In evidenza: 8 Novembre 2026

Lettera dell’Arcivescovo per la conclusione della visita pastorale
Quinta parte
Quando ogni parrocchia aveva il suo prete, era lui il centro della vita ecclesiale, della quale assolveva una miriade di funzioni. Questo ha generato un diffuso disimpegno e un marcato campanilismo. Clericalismo e campanilismo sono sopravvissuti alla scarsità di parroci, perché sono entrati nella mentalità comune, per cui spesso si è più attenti alla preservazione della propria identità e autonomia che al futuro della fede e della Chiesa nel proprio paese.
È evidente, però, che tale situazione conduce all’esaurirsi della vita cristiana, la quale cede il campo al folklore e alle attività da pro-loco, in sé degnissime, ma che poco hanno a che vedere con l’esistenza credente. Per superare questa situazione di stagnazione, occorre sostituire al sistema delle parrocchie capillarmente diffuse una diversa articola zione della vita ecclesiale, con parrocchie estese che comprendano 15 diversi paesi e comunità parrocchiali che mettano insieme più parrocchie.
La vita della Chiesa non sarà ovunque la medesima: sarà l’insieme delle attività e delle relazioni ad assicurare a tutti coloro che davvero lo desiderano la possibilità di vivere pienamente l’esperienza credente. Le grandi parrocchie o le comunità parrocchiali si articolano in:
Centri eucaristico-pastorali: sono il cuore della vita ecclesiale in un territorio; lì si svolgono le principali azioni in ambito liturgico, formativo, aggregativo e caritativo. Tutte le persone sono chiamate a convergervi, potendo contare su una chiesa abbastanza ampia e locali pastorali idonei. In questi centri: si celebrano il Triduo pasquale e le Eucaristie festive; si tengono attività formative per bambini, giovani e adulti; si formano i ministri istituiti e le “équipes di prossimità”; si curano il primo annuncio e il catecumenato; ha sede il centro di ascolto della Caritas; si riuniscono gli organismi di partecipazione: risiedono i presbiteri e ha sede l’ufficio parrocchiale; si tengono le principali attività di aggregazione.
Chiese: sono le piccole comunità di paese, nelle quali: – opera una “équipe di prossimità”, cioè un gruppo di fedeli che assicura l’animazione e la gestione della comunità; il parroco celebra l’Eucaristia nei giorni feriali; si vivono le manifestazioni della pietà popolare; si realizzano attività spirituali, formative e aggregative in piccoli gruppi, sia in chiesa che nelle case; ci si prende cura delle fragilità di persone e famiglie; ci si occupa della manutenzione degli immobili e si segue l’amministrazione ordinaria della comunità.
Centri eucaristici: sono chiese nelle quali si celebra l’Eucaristia festiva, in ragione delle dimensioni del paese o della sua collocazione nel territorio.
Ogni Comunità parrocchiale, nel piano pastorale triennale elaborato in seguito alla Visita pastorale, ha fatto precise scelte in tal senso. Il percorso di unificazione amministrativa degli Enti ecclesiastici darà un ulteriore apporto a tale percorso. È importante ribadire che questi cambiamenti non implicano in nessun modo la chiusura delle chiese o l’abbandono delle piccole comunità di paese; sono, al contrario, un’opportunità per stimolare le realtà locali e realizzare una serie di iniziative che valorizzino il patrimonio di relazioni e tradizioni esistente nei piccoli centri. L’obiettivo è assicurare un futuro alla presenza cristiana in luoghi nei quali, altrimenti, tra qualche lustro a nessuno importerà più vivere la fede.
Affinché tutto il processo di riforma possa essere correttamente conosciuto, compreso e attuato, verranno offerti alle Comunità momenti di incontro aperti a tutti, anche per accogliere e chiarire i dubbi e le paure che accompagnano sempre ogni cambiamento.
Alla luce del tuo volto
La conclusione della Visita coincide felicemente con la fine del lungo percorso di restauro del Volto Santo, culminato con la ricollocazione nel tempietto del Civitali, la vestizione con gli ornamenti regali e una particolarmente solenne celebrazione della Festa di Santa Croce. Ho avuto già modo di far notare il nesso tra queste vicende e il percorso di rinnovamento intrapreso dalla nostra Chiesa locale: liberarsi dalle incrostazioni e deformazioni del tempo e tornare alla genuina ispirazione delle origini è infatti il criterio di ogni riforma cristiana. Si tratta, in fin dei conti, di un incessante ritorno alle radici evangeliche della vocazione personale ed ecclesiale; ciò comporta riconoscere quello che è frutto di un percorso superato dal cambiamento dei tempi, per ricominciare dall’essenziale.
Non è certamente un’operazione facile e indolore, perché a certe cose si fa l’abitudine e ci convinciamo che siano insostituibili, sicché ogni cambiamento suscita dubbi e opposizioni. Quando però il per corso è compiuto, ci si rende conto che valeva la pena farlo. L’esperienza vissuta col Volto Santo ci incoraggi a vivere senza paura, come autentici “transiti pasquali”, i passaggi verso una Chiesa più missionaria, che guarda con fiducia al futuro. D’altra parte il Volto Santo ha accompagnato per secoli la vita della Chiesa lucchese, di cui abbiamo ricordato da poco i 300 anni di erezione ad Arcidiocesi. Rischiarati da quello sguardo luminoso e confortati da quel grande abbraccio, i nostri padri hanno affrontato periodi molto difficili – in patria e nel mondo – confidando nella forza invincibile dell’amore crocifisso e risorto.
Vieni, Spirito Santo!
Al termine di tutte le considerazioni fatte, è di basilare importanza ricordare a noi stessi che la Città dalle dodici porte “scende dal cielo”, come dono gratuito di Dio (cf. Ap 21, 2): non dimentichiamo che la Chiesa vive per grazia, in virtù del dono sempre nuovo dello Spirito Santo, che viene dal Padre attraverso il Figlio. Lo Spirito, che sin da quel primissimo giorno nel cenacolo, ha animato e guidato la missione degli Apo toli per l’annuncio del Vangelo in parole ed opere, continua a sostenere il popolo di Dio in ogni tempo e in ogni luogo, affinché perseveri nella missione per cui è stato chiamato e santificato. A noi invocarlo con umiltà, fiducia e perseveranza, accogliendolo con docilità.
Vi ringrazio in anticipo per ciò che vivremo insieme e vi benedico tutti di vero cuore.
Lucca, 6 ottobre 2026 Dedicazione della Cattedrale
+ Paolo Giulietti
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