In evidenza: 18 Ottobre 2026

Lettera dell’Arcivescovo per la conclusione della visita pastorale
Seconda parte
La città dalle dodici porte esiste già: è la nostra Chiesa diocesana, nella quale sono presenti molteplici e ricche esperienze di vita cristiana.
Le parrocchie si mostrano articolate in una varietà di gruppi, attività, luoghi… in cui si incontrano persone differenti per età, censo, cultura e interessi. Ognuno abita la Chiesa in modo particolare, con legami che possono variare anche in modo significativo. Tutto questo, che potrebbe apparire problematico, è invece fonte di vitalità e di ricchezza spirituale.
C’è poi il variegato mondo delle aggregazioni laicali: da quelle più tradizionali – le tante confraternite o compagnie attive in molti paesi – ai nuovi movimenti nati e cresciuti all’indomani del Vaticano II.
Si L’espressione in realtà risale a San Paolo VI: «La Chiesa vuole diventare poliedrica per riflettere meglio il mondo contemporaneo» (Alberto Cavallari, Colloquio con Papa Paolo VI, in: “Corriere della Sera”, 3 ottobre 1965). 5 tratta di realtà differenti tra loro, per storia e carismi, come per numero di membri. Grazie ad esse, molti hanno trovato – o ritrovato – la possibilità di appartenere alla Chiesa, di viverla come qualcosa di significativo per la propria esistenza e di servirla con il dono del proprio tempo e dei propri talenti. Si tratta di una ricchezza non sempre adeguatamente compresa e apprezzata, anche per il fatto di avere tempi e interessi non del tutto coincidenti con quelli della parrocchia; eppure il valore – attuale e potenziale – per la vita e la missione della Chiesa è senza dubbio notevole.
C’è ancora il numeroso popolo del volontariato, attivo nelle Caritas parrocchiali, nelle Misericordie e in molte altre piccole e grandi realtà caritative che si prendono cura delle povertà presenti nel nostro territorio. Vi appartengono persone con caratteristiche assai diverse; alcuni di loro non hanno altre occasioni di contatto con la Chiesa. Attraverso tutti costoro la comunità cristiana si rende presente in una grande quantità di situazioni, incontrando migliaia di persone e testimoniando loro, senza troppe parole, il Vangelo della carità.
C’è infine la realtà preziosa della vita consacrata, diffusa in molteplici forme nel nostro territorio, anche se va meglio conosciuta e integrata nella vita delle comunità, valorizzandone i carismi. Certamente i religiosi sono meno numerosi di un tempo; la loro presenza continua però ad essere rilevante per la testimonianza evangelica e a venire apprezzata da chi beneficia della loro opera o anche solo della loro amicizia. Alle presenze tradizionali si affianca ora una rinascente vita eremitica, che riporta i consacrati in angoli della Diocesi dai quali erano scomparsi. Dobbiamo essere grati agli uomini e alle donne che professano i consigli evangelici e impreziosiscono la Chiesa con i loro carismi e le loro storie.
Oltre alla realtà organizzate, la nostra Chiesa si compone di singole persone che vivono e testimoniano la fede individualmente. Mi hanno soprattutto colpito i molti malati che vivono la propria situazione con grande serenità e fiducia in Dio; ho incontrato anche numerosi laici che da credenti lavorano, si impegnano nella vita politica e sociale, organizzano il tempo libero proprio e altrui…
La Chiesa di Lucca è veramente di tutti e per tutti: ci si arriva per strade diverse, si può abitare in modi differenti ed è possibile invitarvi altre persone con grande serenità, nella convinzione che ciascuno potrà trovare la propria collocazione.
Questa apertura è un patrimonio di cui essere orgogliosi, contro ogni tentazione di rassegnazione e pessimismo; da custodire gelosamente, contro ogni rigurgito di chiusura e di integralismo; da promuovere con impegno, per metterla a servizio di un rinnovato slancio missionario.
Nonostante tutto questo, la città dalle dodici porte, nella nostra Chiesa è ancora in larga parte da realizzare: siamo in cammino. Comporre la diversità in unità, a volte, è faticoso e non riesce, perché fa i conti con i limiti e i peccati delle persone, oltre che con le chiusure mentali e spirituali di molti. La comunità cristiana, così, appare distante dall’essere quell’edificio ben articolato, in cui tutti e ciascuno possono sperimentare la comunione con Cristo e con i fratelli, ed essere proiettati nel mondo come sale e luce della novità evangelica. Inoltre sono ancora tante le persone e le situazioni che rimangono distanti e che il Signore ci chiede di invitare e far entrare con ogni impegno, per renderli partecipi della vita piena e abbonante che egli desidera per ogni creatura umana (cf. Lc 14, 15-24). L’azione pastorale della nostra Chiesa non sempre appare efficace, con problemi su diversi ambiti, emersi nel corso della Visita pastorale. Tuttavia non ci perdiamo d’animo: Leone XIV, sin dagli inizi del suo ministero petrino, ci ha esortato a “spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscere e amare Gesù” (Leone XIV, Omelia della Messa di insediamento, 9 maggio 2025).
“Esci subito e conduci qui tutti”
L’ordine perentorio del padrone di casa della parabola evangelica (cf. Lc 14, 21) risuona con crescente urgenza nella Chiesa tutta, che in questo tempo è impegnata in un profondo ripensamento: basti pensare al Sinodo universale e al Cammino sinodale delle Chiese in Italia, recentemente conclusi. Anche la nostra Diocesi è alle prese con un impegnativo processo di riforma, avviato dal Sinodo del 1998 e in parte ancora da attuare.
Papa Francesco, nell’Evangelii gaudium, ha fortemente incoraggiato la Chiesa a intraprendere vie nuove per testimoniare e annunciare il Vangelo al mondo contemporaneo, diventando Chiesa-in-uscita: “Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una semplice amministrazione. Costituiamoci in tutte le regioni della terra in uno stato permanente di missione” (EG 25). L’attitudine missionaria e inclusiva, implicita nell’immagine della città dalle dodici porte, ci sollecita ad assumere la missionarietà come criterio fondamentale e decisivo per rinnovare la vita e l’agire della nostra Chiesa di Lucca.
Nel suo primo messaggio ai Vescovi italiani, Leone XIV ha messo in luce i due aspetti complementari della missione ecclesiale: “È necessario uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede […]. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma. Questo è il primo grande impegno che motiva tutti gli altri: portare Cristo nelle vene dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica. […] Si tratta di discernere i modi con cui far giungere a tutti la Buona Notizia, con azioni pastorali capaci di intercettare chi è più lontano e con strumenti idonei al rinnovamento della catechesi e dei linguaggi dell’annuncio” (Leone XIV, Discorso ai vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025).
(Fine 2° parte – continua)
Leggi la lettera completa




Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Fornisci il tuo contributo!