Non sia turbato il vostro cuore

(Gv 14, 1-12)
Siamo nel contesto dell’ultima cena e Gesù sa bene quello che attende i discepoli. E’un momento drammatico e solenne quello che egli sta vivendo assieme a loro. I gesti che ha compiuto dovrebbero fornire loro una chiave di lettura, ma non si faranno sopraffare, travolgere dagli avvenimenti? Non rimarranno disorientati, sconvolti, quando assisteranno alla sua cattura, alla sua condanna, alla sua morte in croce?
Ecco perché, prima che tutto accada, li invita ad aver fede in lui, anche se le apparenze giocheranno tutte a suo sfavore. Certo, le sue parole assumono tutt’altro senso quando vengono ascoltate dopo la risurrezione, come facciamo noi oggi. In effetti la Passione e morte di Gesù non rappresentano un incidente di percorso, da dimenticare dopo la risurrezione. Al contrario, esse costituiscono un tutt’uno con essa: il Risorto è colui che è stato crocifisso; colui che è nella gloria di Dio è lo stesso che è stato umiliato, insultato, percosso, inchiodato a un patibolo.
Questo non lo possiamo dimenticare. Appare così un altro significato, forse meno evidente, che acquistano le sue parole.
Egli è la via, ma non una strada larga, comoda, in discesa. Gli ultimi suoi passi si sono rivolti verso la collina del Golgota, con le spalle sanguinanti, gravate dal legno del patibolo. E’ quella la via per la quale dobbiamo inoltrarci anche noi? Certo! Ed è l’unica che conduce alla risurrezione. L’accesso alla pienezza dell’eternità è possibile attraverso questo percorso. L’esistenza del discepolo è partecipazione concreta alla Pasqua del suo Signore, cioè al passaggio dalla morte alla vita.
Egli è verità, su Dio, su noi stessi, sugli altri, sul mondo in cui viviamo. Non coincide con le idee che si fanno gli uomini e le donne di ogni tempo. E’ infinitamente più consolante, ma anche più scomoda. E, soprattutto, è autentica. Il volto di Dio che ci presenta Gesù è quello di un padre, non di un padrone, e ci chiede di entrare in alleanza con noi, di essere amato con tutto quello che siamo e che abbiamo.
Egli è la vita. Non una vita qualsiasi, ma che ha i connotati di quella di Dio, una vita che non è mai possesso egoistico, ma dono, offerta, a costo di conoscere la sofferenza e addirittura la morte. Una vita che ci raggiunge, paradossalmente, proprio attraverso la morte di Gesù. Questa vita è amore e l’amore è più forte di tutto. Solo l’amore può cambiare la storia.
(Roberto Laurita)
Orario SS. Messe:
- Giorni feriali ore 18.30
- Sabato e vigilia delle feste ore 19
- Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium
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Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica
In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco 347 8804368

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