allora, sulla spianata del Tempio, tu hai voluto difendere il buon nome di Dio, la gratuità del suo amore, la grandezza della sua misericordia e, poiché non avevi altra scelta, hai dovuto dimostrare che il commercio che vi si stava facendo non aveva niente a che fare con lui.

Così hai presentato la grande novità: il nuovo e vero Tempio che sei tu stesso. Sì, perché attraverso di te e solo attraverso te che noi possiamo metterci in relazione con Dio.
Attraverso la tua Parola che libera il volto di Dio da tutte le maschere che gli uomini, per diversi motivi, gli hanno appiccicato sopra.
Attraverso i suoi gesti che rivelano la sua bontà, la sua tenerezza, la sua disponibilità al perdono. Attraverso il tuo corpo, la tua vita offerta per la nostra salvezza. In effetti proprio il tuo corpo, donato fino in fondo, inchiodato a una croce, ma anche risuscitato e colmato di gloria, diventa il nuovo Tempio attraverso il quale Dio raggiunge tutti.
Ed è in te che noi viviamo un culto nuovo che non obbedisce ai parametri e all’immaginazione dell’umanità, ma è secondo il cuore di Dio.
Culto che non si accontenta di esprimersi in un recinto sacro, ma investe tutta l’esistenza facendone un segno vivo di riconoscenza e di obbedienza nella fede.
Culto che non pretende di piegare Dio alle proprie richieste, ma si impegna a realizzare il suo progetto di salvezza.
Culto che, attraverso le parole ed i gesti delle celebrazioni, rinvia alla vita di ogni giorno, alle decisioni che contano, agli atteggiamenti che la qualificano.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

L’ottimismo è un fiore che appassisce,
la Speranza cristiana è una roccia nella tempesta

 

 


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Festa dei santi – giorno dei morti

 

Beati i poveri in spirito (Mt 5,3)

 

Non è casuale che questi due giorni viaggino costantemente in coppia… Essi ci richiamano a una saggezza che si nutre di atteggiamenti diversi e ci fa considerare la nostra esistenza con gli occhi della fede, con il suo ottimismo e con il suo realismo. Con lo sguardo levato verso quella “casa” dove saremo insieme, nella gioia, accanto a Dio, per l’eternità.

E’ proprio questo il bello della festa dei Santi: ci mette il paio di occhiali giusti per leggere la storia.
Solitamente la consideriamo come luogo di sciagure, di contrasti, di conflitti. E ci lasciamo impressionare dall’albero che cade, senza accorgersi “della foresta che sta crescendo”.
La quotidiana carrellata di dolori, di violenza e di calamità, ci induce a credere che il male sia sempre forte, troppo forte, addirittura invincibile.
Ma non è così. Per questo oggi guardiamo alla storia come a un terreno benedetto in cui fiorisce la santità di tanti uomini e di tante donne, in cui il progetto di Dio si sta realizzando. Un tessuto consistente di onestà, di competenza, di solidarietà, di misericordia senza il quale il nostro mondo, non potrebbe venire.

Di seguito, immediatamente, il Giorno dei Morti. Giorno in cui considerare una realtà che è scritta dentro la nostra vita. Giorno di memoria e di gratitudine verso coloro che ci hanno fatto del bene.
Giorno in cui passare a una considerazione pacata dell’esistenza, illuminata dalla fiducia in Dio, dalla speranza della vita eterna.

Forse non è facile viverli, uno così attaccato all’altro, questi due giorni.
Ma è senz’altro “salutare” per la nostra fede. Perché considerare la vita terrena e il suo sbocco nella vita eterna ci induce a vivere meglio, a lasciar perdere ciò che è futile, a dare importanza a ciò che è determinante.
Perché trovare le parole ed i gesti per dire la nostra riconoscenza a chi ci ha preceduto ci porta, naturalmente, a valutare quel tesoro prezioso che ci hanno lasciato.

(Roberto Laurita)


Pillola di saggezza

Tu comincia col fare ciò che è necessario,
poi quello che è possibile.
All’improvviso ti sorprenderai a fare l’impossibile

 

 


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Quale preghiera? Quale rapporto con Dio?

 

Due uomini salirono al tempio a pregare (Lc 18,9-14)

 

I due protagonisti della parabola non sono delle “macchiette”, delle esagerazioni a scopo teatrale. Quello che dicono è del tutto plausibile, così come il modo in cui si comportano. Se Gesù facesse un sondaggio tra il suo uditorio, la vittoria di gradimento da parte del fariseo sarebbe assicurata e lampante.

E invece la sorpresa sta proprio nel fatto che il Signore ribalta completamente il giudizio degli uomini. Dio vede le cose in modo del tutto diverso e la sua reazione alla preghiera dei due personaggi del brano evangelico è contraria a quello che ci si attenderebbe.

L’osservanza del fariseo genera infatti due atteggiamenti che nulla hanno a che fare con un rapporto autentico con Dio.
Da una parte l’orgoglio di chi si crede a posto davanti al suo Creatore ed esibisce i suoi titoli di credito per avere diritto alla benevolenza di chi gli sta davanti. Dall’altra, come naturale appendice, il disprezzo nei confronti del peccatore che viene ridotto a una specie di scranno su cui il devoto sale per innalzare ancor di più se stesso.
Due atteggiamenti che rivelano il “cuore” del fariseo, cioè il luogo segreto e profondo da cui nascono decisioni e intenzioni, scelte e atteggiamenti. Questo “cuore” diventa una barriera insormontabile per una relazione autentica con Dio: la vita rimane ostinatamente chiusa a un amore che bisogna solamente accettare perché è smisurato e quindi al di là di ogni nostro supposto merito.
Cosa può fare Dio ad una persona di questo genere? Essa è talmente chiusa in se stessa che egli non riesce neppure a trovare una breccia per entrare dentro.

Quanto al pubblicano egli non viene lodato per gli errori che ha commesso. I suoi crimini rimangono terribili, l’ingiustizia che commette abitualmente sono un insulto e un sopruso evidenti. Ma egli riconosce tutto questo. Ammette le sue colpe, la sua cattiveria, il male che ha provocato. E si affida a Dio, alla sua bontà, alla sua misericordia.
Nonostante tutto, qui Dio può trovare una porta aperta attraverso la quale entrare. Ed è così che egli può trasformare e trasfigurare anche la persona che tutti considerano irrimediabilmente perduta e lontana da lui.
(Roberto Laurita)

 


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