In evidenza: 25 Ottobre 2026

Lettera dell’Arcivescovo per la conclusione della visita pastorale

Terza parte

La trasmissione della fede e l’annuncio sono le due piste – diverse e complementari a un tempo – della missione: la prima, più rivolta ad intra, guarda all’educazione alla fede e all’introduzione nella vita cristiana delle nuove generazioni; la seconda, più orientata ad extra, è pensata per le persone e le situazioni non ancora o non più appartenenti alla comunità dei battezzati.
La distinzione è metodologicamente utile, ma non rispecchia piena mente la realtà; nell’azione di trasmissione della fede, infatti, è necessario ridire continuamente il kerigma, senza darla per scontata, ma suscitandola continuamente nei passaggi del processo di crescita e nel mutare delle situazioni di vita. D’altra parte, l’annuncio si rivolge anche a persone che già frequentano la comunità, ma che hanno necessità di fondare o rifondare su basi solide la propria appartenenza. L’utilità della distinzione risiede nel fatto che una certa riduzione della complessità delle situazioni aiuta a individuare percorsi abba stanza lineari e sufficientemente generalizzabili. Spetterà poi a chi ha dinanzi la concretezza delle persone e delle situazioni applicare gli strumenti adeguati e proporre processi efficaci.

Divenire “otri nuovi”

La nostra Diocesi si è dotata da qualche tempo di un progetto per la trasmissione della fede alle nuove generazioni, dal battesimo fino all’introduzione nell’età adulta. Otri nuovi è ancora nella fase di sperimentazione, poiché la sua attuazione richiede un complessivo ripensamento di tutta la prassi catechistica e di pastorale giovanile, basato sulla soggettività dell’intera comunità cristiana e sul ruolo strategico dell’esperienza. Scelte entrambe datate – si tratta infatti di assunti già espressi nel Rinnovamento della catechesi (1970) e più volte ribaditi nei Documenti successivi – ma entrate poco nei concreti percorsi educativi e catechistici delle nostre parrocchie.

Il titolo del progetto si ispira all’immagine usata da Gesù per descrivere la comunità dei discepoli, come “recipienti” adatti ad accogliere la forza e la differenza della novità evangelica, al contrario dei suoi interlocutori farisei (cf. Lc 5, 33-39). L’esempio può applicarsi anche al rapporto tra nuove generazioni e comunità cristiana: la vitale linfa della giovinezza e dello Spirito, che in esse parla alla Chiesa, spesso si perde, poiché non trova recipienti adeguati. Gli “otri vecchi” non reggono la pressione: si fessurano e il prezioso liquido se ne va. Bisogna quindi dotarsi di contenitori adatti a contenere il vino nuovo e permettergli di maturare… diventando ancora più buono. Il progetto Otri nuovi intende aiutare le comunità cristiane ad accogliere e far crescere le nuove generazioni sino a maturità. Si rifà alle scelte di fondo del Documento di Base, promuovendone la piena attuazione, in dialogo con le grandi novità culturali e sociali che sono maturate negli ultimi decenni. La soggettività della comunità – sottolineata in RdC 200 e ribadita in numerosi documenti e interventi magisteriali – è ancora da attuare: è pero evidente che l’esito di percorsi in cui le comunità non si coinvolgono nella cura educativa è quello di una costante emorragia non solo di giovani e adolescenti, ma oggi anche di ragazzi e persino di bambini; a ciò si aggiungono lo scoraggiamento e il disimpegno degli educatori. Gli “otri nuovi”, capaci di trattenere e consentire la maturazione del vino nuovo, sono comunità cristiane che assumono il compito di educare insieme le nuove generazioni alla fede, offrendo loro esperienze significative nei vari ambiti della vita cristiana. Il futuro della Chiesa, soprattutto nelle aree caratterizzate da spopolamento e invecchiamento, in assenza di una decisa conversione pastorale nel senso sopra indicato, appare assai incerto. All’indomani della Visita, pertanto, esorto tutte le comunità ecclesiali della Diocesi, insieme alle aggregazioni laicali, a impegnarsi decisamente nella comprensione e nell’attuazione di Otri nuovi, che può senz’altro integrare e valorizzare i percorsi esistenti. A tale scopo, assicuro il sostegno e la cooperazione di tutti gli uffici pastorali della Curia diocesana.

“Seminare” con coraggio e pazienza

Il secondo versante della missionarietà è il complesso ambito della prima evangelizzazione. Negli ultimi decenni la riflessione pastorale della CEI ha offerto molte indicazioni in tal senso e sono nate – in Italia e all’estero – interessanti esperienze di rinnovamento missionario della pastorale, in un contesto sociale e religioso in costante cambia mento. La visita pastorale, nondimeno, ha constatato la debolezza dell’orientamento ad extra delle nostre realtà ecclesiali. La gran parte degli sforzi e delle risorse sono orientati in ottica “gestionale”, mentre anche le numerose occasioni di contatto con persone e realtà “lontane” sono vissute con scarsa consapevolezza missionaria e con ancora minore dotazione di strumenti. I progetti triennali, che ogni comunità si è data come “terza fase” della Visita, pur rappresentando un significativo progresso nel cammino di integrazione pastorale e nell’attenzione al territorio, di norma non prevedono significative azioni di prima evangelizzazione e di riorientamento della vita comunitaria in senso missionario. Risulta quindi urgente, com’è stato per Otri nuovi, che la Diocesi si doti di un progetto per l’evangelizzazione, capace di riorientare in senso missionario la vita e l’azione dell’intera comunità, nel senso indicato da Papa Francesco: “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia” (EG 27). 11 Questo progetto avrà un titolo – Seminare – legato alla nota parabola evangelica (Mc 4, 3-8). Attraverso di essa, Gesù vuol rispondere a due obiezioni: perché perdere tempo con pubblicani, peccatori e prostitute? E perché insistere a predicare, quando molti si allontanano? Così, egli racconta di un uomo che sa scommettere su ogni terreno, perché non pretende di distinguere in anticipo tra buona e cattiva terra – nemmeno sarebbe possibile – ma confida nella forza del seme. E questa sua fiducia alla fine viene premiata, perché raccoglierà in certi posti fino al cento per uno: una rendita che ha del miracoloso!

(Fine 3° parte – continua)

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Gruppo “Vi ho chiamato amici“

 

Chi fa parte del gruppo, è spinto all’azione dall’amore, condivide con spirito di fraternità il cammino di tutti coloro che vivono l’esperienza della solitudine e della sofferenza, dona sempre agli altri la parte migliore di sé, costruendo rapporti basati sulla reciproca fiducia e il rispetto, assumendo un atteggiamento positivo, empatico e propositivo.
Il gruppo è parte integrante della Parrocchia, ma si interfaccia e interagisce anche con le diverse realtà pubbliche e private presenti sul territorio, mettendo in comune idee, risorse, servizi, competenze e sviluppando i valori della solidarietà, della cooperazione e dell’interdipendenza.

Il gruppo svolge le seguenti attività:

  • “Accogli un amico”
    Il servizio consiste nel contattare quotidianamente una persona sola, che ne abbia fatto richiesta, per assicurarsi che stia bene e, in caso contrario, intervenire personalmente, laddove possibile, anche chiamando i soccorsi se necessario o allertando altri volontari, tramite l’equipe di coordinamento del gruppo.

  • “Amici in rete”
    Soprattutto le persone sole, si trovano qualche volta a dover fronteggiare situazioni impegnative come fare la spesa in un momento di malattia, necessità di un supporto per l’utilizzo di mezzi tecnologici, l’acquisto di un auto nuova, una visita medica, ecc.. Un semplice gesto di accompagnamento, in questi casi, renderebbe tutto più leggero, ma spesso parenti e amici, assorbiti da impegni lavorativi e familiari, non possono essere presenti e soprattutto, si può far fatica a chiedere aiuto per paura di essere di peso. Da qui la possibilità di contare sulla presenza dei volontari che mettono a disposizione il proprio tempo o le proprie competenze.

  • Gruppi di auto-mutuo aiuto
    Incontri per persone che si trovano ad affrontare condizioni di vita simili e difficoltà comuni (persone senza fissa dimora, persone vedove, persone con figli con disabilità ecc.), dove trovarsi alla pari, condividendo esperienze, informazioni, strategie e soluzioni, in uno spazio in cui ci si senta liberi di esprimere sentimenti ed emozioni, sentendosi accolti e compresi, donando e ricevendo sostegno reciproco.

  • Supporto alle “Coabitazioni”
    Un ridotto grado di autonomia, la perdita o i costi troppo alti di gestione di un alloggio, conflitti familiari, povertà economica, concorrono ad allontanare chi è anziano dalla propria casa. L’istituzionalizzazione sembra a volte l’unica soluzione possibile, ma nella maggior parte dei casi, questa sistemazione non rispetta la profonda volontà delle persone, che soffrono il distacco dal proprio ambiente familiare, dagli oggetti e dai ricordi dalla propria casa. In questa prospettiva, possono essere attuate soluzioni alternative, quali: convivenze in case condivise, condomini protetti, case famiglia. Gli anziani, unendo le proprie risorse, talora più che modeste, riescono ad evitare un ricovero in istituto e a garantirsi la necessaria assistenza, continuando a vivere come desiderano, perché sono condivise le spese fisse e i servizi di assistenza alla persona.
    Valorizzando e integrando i servizi istituzionali quali ad es. l’assistenza domiciliare, i centri diurni e le risorse informali del territorio (vicini, familiari, volontari, ecc.). Consentendogli di vivere in una rete di relazioni che aiuta nella vita di tutti i giorni.

  • Attività volte a pubblicizzare i servizi e a sensibilizzare e reclutare futuri volontari
    Organizzando incontri nelle parrocchie e nelle scuole, affiggendo locandine, pubblicando post sui social network, gestendo un sito internet ecc..

  • Organizzazione di incontri conoscitivi e ricreativi
    Per consentire l’interazione tra le persone coinvolte, favorendo la nascita e il consolidamento di rapporti di fiducia e amicizia, di cui tener conto in fase di pianificazione delle varie attività.

I partecipanti possono essere:

  • Attivi: impegnati come volontari nell’erogazione dei servizi
  • Esclusivamente beneficiari dei servizi
  • Sia attivi che fruitori

Per partecipare o avere informazioni, chiamare o inviare un messaggio WhatsApp al numero indicato sul volantino.

 


 

 

 

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