Domenica 15 Agosto 2021

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili

TIziano-Particolare dell’Assunta Veneziana dei Frari

 

Quando l’uomo mise piede sulla luna, fu detta una frase che divenne famosa: «Questo è un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità». In effetti, l’umanità aveva raggiunto un traguardo storico. Ma oggi, nell’Assunzione di Maria in Cielo, celebriamo una conquista infinitamente più grande. La Madonna ha poggiato i piedi in paradiso: non ci è andata solo in spirito, ma anche con il corpo, con tutta sé stessa. Questo passo della piccola Vergine di Nazaret è stato il grande balzo in avanti dell’umanità. Serve poco andare sulla luna se non viviamo da fratelli sulla Terra. Ma che una di noi abiti in Cielo col corpo ci dà speranza: capiamo che siamo preziosi, destinati a risorgere. Dio non lascerà svanire il nostro corpo nel nulla. Con Dio nulla andrà perduto! In Maria la meta è raggiunta e noi abbiamo davanti agli occhi il motivo per cui camminiamo: non per conquistare le cose di quaggiù, che svaniscono, ma per conquistare la patria di lassù, che è per sempre. E la Madonna è la stella che ci orienta. Lei è andata prima. Ella, come insegna il Concilio, «brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in cammino» (Lumen gentium, 68). Continua a leggere

Domenica 8 Agosto 2021

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo

Icona ortodossa raffigurante Cristo nel calice dell’Eucarestia

 

In questa domenica prosegue la lettura del capitolo sesto del Vangelo di Giovanni, in cui Gesù, dopo aver compiuto il grande miracolo della moltiplicazione dei pani, spiega alla gente il significato di quel “segno” (Gv 6,41-51).
Come aveva fatto in precedenza con la Samaritana, partendo dall’esperienza della sete e dal segno dell’acqua, qui Gesù parte dall’esperienza della fame e dal segno del pane, per rivelare Sé stesso e invitare a credere in Lui.
La gente lo cerca, la gente lo ascolta, perché è rimasta entusiasta del miracolo – volevano farlo re! -; ma quando Gesù afferma che il vero pane, donato da Dio, è Lui stesso, molti si scandalizzano, non capiscono, e cominciano a mormorare tra loro: «Di lui – dicevano – non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo?”» (Gv 6,42). E cominciano a mormorare. Allora Gesù risponde: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato», e aggiunge: «Chi crede ha la vita eterna» (vv. 44.47). Continua a leggere

Domenica 1 Agosto 2021

Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

 

In queste ultime domeniche, la liturgia ci ha mostrato l’immagine carica di tenerezza di Gesù che va incontro alle folle e ai loro bisogni.

Nell’odierno racconto evangelico (cfr Gv 6,24-35) la prospettiva cambia: è la folla, sfamata da Gesù, che si mette nuovamente in cerca di Lui, va incontro a Gesù. Ma a Gesù non basta che la gente lo cerchi, vuole che la gente lo conosca; vuole che la ricerca di Lui e l’incontro con Lui vadano oltre la soddisfazione immediata delle necessità materiali. Gesù è venuto a portarci qualcosa di più, ad aprire la nostra esistenza a un orizzonte più ampio rispetto alle preoccupazioni quotidiane del nutrirsi, del vestirsi, della carriera, e così via. Perciò, rivolto alla folla, esclama: «Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati» (v. 26). Così stimola la gente a fare un passo avanti, a interrogarsi sul significato del miracolo, e non solo ad approfittarne. Infatti, la moltiplicazione dei pani e dei pesci è segno del grande dono che il Padre ha fatto all’umanità e che è Gesù stesso!
Egli, vero «pane della vita» (v. 35), vuole saziare non soltanto i corpi ma anche le anime, dando il cibo spirituale che può soddisfare la fame profonda. Per questo invita la folla a procurarsi non il cibo che non dura, ma quello che rimane per la vita eterna (cfr v. 27). Continua a leggere

Domenica 25 Luglio 2021

26 Luglio: Festa dei santi Gioacchino e Anna

Giotto – Incontro di Gioacchino e Anna alla porta d’oro

 

Oggi la Chiesa celebra i genitori della Vergine Maria, i nonni di Gesù: i santi Gioacchino e Anna. Nella loro casa è venuta al mondo Maria, portando con sé quello straordinario mistero dell’Immacolata Concezione; nella loro casa è cresciuta accompagnata dal loro amore e dalla loro fede; nella loro casa ha imparato ad ascoltare il Signore e a seguire la sua volontà. I santi Gioacchino ed Anna fanno parte di una lunga catena che ha trasmesso la fede e l’amore per Dio, nel calore della famiglia, fino a Maria che ha accolto nel suo grembo il Figlio di Dio e lo ha donato al mondo, lo ha donato a noi. Il valore prezioso della famiglia come luogo privilegiato per trasmettere la fede! Guardando all’ambiante familiare vorrei sottolineare una cosa: oggi, in questa festa dei santi Gioacchino ed Anna in Brasile come in altri Paesi, si celebra la festa dei nonni. Quanto sono importanti nella vita della famiglia per comunicare quel patrimonio di umanità e di fede che è essenziale per ogni società! E come è importante l’incontro e il dialogo tra le generazioni, soprattutto all’interno della famiglia. Il Documento di Aparecida ce lo ricorda: «I bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei popoli; i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l’esperienza e la saggezza della loro vita» (n. 447). Questo rapporto, questo dialogo tra le generazioni è un tesoro da conservare e alimentare!

Papa Francesco, Angelus Dal Balcone dell’Arcivescovado di Rio de Janeiro Venerdì, 26 luglio 2013

S. Anna e S. Gioacchino

Il culto dei genitori della Vergine Maria iniziò tardivamente in Occidente intorno al 900-1000, mentre nell’ Oriente cristiano manifestazioni liturgiche erano già presenti nel Vi secolo.

Nel 1584 papa Gregorio XII stabilì la loro festa liturgica congiunta al 26 luglio.
Il nome di Anna deriva dall’ ebraico Hannah (grazia) mentre Gioacchino significa, sempre dall’ ebraico, “Dio rende forti”. Di sant’ Anna abbiamo poche notizie, provenienti essenzialmente dai vangeli apocrifi (1), ma il suo culto è estremamente diffuso sia in Oriente che in Occidente.

Nei Vangeli canonici non troviamo traccia di queste due figure importanti nella storia della salvezza, mentre ne parla diffusamente il Protovangelo di S. Giacomo, vangelo apocrifo del secondo secolo. Continua a leggere

Domenica 18 Luglio 2021

Erano come pecore che non hanno pastore

Domenico Ghirlandaio – Vocazione dei primo apostoli

 

Il Vangelo di oggi (cfr Mc 6,30-34) ci racconta che gli apostoli, dopo la loro prima missione, ritornano da Gesù e gli riferiscono «tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato» (v.30). Dopo l’esperienza della missione, certamente entusiasmante ma anche faticosa, essi hanno un’esigenza di riposo. E Gesù, pieno di comprensione, si preoccupa di assicurare loro un po’ di sollievo e dice: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’» (v.31). Ma questa volta l’intenzione di Gesù non si può realizzare, perché la folla, intuendo il luogo solitario dove si sarebbe diretto con la barca insieme ai suoi discepoli, accorse là prima del loro arrivo.

Lo stesso può accadere anche oggi. A volte non riusciamo a realizzare i nostri progetti, perché sopraggiunge un imprevisto urgente che scombina i nostri programmi e richiede flessibilità e disponibilità alle necessità degli altri.

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Domenica 11 Luglio 2021

Prese a mandarli

Domenico Ghirlandaio – Vocazione dei primo apostoli

 

Il Vangelo di oggi (cfr Mc 6,7-13) narra il momento in cui Gesù invia i Dodici in missione. Dopo averli chiamati per nome ad uno ad uno, «perché stessero con lui» (Mc 3,14) ascoltando le sue parole e osservando i suoi gesti di guarigione, ora li convoca di nuovo per «mandarli a due a due» (6,7) nei villaggi dove Lui stava per recarsi. E’ una sorta di “tirocinio” di quello che saranno chiamati a fare dopo la Risurrezione del Signore con la potenza dello Spirito Santo.
Il brano evangelico si sofferma sullo stile del missionario, che possiamo riassumere in due punti: la missione ha un centro; la missione ha un volto. Continua a leggere

Domenica 4 Luglio 2021

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria

 

L’odierna pagina evangelica (cfr Mc 6,1-6) presenta Gesù che ritorna a Nazaret e di sabato si mette a insegnare nella sinagoga. Da quando se ne era andato e si era messo a predicare per le borgate e i villaggi vicini, non aveva mai rimesso più piede nella sua patria. È tornato. Pertanto, ci sarà stato tutto il paese ad ascoltare questo figlio del popolo, la cui fama di maestro sapiente e di potente guaritore dilagava ormai per la Galilea e oltre. Ma quello che poteva profilarsi come un successo, si tramutò in un clamoroso rifiuto, al punto che Gesù non poté operare lì nessun prodigio, ma solo poche guarigioni (cfr v. 5). La dinamica di quella giornata è ricostruita nel dettaglio dall’evangelista Marco: la gente di Nazaret dapprima ascolta, e rimane stupita; poi si domanda perplessa: «da dove gli vengono queste cose», questa sapienza?; e alla fine si scandalizza, riconoscendo in Lui il falegname, il figlio di Maria, che loro hanno visto crescere (vv. 2-3). Perciò Gesù conclude con l’espressione divenuta proverbiale: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria» (v. 4). Continua a leggere

Domenica 27 Giugno 2021

Fanciulla, io ti dico: Alzati!

Friederick Overbeck – Risurrezione della figlia di Giairo

Papa Francesco, Angelus Piazza San Pietro Domenica, 1° luglio 2018

Il Vangelo di questa domenica presenta due prodigi operati da Gesù, descrivendoli quasi come una sorta di marcia trionfale verso la vita.

Dapprima l’Evangelista narra di un certo Giairo, uno dei capi della sinagoga, che viene da Gesù e lo supplica di andare a casa sua perché la figlia di dodici anni sta morendo. Gesù accetta e va con lui; ma, lungo la strada, giunge la notizia che la ragazza è morta. Possiamo immaginare la reazione di quel papà. Gesù però gli dice: «Non temere, soltanto abbi fede!» (v. 36). Arrivati a casa di Giairo, Gesù fa uscire la gente che piangeva – c’erano anche le donne prefiche che urlavano forte – ed entra nella stanza solo coi genitori e i tre discepoli, e rivolgendosi alla defunta dice: «Fanciulla, io ti dico: alzati!» (v. 41). E subito la ragazza si alza, come svegliandosi da un sonno profondo (cfr v. 42). Continua a leggere

Domenica 20 Giugno 2021

Non avete ancora fede?

Rembrandt, La tempesta sedata

 

La scorsa domenica Gesù ci ha ricordato che il Regno di Dio si realizza continuamente ma nella semplicità, nel silenzio, senza tuoni e fulmini. Questa settimana ci invita ad avere fiducia in Lui, Signore della vita che con la sua Pasqua ha sconfitto la morte.

Passiamo all’altra riva: Gesù ha appena terminato il discorso sulle parabole, è stanco ma occorre andare avanti. Si addormenta a poppa su un cuscino, un quadro molto umano.

Non ti importa che moriamo? I discepoli erano pescatori esperti, se si preoccupano in questo modo vuol dire che la situazione è realmente pericolosa. Ma Gesù continua a dormire tranquillo.

Non avete ancora fede? Gesù viene svegliato non dalla tempesta ma dal grido disperato dei discepoli. Si rivolge al mare e dice: Taci, calmati!, e il mare si placa. Poi si rivolge ai discepoli e chiede: “Perché siete così impauriti? Non avete ancora fede?” Quando si è con Gesù non si corre alcun pericolo, occorre avere fiducia, come gli ebrei che attraversarono senza paura il mare nell’esodo.

Chi è quest’uomo? Anche se hanno vissuto a lungo con Gesù, i discepoli non lo conoscono realmente. È quanto accade anche a noi, che spesso non siamo capaci di superare la conoscenza “intellettuale” ed accogliere l’amore di Gesù lasciandolo trasformare la nostra vita.

Domenica 13 Giugno 2021

Inizi modesti, risultati insperati

Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia a cresce ( Marco 4,27)

Quando gli uomini vogliono realizzare un progetto, spesso pretendono di avere a disposizione ingenti risorse economiche, di personale, di mezzi. Ma spesso i risultati non sono all’altezza delle risorse impiegate.

Dio invece agisce nella povertà e nella semplicità, senza fare rumore, senza ricercare previlegi, spesso con poche persone disposte a seguirlo, ma con questo stile raggiunge effetti straordinari.

È questo che Gesù vuol far capire ai suoi discepoli, per guarirli da due pericolose malattie.

La prima è l’affanno di chi agisce come se fosse solo, come se tutto dipendesse da lui, per poi spesso finire con un crollo totale. “Ardere” per Dio non vuol dire “bruciarsi”, esaurirsi: è Dio che si impegna in prima persona a realizzare il suo progetto. E’ Dio che è entrato nella storia per dare una svolta al suo corso. Il discepolo deve riconoscere, apprezzare, assecondare un’azione che lo supera. Quando questo non avviene è perché sta venendo meno la fiducia: fiducia in Dio, nel suo Spirito, in quel seme buono che Gesù ha deposto nel terreno dell’umanità. L’affanno è proprio il contrario della fede e rischia di provocare più danni che benefici. Il che non vuol dire stare con le mani in mano, ma operare con la serena certezza che Dio mantiene le sue promesse, al di là di qualsiasi nostra attesa.

La seconda malattia è l’impazienza: l’impazienza di chi non sa attendere, di chi vuole tutto e subito, di chi ha bisogno di segni eclatanti, sbalorditivi, che attirano l’attenzione dei media, che suscitano meraviglia e plauso. Continua a leggere