La mia vita, racconto di Dio

La mia vita, racconto di Dio
(Mt 3,13-17)
E fu annoverato tra i peccatori (Is 53,12): così si presenta Gesù, nel modo più inatteso, in fila davanti al Battista, con i peccatori. E’ davvero il Dio-con-noi che s’immerge, in me, nel mio limite, nella mia solitudine, nella mia fragilità. Colui che non aveva conosciuto peccato Dio lo trattò da peccato in nostro favore (2 Cor 5,21) e lui potrà portare su di se il mio e il peccato di tutti perché non ha nessun peccato proprio. E’ davvero il Dio-con-noi che va così dentro nell’umanità e così lontano, perché nessuno si senta così peccatore e così lontano da non poter essere raggiunto.
Il brano del Vangelo di Matteo è come una miniatura del Vangelo e ne racconta alcune delle verità più alte. Racconta i simboli della Trinità: una voce, un figlio, una colomba; racconta Gesù: il figlio che si fa fratello, che s’immerge solidale nel fiume dell’umanità; racconta l’uomo: un fratello che diventa figlio.
E parla di me, con quelle parole dal cielo: tu sei il figlio mio, l’amato. Sono io il figlio amato, ognuno è il figlio preferito da Dio, Dio preferisce ciascuno. A ognuno ripete: tu porti tutto il mio amore, tu sei mio figlio. Le stesse parole pronunciate su di noi nel giorno del nostro battesimo, quando fummo immersi in Dio.
Ma io continuo a essere figlio solo se vivo ancora di quella sorgente. Dio è davvero la sorgente delle mie parole, delle mie scelte, dei miei giudizi? Se è così, la mia esistenza diventa racconto di Dio; ogni vicenda si fa cristologica, ogni vita parla di Dio: ognuno è un Cristo incipiente, un figlio incompiuto. E ci prende una nostalgia, o un sogno, o una strana passione, comunque un desiderio caldo di fare qualcosa che assomigli a quel: passò beneficando (At 10,38), di cui parla Pietro. E’ la sintesi ultima, consolante della vicenda di Cristo e di ogni nostra esistenza: esistere per Dio, per guarire la vita, per guarire il male di vivere. Desiderio di fare qualcosa che assomigli a ciò che dice Isaia del servo di Jhwh, un miracolo di parole consolanti: non griderà, non spezzerà, non spegnerà (Is 42,2). La vita fragile non è condannata; l’uomo non è spezzato; è invece il cielo, dice Matteo che si spezza, che si apre.
Dio non castiga la fiamma debole, ma la fa diventare luminosa e forte; non condanna la fragilità, ma l’ipocrisia dei pii e dei potenti. Perché l’uomo non coincide con i suoi peccati né la vita con le sue fratture. Il male non è mai rivelatore dell’uomo. Qualcuno vi si è immerso, l’ha portato via, e ora sento solo l’eco di una voce che mi dice: figlio. L’eco di un cielo che si apre. E nessuno lo richiuderà mai più.
(Ermes Ronchi)
Orario SS. Messe:
- Giorni feriali ore 18.30
- Sabato e vigilia delle feste ore 19
- Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 17 in Auditorium
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Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica
In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco 347 8804368

Le prossime celebrazioni del Battesimo saranno domenica 12 aprile e domenica 14 giugno 2026, durante la Messa delle 10.30.
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