In evidenza: 11 Ottobre 2026

Lettera dell’Arcivescovo per la conclusione della visita pastorale

Ai fedeli laici, ai presbiteri, ai diaconi e ai consacrati dell’Arcidiocesi di Lucca.

Carissimi figli e fratelli, lo scorso mese di maggio, proprio nel giorno della festa di Santa Gemma, ho potuto concludere la Visita pastorale iniziata nell’au tunno del 2023. Sono grato al Signore per l’esperienza vissuta, che è davvero qualificante del ministero episcopale, per il contatto vivo con le persone e il territorio della Chiesa di cui sono stato chiamato ad essere pastore. Sono anche grato alle tante persone che l’hanno resa possibile, mediante il lavoro di preparazione e i molti servizi necessari per il suo svolgimento. Consigli pastorali, preti e diaconi, volontari e famiglie… si sono spesi perché gli incontri e le celebrazioni della Visita pastorale fossero partecipati e significativi. In non poche occasioni l’invito del vescovo ha riunito persone e associazioni che non si vedevano da tempo, inaugurando e rafforzando la logica di integrazione che deve animare le comunità parrocchiali. Anche la mia persona è stata oggetto di affettuose attenzioni, soprattutto quando mi sono fermato per giorni interi nelle località visitate. L’accoglienza ricevuta mi ha riempito di gratitudine, perché ha manifestato concretamente la gioia per la presenza del vescovo nella propria comunità. Questa Visita pastorale si era posta alcuni obiettivi, in attuazione del percorso di riforma intrapreso sin dai tempi del Sinodo diocesano, confermato e arricchito dal magistero pontificio e dal cammino della Chiesa italiana:
• verifica e rilancio del cammino delle 33 Comunità parrocchiali e delle due Chiese-nella-città di Lucca e Viareggio, confrontandosi sui problemi e cercando insieme le soluzioni più efficaci;
• sostegno alla conversione pastorale missionaria cui le nostre comunità sono chiamate, abbandonando la mentalità di conservazione per assumere la tensione ad andare incontro al territorio e ai lontani;
• incremento della corresponsabilità dei laici e dell’agire collegiale del clero, dinamiche entrambe decisive per il futuro, con particolare attenzione ai ministeri laicali e agli organismi di partecipazione (Consigli pastorali e Consigli per gli affari economici);
• attenzione al tema dell’amministrazione dei beni, soprattutto per quanto attiene al vasto patrimonio immobiliare;
• la ristrutturazione dei luoghi di culto, sia in relazione all’adeguamento dei presbitèri ai criteri della Riforma liturgica, sia in relazione all’accessibilità per i disabili.

La conclusione della Visita pastorale è coincisa con l’anniversario dei sette anni del mio arrivo a Lucca: occasione per fare un bilancio, ma soprattutto per esplicitare le linee di un percorso che si è chiarito nel tempo, in ragione di una maggiore conoscenza della Diocesi, dell’apporto di varie persone e comunità, e dello svolgersi delle circostanze. Con questa semplice lettera, pertanto, intendo condividere con voi alcune considerazioni e alcune decisioni che, a partire dalla Visita pastorale e dall’esperienza dei sette anni di cammino insieme, possano orientare il nostro itinerario verso il futuro.

1. Una città con dodici porte

Mi pare significativo orientare tutto il discorso facendo riferimento a un’immagine tratta dalle Scritture: la Gerusalemme nuova descritta nei capitoli finali dell’Apocalisse. É un’enorme e bella città, rischiarata dalla presenza di Dio, con possenti mura e dodici splendide porte, tre per ogni direzione, costantemente aperte (Cf. Ap 21, 12-25). È la figura di una Chiesa in cui c’è posto per tutti, in cui tutti sono desiderati e accolti, da qualsiasi percorso provengano: “Todos, todos, todos!” (Francesco, Discorso alla GMG di Lisbona, 4 agosto 2023). La molteplicità delle porte ben si presta a rappresentare la necessità, per una comunità missionaria in una società complessa, di cogliere e di offrire tante e diverse opportunità per persone e situazioni assai diverse tra loro, in modo che nessuno resti escluso. Tale caratteristica, insieme alla sorprendente ampiezza della città, conferma quella visione “poliedrica” della Chiesa che ci è stata consegnata da papa Francesco (cf. Francesco, Evangelii gaudium, 236-237)1, in alternativa alla concezione “sferica”, che immagina la comunità come un solido compatto, in cui tutti i punti sono uguali tra loro e a identica distanza dal centro. Il poliedro, invece, pur essendo ugualmente armonico, presenta un certo numero di facce poligonali, per cui i punti che le compongono sono diversi e a distanza variabile dal centro. Le facce sono tutte parziali – imperfette – in sé stesse, ma risultano unite nel comporre un’unica figura. La città dalle dodici porte esiste già: è la nostra Chiesa diocesana, nella quale sono presenti molteplici e ricche esperienze di vita cristiana.

(Fine 1° parte – continua)

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Gruppo “Vi ho chiamato amici“

 

Chi fa parte del gruppo, è spinto all’azione dall’amore, condivide con spirito di fraternità il cammino di tutti coloro che vivono l’esperienza della solitudine e della sofferenza, dona sempre agli altri la parte migliore di sé, costruendo rapporti basati sulla reciproca fiducia e il rispetto, assumendo un atteggiamento positivo, empatico e propositivo.
Il gruppo è parte integrante della Parrocchia, ma si interfaccia e interagisce anche con le diverse realtà pubbliche e private presenti sul territorio, mettendo in comune idee, risorse, servizi, competenze e sviluppando i valori della solidarietà, della cooperazione e dell’interdipendenza.

Il gruppo svolge le seguenti attività:

  • “Accogli un amico”
    Il servizio consiste nel contattare quotidianamente una persona sola, che ne abbia fatto richiesta, per assicurarsi che stia bene e, in caso contrario, intervenire personalmente, laddove possibile, anche chiamando i soccorsi se necessario o allertando altri volontari, tramite l’equipe di coordinamento del gruppo.

  • “Amici in rete”
    Soprattutto le persone sole, si trovano qualche volta a dover fronteggiare situazioni impegnative come fare la spesa in un momento di malattia, necessità di un supporto per l’utilizzo di mezzi tecnologici, l’acquisto di un auto nuova, una visita medica, ecc.. Un semplice gesto di accompagnamento, in questi casi, renderebbe tutto più leggero, ma spesso parenti e amici, assorbiti da impegni lavorativi e familiari, non possono essere presenti e soprattutto, si può far fatica a chiedere aiuto per paura di essere di peso. Da qui la possibilità di contare sulla presenza dei volontari che mettono a disposizione il proprio tempo o le proprie competenze.

  • Gruppi di auto-mutuo aiuto
    Incontri per persone che si trovano ad affrontare condizioni di vita simili e difficoltà comuni (persone senza fissa dimora, persone vedove, persone con figli con disabilità ecc.), dove trovarsi alla pari, condividendo esperienze, informazioni, strategie e soluzioni, in uno spazio in cui ci si senta liberi di esprimere sentimenti ed emozioni, sentendosi accolti e compresi, donando e ricevendo sostegno reciproco.

  • Supporto alle “Coabitazioni”
    Un ridotto grado di autonomia, la perdita o i costi troppo alti di gestione di un alloggio, conflitti familiari, povertà economica, concorrono ad allontanare chi è anziano dalla propria casa. L’istituzionalizzazione sembra a volte l’unica soluzione possibile, ma nella maggior parte dei casi, questa sistemazione non rispetta la profonda volontà delle persone, che soffrono il distacco dal proprio ambiente familiare, dagli oggetti e dai ricordi dalla propria casa. In questa prospettiva, possono essere attuate soluzioni alternative, quali: convivenze in case condivise, condomini protetti, case famiglia. Gli anziani, unendo le proprie risorse, talora più che modeste, riescono ad evitare un ricovero in istituto e a garantirsi la necessaria assistenza, continuando a vivere come desiderano, perché sono condivise le spese fisse e i servizi di assistenza alla persona.
    Valorizzando e integrando i servizi istituzionali quali ad es. l’assistenza domiciliare, i centri diurni e le risorse informali del territorio (vicini, familiari, volontari, ecc.). Consentendogli di vivere in una rete di relazioni che aiuta nella vita di tutti i giorni.

  • Attività volte a pubblicizzare i servizi e a sensibilizzare e reclutare futuri volontari
    Organizzando incontri nelle parrocchie e nelle scuole, affiggendo locandine, pubblicando post sui social network, gestendo un sito internet ecc..

  • Organizzazione di incontri conoscitivi e ricreativi
    Per consentire l’interazione tra le persone coinvolte, favorendo la nascita e il consolidamento di rapporti di fiducia e amicizia, di cui tener conto in fase di pianificazione delle varie attività.

I partecipanti possono essere:

  • Attivi: impegnati come volontari nell’erogazione dei servizi
  • Esclusivamente beneficiari dei servizi
  • Sia attivi che fruitori

Per partecipare o avere informazioni, chiamare o inviare un messaggio WhatsApp al numero indicato sul volantino.

 


 

 

 

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